Cavalcando il fuoco: il Capodanno cinese 2026

Immagina un momento in cui il tempo rallenta, le strade si illuminano di lanterne rosse e il cielo si infiamma di fuochi d’artificio: questo è il Capodanno cinese 2026, che apre le porte all’energetico Anno del Cavallo di Fuoco. È una festa fatta di tradizioni antiche e rituali simbolici, ma è anche un’occasione per guardare al futuro con speranza e audacia.

Ce ne parla Chiara D’Amico nel suo nuovo articolo: unisciti a noi in un viaggio tra miti, colori, simboli e sogni per scoprire come questa celebrazione millenaria riesca ancora oggi a infondere energia, rinnovamento e un pizzico di magia nella vita moderna.

@o_ochiara

Da Bad Bunny a Ghali, l’arte spaventa ancora il potere

Lo scorso 8 febbraio si è tenuto l’evento sportivo del Super Bowl, la finale del campionato di football americano. Tuttavia, più che la partita vera e propria, a far discutere è stato l’Halftime Show del cantante portoricano Bad Bunny, che ha portato in scena le sue origini e un potente inno alla diversità. Lo show non è stato per niente apprezzato dalla destra statunitense, la quale ha subito gridato all’”affronto”.

Una vicenda che ricorda le polemiche per la presenza di Ghali alla cerimonia di apertura degli ultimi Giochi Olimpici Invernali.

Per saperne di più, leggi l’articolo della nostra redattrice Ilaria Vicentini!

@il.arya

Siamo tutti ostaggi di TonyPitony?

Aprite TikTok e c’è lui. Provate a dormire e vi appare la maschera di Elvis che vi fissa. La sensazione è quella di essere circondati.

Viene spontaneo chiedersi: è solo un algoritmo impazzito o siamo finiti in una gigantesca allucinazione collettiva guidata da un uomo con la faccia di plastica?

La risposta è sì. E abbiamo pure la Sindrome di Stoccolma. Perché TonyPitony non è più solo “quello strano”. È diventato un pensiero intrusivo che balla il funk. Dalla sigla del FantaSanremo 2026 all’imminente sbarco all’Ariston, ha trasformato il disagio in arte e noi non vogliamo essere liberati. Ma vogliamo solo sapere una cosa: chi diavolo c’è lì sotto?

Ce ne parla la nostra redattrice Deborah Solinas nel suo nuovo articolo.

@lookatdebss

Quattro motivi per cui la lettura fa bene al cervello

Lo sapevi che la lettura può modificare la struttura delle aree e delle connessioni cerebrali, migliorando il funzionamento della mente e favorendo il benessere psicologico?

Dall’empatia alla creatività, passando per la riduzione dello stress e il potenziamento delle abilità cognitive, leggere non è solo un passatempo: è un’abitudine preziosa per prenderci cura del nostro cervello, una pagina alla volta.

Per saperne di più, leggi il nuovo articolo della nostra redattrice Ilaria Vicentini.

@il.arya

Individuazione: tre opere per leggere il disagio esistenziale

Prima o poi accade a chiunque di fermarsi e interrogarsi sul proprio stato interiore.

In quei momenti, lo sguardo scivola dall’ambiente che ci circonda alla nostra interiorità, dalle nostre sensazioni alla percezione del tempo presente.

È da questa tensione silenziosa che emergono “Altri libertini”, “Le cose” e “I pugni in tasca”: due romanzi e un film che, attraverso la presentazione di figure giovanili smarrite e conflitti irrisolti, mettono in scena la frattura esistenziale della società occidentale moderna.

Ce ne parla il nostro redattore Marco Novello nel suo ultimo articolo per The Password!

@marco_novee

SPECIALE MAFIA: giovani e criminalità organizzata

Eccoci con l’ultimo appuntamento della rubrica “Speciale Mafia”.

I relatori della conferenza “Le radici del male, i frutti della speranza”, tenutasi a Torino il 10 ottobre, invitano a una riflessione finale: che cosa possiamo fare noi?

L’articolo della nostra redattrice Nicole Zunino si interroga sul ruolo che noi giovani abbiamo nella lotta contro la mafia e nella protezione della Costituzione.

Hai seguito la rubrica? Se ti sei pers* qualche articolo, li puoi recuperare sul nostro sito!

@nicolezunino27

L’equilibrio progettuale nel Teatro Regio di Carlo Mollino

Conosci la storia del Teatro Regio di Torino?

Dopo il terribile incendio del ’36 che distrusse totalmente la struttura settecentesca, la città di Torino rimase per quasi quarant’anni senza un nuovo edificio e gli spettacoli furono spostati in teatri limitrofi.
Soltanto nel 1965 l’amministrazione affidò a Carlo Mollino la progettazione del nuovo Regio: un perfetto esempio dell’incontro tra le scelte architettoniche, estetiche e tecniche.

Scopri di più nel nuovo articolo del nostro redattore Angelo Susino.

@angelosusino_

Marco Cavallo: dai manicomi ai CPR

Nel 1973, un gruppo di artisti entra all’Ospedale Psichiatrico di Trieste per realizzare un laboratorio artistico. Dal loro incontro con il mondo manicomiale nasce uno dei simboli della lotta anti-istituzionale: Marco Cavallo.

La sua storia nel tempo si è intrecciata con quella di molte persone, tra cui Franco Basaglia, partecipando a lotte e manifestazioni. Il viaggio di Marco Cavallo è proseguito negli anni e oggi continua per tutti i CPR d’Italia, portando con sé un messaggio di libertà.

Vieni a scoprire la sua storia nel nuovo articolo di Alessandro Santoni (@ale_santoni).

Creatura e creatore, ovvero: Frankenstein, di Guillermo del Toro

“Frankenstein o il moderno Prometeo” non è un libro facile, e le sue trasposizioni, alcune più e altre meno, sono sempre distanti in qualche modo dalle intenzioni e dai temi di Mary Shelley.
In occasione della nuova versione di Guillermo Del Toro, targata Netflix, appare necessario fare alcuni chiarimenti in materia, per rendere giustizia sia al romanzo sia all’interpretazione del regista messicano.

La creatura è stupida o intelligente? Victor Frankenstein è un pazzo, un narcisista o un outsider? Di questo e di molto altro ci parla il nostro Vincenzo Mastrocinque nel suo ultimo articolo!

@ilnerdmiope

Oltre la cronaca, disagio e violenza nelle nostre scuole

Negli ultimi anni, la scuola italiana è diventata uno dei luoghi in cui più chiaramente emergono le fragilità degli adolescenti e le difficoltà del contesto educativo.

Episodi di violenza e comportamenti difficili non sono più eccezioni, ma segnali di un disagio crescente.

In questo scenario, emerge con forza il bisogno di relazioni educative più stabili e di contesti capaci di accogliere il conflitto prima che degeneri.

La nostra redattrice Barbara Ferrari ci racconta come guardare oltre la cronaca per comprendere ciò che la scuola sta cercando di comunicarci.

@bferrari2010