Il MeP: l’alba della poesia libera

L’intervista ad alcuni membri del MeP (Movimento per l’Emancipazione della Poesia) ha destato, fin dai primi scambi di parole, notevole curiosità nei nostri riguardi. Da subito è emersa, quasi spontaneamente, quella che sembra essere l’idea di fondo del movimento: la rottura, attraverso la poesia, della continuità che caratterizza l’uomo contemporaneo, alienato attraverso forme d’intrattenimento futili e spesso poco nobili. L’atto concreto di sensibilizzazione consiste nel cosiddetto “attacchinaggio”, ovvero l’affissione delle poesie. Ciò non è da confondere con mero vandalismo poiché non si intende prevaricare qualsiasi altra espressione artistica; l’azione è giustificata in quanto la parola può esser letta e decodificata solo nel momento in cui riesce ad esser vista, come affermato nel “Manifesto” del movimento. Ognuno di noi può esser poeta, ed è per questo che il MeP è un esempio attuale di espressione individuale, attraverso un percorso squisitamente democratico che si origina nella composizione dello scritto,  procede con l’affissione ed il conseguente prender vita della poesia.

Come nasce il Movimento per l’Emancipazione della Poesia?

Il MeP nasce nel 2010 a Firenze -città simbolica in quanto culla della poesia italiana del passato- dall’idea di un gruppo di studenti universitari. E’ però nel 2013 che il Movimento ha iniziato ad avere maggiore risonanza, diffondendosi: un paio di anni fa siamo approdati a Torino, ma siamo presenti in tutta Italia e persino oltre confine. Abbiamo nuclei a Berlino, Londra, Parigi e Siviglia, e speriamo di approdare in altre città in futuro!

Wow! E quanti componenti contate, qui a Torino?

E’ difficile dirlo con precisione, ma siamo all’incirca venti. Abbiamo avuto parecchie adesioni in seguito all’ultimo attacchinaggio, ma ancora non contiamo tanti membri quanti ne ha il nucleo di Firenze, dove sono circa cinquanta e hanno una sede ufficiale, cosa di cui ancora non provvediamo qui.

Voi incollate poesie sui muri, illegalmente. Qual è il motivo di tale scelta, rispetto ad alternative legali?

Ciò che distingue il nostro modo di proporre poesia è proprio il suo essere prepotente, illegale, discontinuo.

Vogliamo essere notati e letti su un muro anonimo, scontrarci con la realtà, ma in un certo senso anche abbellirla… Possediamo però un criterio nell’affissione dei nostri lavori: rispettiamo le opere d’arte e non incolliamo su sculture o edifici storici, prediligiamo invece muri scrostati o sporchi, con l’intento di riqualificarli; alla scelta del muro si ricollega anche una simbolica ancestralità del gesto.

Nonostante ciò che facciamo sia illegale, non lo consideriamo vandalismo; è meglio un foglio di carta su un muro, facilmente removibile, rispetto a un tag scritto con vernici indelebili!

Cosa succede, se vi sorprendono ad attaccare poesie illegalmente?

A questa domanda, uno dei ragazzi esclama “Ci avevate promesso domande facili!”, un sorriso complice si dipinge sul loro volto, e abbiamo  l’impressione di aver toccato un tasto dolente. Si riprende a chiacchierare…

In teoria, dovremmo essere soggetti a multe, ma capita di rado, specialmente in città come Firenze, e siamo talmente presenti nella città da non incorrere in sanzioni. Operiamo comunque ad orari in cui è meno probabile essere scoperti, ad esempio di sera.

In che zone della città proponete le vostre poesie?

Non abbiamo una linea comune. Ovviamente ogni nucleo rispecchia e si adatta alla realtà circostante; ad esempio, qui a Torino preferiamo attaccare vicino a Palazzo Nuovo, dove abbiamo più visibilità agli occhi degli studenti di materie umanistiche,  quelli con più interesse a leggerci, ma sappiamo che in città come Roma e Firenze siamo presenti anche in altri luoghi, come ad esempio le stazioni un po’ più periferiche.

Alle volte ci viene chiesto di fare installazioni -permanenti o meno- nei teatri o  per le mostre, cosa che noi accettiamo volentieri, dopo averne discusso e sempre a patto di restare nell’anonimato; abbiamo delle regole da rispettare, che ci impediscono  di presentarci come membri del MeP durante gli incontri pubblici.

Potete parlarci della scelta dell’anonimato?

E’ qualcosa che deriva dalla nostra ideologia, e dal volerci identificare come un gruppo, senza dare spazio a quelli che noi definiamo i vari “ismi” -individualismi, egoismi, protagonismi; non importa chi ha scritto una poesia, l’importante è che ci sia. La scelta dell’anonimato non significa comunque spersonalizzazione, ci si può raccontare e essere se stessi anche con una sigla, grazie a quella il lettore si  può concentrare maggiormente sullo scritto che sulla persona.

Capita comunque di affezionarsi a una determinata sigla e di volere ricercare di più sul nostro sito, non è vietato!

Avete detto che il vostro intento è quello di rompere gli schemi attraverso la poesia… attaccate anche scritti altrui, o solo vostri?

Questo argomento è stato oggetto di dibattito durante la fondazione a Firenze: inizialmente abbiamo attaccato poesie più note, ma poi abbiamo deciso che fosse meglio proporre le nostre. Ciò non vuol dire che ognuno attacca le proprie, anzi è qualcosa che capita veramente di rado!

Diffondiamo gli scritti che fanno parte del nostro collettivo e provengono da tutta Italia, senza spirito di competizione. Alla volontà di proporre esclusivamente poesie prodotte dai nostri membri si ricollega anche quella di  -come specificato anche con toni forti nel nostro manifesto (link)– desacralizzare la tradizione che vede il poeta come un sacerdote, sospeso a metà tra ciò che è divino e ciò che è comune… Siamo tutti poeti in realtà, e tutti possiamo rapportarci con la parola scritta, anche in modo informale, ad esempio staccando e conservando i fogli o lasciandovi dei commenti a penna. Capita spesso che scrivano “questa poesia fa schifo” o “è bellissima”, significa che in ognuno dei due casi siamo stati letti  e abbiamo catturato l’attenzione a tal punto che qualcuno si è fermato sottraendo tempo ad altre attività, ha preso una penna e ha scritto la sua opinione. E’ fantastico!

Sotto a una bellissima poesia d’amore, ho persino trovato scritto “Grazie a questa poesia ieri ho scopato”… fa ridere, ma pensandoci più a fondo vuol dire che per quel ragazzo il nostro scritto sarà per sempre ricordato e collegato alla sua scopata, e quindi ha assunto significato per lui!

I candidati al MeP devono affrontare una selezione?

NO! Ognuno è ben accetto, e ciò si ricollega al nostro desiderio di rendere la poesia un patrimonio di tutti.

Per lo stesso motivo, non escludiamo, nè cacciamo nessuno, anche se capita a volte che i membri non si identifichino più nei nostri ideali o interrompano il loro percorso per altre ragioni, ma sono scelte che non forziamo mai, al massimo ne discutiamo con il diretto interessato.

Siamo rimasti colpiti da come negli occhi di ognuno di loro brillasse quella che si potrebbe definire la scintilla del sognatore. E  se la poesia può esser colta anche negli sguardi, non resta che chiedersi perché oggi molti chinino il capo al cospetto della vita. È per questo che ci piace pensare al movimento come ad una rifioritura, alla riscoperta dell’arte poetica come essenza intrinseca dell’uomo

Elisa Napolitano & Umberto Ferrero