“Gli spaiati”: fenomenologia di un rapporto sentimentale

Gli Spaiati è il secondo romanzo di Ester Viola, due anni dopo il primo successo L’amore è eterno finché non risponde, entrambi editi da Einaudi. Ester Viola, avvocato e scrittrice oltre che di romanzi, di una rubrica su Vanity Fair, si fa portavoce delle vicissitudini sentimentali di Olivia Marni, avvocatessa di Napoli, cherofobica e insicura.

In questo secondo capitolo, Olivia sceglie di trasferirsi a Milano con il suo nuovo amore, Luca. Divorziato con due figli, Luca è alla ricerca di un equilibrio, di un bilanciamento tra vecchio e nuovo che tuteli sé stesso e, di riflesso, gli altri. Sebbene Olivia abbia accettato di buon grado il trasferimento a Milano, si scontra con le prevedibili, ma adesso più reali differenze tra le due città: finisce per rimpiangere il mare e sorridere dei modi settentrionali. Ma il fulcro della questione è la sua innata e apparentemente inguaribile incapacità di sentirsi felice. Desidera essere parte di una coppia, ma ne alimenta il sentimento di repulsione dichiarando di non riuscire a godere dell’appagamento dato dall’amore ricambiato.

Si sente, in una parola, e secondo la propria definizione, una spaiata. L’inadeguatezza del non sentirsi mai l’altra metà della giusta mela, dell’essere combacianti con chi si ama ma non aver ancora sentito il click dell’incastro perfetto, è un’incrinatura sempiterna nell’epopea del rapporto con l’altro. Olivia si sente vittima di una sindrome dell’arto fantasma in cui l’arto in questione è un problema che crede di avere ma che in realtà potrebbe non esistere. È a tratti fastidiosa nel suo continuo dubitare di sé stessa, ma Ester Viola ha dichiarato di aver voluto proprio dare la sensazione che Olivia sia irrecuperabile, salvo poi offrire al lettore i mezzi e la possibilità di rivalutarla, rendendosi conto che “alla fine non è poi così male”.

Molte volte, leggendo, si è spinti a credere che Olivia perseveri in un atteggiamento anacronistico, vivendo con angoscia una vita sentimentale che nel 2019 sembrerebbe più appropriato mettere in un compartimento stagno e trattare con la freddezza degli affari. Ma arrivati all’ultima pagina il lettore non può che rassegnarsi ad una benevola immedesimazione. In fin dei conti siamo tutti un po’ Olivia Marni: prigionieri delle nostre ansie, consapevoli delle nostre debolezze e per questo spesso apparentemente ingiustificabili. Sarebbe forse superficiale, quindi, additare il comportamento di Olivia come anacronistico, perché non si può non ritenere necessaria una riflessione sui rapporti umani, seppur leggera, quando oggi è urgente più che mai parlare della propria umanità, in coppia e nella società.

Rebecca Sabatini

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