Netflix & Chill: come un buon prezzo scoraggia la pirateria

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Ormai è passato qualche mese dall’arrivo di Netflix in Italia. Il servizio online di streaming in abbonamento ha fatto molto parlare di sé in questi anni, e a ragione. Si tratta di un modello di business che sembra, al momento, avere tutte le carte in regola per essere competitivo e vincente. Anche contro i suoi avversari più diretti: i vari siti e canali che pubblicano i contenuti illegalmente, i cosiddetti “siti pirata”. In generale, i servizi di fruizione online a tariffa fissa si rivelano l’arma più potente che potesse essere messa in campo. Più efficienti di milioni di ingiunzioni, arresti e processi. Semplicemente, un’offerta conveniente.

Lo streaming illegale è gratuito, e questo è il suo punto di forza, ma in cambio porta tutta una serie di problematiche all’utente finale:

1) Ampiezza di banda a disposizione molto ridotta, che comporta tempi di attesa e caricamento lunghi, connessioni instabili e varie altre complicazioni tecniche, spesso in grado di rovinare l’esperienza.
La moda di portare la barba sfatta o comunque lunga ha origini meno artistiche di quanto crediate.

2) Disponibilità dei contenuti non assicurata. Quante volte vi è successo di trovare lo streaming di quel film o quella serie tv che tanto bramavate vedere in anteprima, cliccare sul link… e scoprire che il contenuto era stato rimosso, o che il collegamento non funzionava? Non rispondetemi neanche, le vostre urla al cielo qualcuno le ha sentite.

3) Qualità discutibile. Spesso film e serie tv, soprattutto se appena usciti, sono uploadati sui siti di streaming con una qualità audio/video quantomeno discutibile. Suoni e immagini spesso e volentieri fuori sincrono, con l’immagine tagliata o coperta o sfocata. Alla fin fine, non tutta la colpa è dei registi incompetenti o degli attori sfiatati.

4) Non è tutto gratis quel che si guarda. Nel 90% dei casi, quando guardate uno streaming, venite subissati di pubblicità, di cui solo alcune immediatamente eliminabili. Spesso poi si rivelano essere truffe, esche per poter “attaccare” il computer con adware, malware e ogni altro tipo d’immondizia. Per non parlare di chi controlla l’accesso ai contenuti con un tempo limite: i famosi 72 minuti massimi dell’ormai defunto Megavideo, per chi lo ricorda. Certo, si può evitare tutto questo. Pagando il sito che ospita lo streaming pirata e diventando di fatto, agli occhi della legge, complici.

Poco alla volta suona sempre più razionale pagare relativamente poco (confrontando anche con altre soluzioni e altri abbonamenti anche televisivi), per avere un servizio funzionale, illimitato, stabile e legale, volendo anche condivisibile con amici e parenti. Forse, per una volta, l’industria dell’intrattenimento sta imparando dai suoi errori. Un primo segnale era arrivato da iTunes per la musica, e da Steam per i videogiochi. La consegna digitale, con un download legale e garantito, taglia moltissimi costi di produzione e confezionamento tipici del supporto fisico, rende più capillare la distribuzione, potendo arrivare a chiunque abbia una connessione. L’acquirente si trova di fronte a offerte così allettanti da non sentirsela di rischiare un download pirata incompleto, corrotto, in altro modo fallato o addirittura pericoloso. C’è ancora chi scarica. Ci sarà sempre, ma tempi d’attesa e hard disk intasati, già da soli, bastano a scoraggiare molti.

Dall’altro lato, chi si occupa di questa distribuzione, infrastruttura e diritti dei contenuti a parte praticamente non ha spese. Ha guadagni molto più elevati, in proporzione, di quanto arrivi dalla tv o dalla vendita di DVD. E con lungimiranza questi guadagni possono essere reinvestiti in nuovi prodotti da distribuire. Proprio su questo scommette al massimo Netflix, che ha investito e tuttora investe nella produzione di serie, film e lungometraggi originali, dando attenzione alla qualità e alle richieste del pubblico, offrendo opportunità a nomi ed etichette affermate quanto ad esordienti ed indipendenti. E questo rende l’idea di accedere per una cifra irrisoria a un catalogo in costante espansione, sempre più seducente e convincente.

Ma non crediate che la pirateria sia in crisi. Ha ancora interi ambiti in cui si contende il dominio alla vendita legale di prodotti, soprattutto programmi di utilità per la creazione e gestione dei contenuti.
Incredibilmente, uno dei settori in cui la pirateria domina, è quello aziendale. Se vi si dicesse che oggigiorno metà dei programmi “commerciali” usati da aziende viene acquisito tramite pirateria?
Se vi ricordassimo che, ai tempi, Windows XP è riuscito a diventare il sistema operativo più installato del mondo, ma che un enorme fetta della sua utenza non ha mai pagato la propria copia?
Forse, una parte del problema è proprio nel fatto che l’accordo proposto in fase di distribuzione non riesce ad essere conveniente. Ai tempi, una singola licenza (utilizzabile per una sola installazione) di Windows Vista costava intorno ai 130€, per dirne una.
Qui però entra in gioco una “concorrenza” ancora differente, il software libero e open source. Non diffuso quanto meriterebbe tra l’utenza di base, ma con un potenziale enorme come forza di cambiamento.

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