Forse non tutti sanno… chi sia la Befana

Quanti di voi questa mattina al risveglio hanno trovato dolci o regalini (carbone si spera proprio di no!) nella propria casa? Quanti invece stanno già riponendo albero di Natale e decorazioni nella scatola (dove riposeranno fino al prossimo anno) perché il 6 gennaio è “l’Epifania che tutte le feste porta via“?

Nel caso vi foste mai chiesti chi sia l’artefice di tutto ciò, la protagonista di tante tradizioni sparse su tutto il territorio italiano da secoli, ecco per voi qualche curiosità – da trattare ovviamente “con le pinze”, come tutto ciò che riguarda miti, leggende e tradizioni popolari d’altronde – a proposito della vecchina più famosa del mondo.

Il termine “Befana” deriva da una corruzione lessicale del  termine greco ἐπιϕάνεια, che significa “manifestazione” e, usato originariamente in riferimento a qualunque apparizione di divinità, è passato nei secoli successivi all’avvento del Cristianesimo a indicare l’incontro tra i Magi venuti dall’Oriente e il neonato Gesù nella stalla, di cui sicuramente non è necessario ricordare qui la storia.

Cosa c’entra dunque con tutto questo una signora anziana, un po’ bruttina e acciaccata dal’età, che con il suo scialle e il suo fazzolettone in testa (qualunque rappresentazione in cui compaiano cappelli a punta o altre prerogative da strega è frutto della contaminazione con Halloween e nulla ha a che fare con la leggenda originale, come tra poco vedremo) svolazza tra le case nella notte tra il 5 e il 6 gennaio (con gerle di vimini o sacchi di iuta talmente pesanti e sfilacciati da sembrare grosse calze) per consegnare dolcetti a tutti i bambini?

Secondo la versione cristianizzata della leggenda, la Befana sarebbe una vecchina cui i tre Magi avrebbero chiesto indicazioni lungo il loro viaggio. Ben disponibile ad aiutare su quel fronte, si sarebbe però rifiutata di seguire tre perfetti sconosciuti per andare a vedere un bambino ancora più sconosciuto… ma ci avrebbe poi ripensato dopo poco. Peccato che i Magi fossero già ripartiti e della Cometa non vi fosse nessuna traccia! Che fare dunque, se non partire con una bella scorta di dolci da portare in dono e girare tutte le case sperando di trovare – prima o poi – il bambino giusto?

Le origini della Befana, tuttavia, sono ben più antiche e connesse ai riti propiziatori pagani – eredità confluita nella cultura romana da culti precedenti come quello di Mitra o quelli celtici – del X-VI secolo a.C., relativi ai cicli stagionali legati all’agricoltura. Dodici notti (tante quanti i mesi del calendario in uso) dopo il solstizio invernale, una figura femminile identificata prima con Diana (dea legata al ciclo lunare e alla vegetazione), poi con divinità minori quali Sàtia (sazietà) o Abùndia (abbondanza) avrebbe sorvolato i campi per propiziare la fertilità e il buon raccolto anche per i dodici mesi successivi. La connotazione di vecchiaia assunta nei secoli successivi è da attribuire all’identificazione con la “vecchia” Madre Natura, che nel passaggio invernale all’anno nuovo simboleggia la fine di un ciclo e la rinascita di un altro. E infatti ancora oggi in molti paesini d’Italia sopravvive la tradizione di bruciare su un falò questa figura ricoperta di stracci, per concludere l’anno precedente e passare a quello nuovo (l’idea del carbone per i bimbi cattivi – altro elemento a favore della funzione apotropaica della Befana da non dimenticare – probabilmente arriva in origine dalle braci avanzate da questo “rito”). Anche la scopa – oltre che essere un utilissimo mezzo di trasporto – sarebbe legata al concetto del “fare pulizia” (nelle case e nelle anime) in vista della rinascita della terra e della stagione.

Condannata inizialmente insieme a molte altre credenze popolari dalla Chiesa attorno al IV secolo d.C., la Befana è stata poi accettata quale figura neutra, equilibrio tra bene e male, amabile vecchina (da non far arrabbiare comunque, per sicurezza) e non strega, e incorporata (come detto in precedenza) all’interno della tradizione cristiana grazie alla scelta dei teologi di far coincidere l’Epifania con la stessa data, in modo da assorbire senza grossi problemi la simbologia numerica pagana precedente. A livello linguistico inoltre il suo nome compare ufficialmente nella tradizione dialettale a partire dal XIV e in quella italiana dal XVI secolo d.C., mentre a livello letterario la sua presenza è sparsa un po’ ovunque, dalle leggende antiche alle poesie di Pascoli ai racconti di Gianni Rodari (che sicuramente alle elementari avrete incontrato più di una volta sul vostro cammino).

Qualunque sia la sua origine e nonostante la spietata concorrenza di colleghi tradizionali (in Spagna e altre parti del mondo sono i Magi a portare doni ai bambini il 6 gennaio) o meno (in Islanda Babbo Natale pare essere scortato nientemeno che dal re e dalla regina degli elfi, mentre in Russia si occupa di tutto Nonno Gelo), la Befana resiste nella tradizione italiana e ci regala un ultimo momento di festa e allegria…. prima che la sessione esami di gennaio ogni traccia di vita porti via!

Valentina Guerrera

 

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