Porta Palazzo, incrocio di genti e storie.

A pochi passi dal centro città, a ridosso di Corso Regina Margherita, al principio di Corso Giulio Cesare, sul confine di quello che era il Castrum Romano da cui Torino è nata, si stende una piazza. Oggi si chiama Piazza della Repubblica, ed è uno dei punti in cui la Città esprime di più la sua vocazione cosmopolita e multietnica. Avrebbe dovuto essere una piazza d’armi, ed in effetti venne chiamata per un periodo Piazza Vittoria, in passato. Ma la sua estensione e la pianta ottagonale, a cui si arrivò dopo il lavoro di svariati architetti negli anni, portò alla sua attuale destinazione come area mercatale, e come punto di raccolta dei manovali di giornata, data la presenza, ai tempi, di industrie nelle vicinanze.

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Piazza della Repubblica, vista dall’alto (Fonte: Comune di Torino)

Negli anni ’60, fu il punto di riferimento per chi, dal mezzogiorno d’Italia, arrivava a Torino in cerca di un lavoro e un futuro. E ancora oggi, è il primo punto d’incontro per chi, dall’Asia e dall’Africa, arriva a Torino con niente o quasi. Con la scomparsa delle industrie vicine, sembrava avviata a un destino di degrado, ad essere solo un altra zona malfamata. Dopotutto, la zona del borgo dora sembrava essere da sempre il ritrovo della malavita locale. Ma la città non vuole lasciar sprofondare un suo simbolo, e così, nel 1998, nasce il progetto The Gate, cofinanziato da Comune, Ministero dei lavori pubblici e Unione Europea, che porta a un nuovo sviluppo della zona. Una riqualificazione almeno in parte riuscita, seguita poi da altri interventi mirati a “rigenerare” l’aerea urbana.

Ma com’è porta palazzo oggi? Che esperienza è camminarci il secondo sabato del mese, giorno preposto al “mercato grosso”? Forse la cosa più vicina che possiamo trovare, qui in Italia, a un melting pot newyorkese, incrociata con un bazar mediorientale. Accenti d’ogni regione, e di molti paesi mediterranei e non, che ci richiamano con grandi urla per cercare di vendere qualsiasi cosa. Entriamo nella bolgia da sud, da Via Milano. Sulla nostra destra, ortolani e fruttivendoli, che fin dalle prime ore della mattina vendono a ritmo continuo. Alla nostra sinistra, abbigliamento, e un primo edificio che ospita la parte di mercato dedicata al pesce. Fatti gli acquisti da questa o quell’altra parte, arriva il momento di attraversare corso Regina Margherita, entrando nel settore settentrionale della piazza.

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La tettoia dell’orologio, storico landmark di porta palazzo (Fonte: Wikimedia Commons)

Qui, a destra, abbiamo bancarelle di casalinghi e articoli per la casa, e uno dei simboli della piazza: la Tettoia dell’Orologio, una struttura in metallo, dei primi del novecento, che offre copertura ai commercianti di carne e alimentari in genere. Sul lato opposto, alcuni venditori di scarpe e vestiario, ma soprattutto un moderno edificio a due piani che ospita negozi di vestiario. Fin qui, un normale mercato. Ma Porta Palazzo non si ferma qui. Ogni secondo sabato del mese, seguendo Via Mameli e Via Borgo Dora, districandovi tra le vie del borgo storico, dalle estremità nord-est della piazza, fino ai ponti della Dora, ci si può inoltrare nel Gran Balon, il celebre mercato dell’usato. Un luogo quasi magico, nel suo offrire veramente tutto e il contrario di tutto, e spesso a prezzi stracciati. Mi sono personalmente trovato, più volte, a ritrovare tra banchetti, stuoie stese a terra e altri “punti vendita “ improvvisati, una quantità di oggetti rari o particolari, di cui nemmeno i venditori realizzavano il potenziale valore. Tutto rigorosamente usato. Un crocevia di popoli, ma anche di storie, le storie che stanno dietro ogni vostro acquisto. Storie che non conoscerete mai nella loro interezza, ma che comprando al Balon, contribuite a portare avanti.

Mauro Antonio Corrado Auditore

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