Sullo scrivere

penna-e-calamaioE così vorresti fare lo scrittore? In questo modo si interrogava Charles Bukowski, regalandoci una moderna riflessione sul compito dello scrittore.
Non il primo e non l’ultimo, Bukowski è solamente l’ennesimo autore che, arrivato ad una certa maturazione, esprime ciò che per lui significa lo scrivere. O, come lo chiama Raymond Carver, Il mestiere di scrivere.

Già tra i primi autori della letteratura, il fenomeno era diffuso. Dante e Petrarca (in modo assiduo il secondo), ci propongono considerazioni riguardo l’argomento. Allora forse è bene domandarci il motivo per il quale questo avviene, ovvero perché uno scrittore arriva a porsi tali domande.
L’attuale situazione dell’editoria, del mondo librario e autoriale può fornirci forse degli indizi interessanti. Oggi, infatti, chiunque può essere uno scrittore: basta aprire una pagina Word, scrivere quattro frasi d’effetto, pubblicarle su un sito di scrittura o ancor meglio auto prodursi un E- book. Et voilà, les jeux sont faits! Come dicevo, questo può fungere da spia al fatto che nessuno più sia consapevole del significato profondo dell’essere uno scrittore. Difficile dare una definizione precisa di questo ruolo, ma basta guardare al mondo antico per rendersi conto che l’intellettuale ha sempre avuto una posizione importante nella società, in quanto portatore di cultura e dunque di civiltà.

Lo scrittore inizia a sentirsi partecipe di questo processo e gli autori della nostra tradizione ci comunicano nei loro scritti quanto questa responsabilità fosse avvertita e gestita come estremamente importante. Emblematico, in tal senso, è ciò che Francesco Petrarca scrive in una delle sue Epistole Senili: Non v’ha cosa che pesi men della penna, né che più di quella diletti: gli altri piaceri svaniscono, e dilettando fan male; la penna stretta fra le dita dà piacere, posata dà compiacenza, e torna utile non a quegli soltanto che di lei si valse, ma ad altri ancora e spesso a molti che son lontani, e talvolta anche a quelli che nasceranno dopo mille anni. Petrarca parla della scrittura, dell’attività intellettuale come utile per la società, non come un lavoro fine a se stesso. Farò un altro balzo nel tempo, tornando ai giorni nostri: pensate alla dichiarazione convinta di Petrarca e poi riflettete su come oggi lo scrittore sia percepito. Azzardo: esiste più lo scrittore, al giorno d’oggi?

È paradossale vedere come, nonostante i libri siano fruibili facilmente, alla portata di tutti e chiunque sia in grado di leggerli, questi siano diventati un puro mezzo d’intrattenimento spicciolo, fatto di pagine e pagine sprecate, all’insegna poi di cosa se non del vuoto? Che cosa ci comunicano romanzi come Cinquanta sfumature di grigio?

il-mestiere-di-scrivere-gratis-L-X9JwLUNon posseggo delle risposte alle molte domande che vi sto ponendo, ma penso sia importante iniziare a non ignorare l’ennesimo prodotto di mercato che la Casa Editrice del momento sforna; credo che sia essenziale iniziare a prendere coscienza di questo fenomeno, a non lasciar relegata la letteratura nei manuali, a non far morire pensieri come quello di Petrarca, ma chiedersi per quale motivo un uomo credeva fortemente in cose che ora sembrano essere svanite.

Che sia chiaro: non sto condannando la letteratura d’intrattenimento, perché è degna di essere letta e di esistere, ha un suo fine. È qualcos’altro ciò che voglio criticare esplicitamente e questo è lo scrivere inconsapevolmente. Sono quelli che si spacciano per scrittori, le facce che ci appaiono ogni giorno in televisione e ci deliziano con profonde filosofie di vita: sono loro, quelli che critico.

Loro sono pericolosi, perché hanno contribuito a far diventare la figura dello scrittore priva di alcun contenuto, credendo che per definirsi tale basti buttar giù un centinaio di pagine riguardo una tizia che si innamora di un tizio, però molto, molto misterioso.

Forse ora il gap tra Petrarca e il giorno d’oggi è più evidente.

Bisognava cercare di interpretare le sensazioni come segni di altrettante leggi e idee, tentando di far uscire dalla penombra quel che avevo sentito, di convertirlo in un equivalente intellettuale. E se anche Marcel Proust usa il termine “intellettuale” mentre parla della sua attività scrittoria, allora forse è proprio vero che dietro ad un libro deve esserci un concetto. Perché altrimenti la scrittura si riduce a ciò che è nel mondo d’oggi, un nulla.

Ed io ne sono convinta: lo scrivere è qualcos’altro.

 

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