Podcast, quando ascoltare la musica non basta

In tram o in bicicletta, mentre si passeggia o si corre, la maggior parte di noi sceglie di mettere le cuffie nelle orecchie e prendersi una pausa dai rumori della città, dallo starnazzare dei clacson, dagli acuti dei freni degli autobus e dal chiacchiericcio diffuso. Ascoltiamo con soddisfazione l’album appena uscito del nostro gruppo preferito o una playlist creata accuratamente per ingannare il tempo degli spostamenti o rilassarci prima di una giornata pesante. Ma se ci fosse un’alternativa?
In Italia i podcast sono ancora molto sottovalutati e poco ascoltati, ma riflettendoci possono a buon diritto essere un ottimo modo per occupare il tempo, la mente e, non ultime, le orecchie. Ascoltare qualcuno che parla di un argomento specifico, per un tempo variabile di venti, venticinque, quaranta minuti, può sembrare incredibilmente inappropriato per chi frequenta l’università e passa già gran parte del proprio tempo a concentrarsi nella difficile operazione dell’ascolto attivo. Ma non è detto che un podcast debba essere affrontato con la stessa disposizione d’animo di una lezione universitaria: non si tratta solo di divulgazione o approfondimento, ma soprattutto di intrattenimento. Ascoltare un podcast è quasi sempre di un’operazione totalmente gratuita (esistono apposite app non a pagamento, ci si può affidare a Spotify o scegliere lo streaming tramite webradio) e a differenza della radio, si è liberi di scegliere cosa ascoltare, quando ascoltarlo e per quanto tempo; ci si può concedere il lusso di riascoltare, interrompere o abbandonare l’ascolto in qualsiasi momento, esattamente come si fa con una canzone che non rispecchia esattamente il nostro umore durante una certa giornata.

I podcast italiani stanno progressivamente aumentando, così come il loro pubblico, ma per chi però non è ancora stato iniziato a questo passatempo, segnalo qui di seguito qualche titolo che potrebbe essere interessante conoscere per far diventare l’ascolto dei podcast una sana abitudine.
Il primo è Morgana, condotto da Michela Murgia e scritto in collaborazione con Chiara Tagliaferri. Con la sagacia e la puntualità che le contraddistinguono, raccontano la storia di donne fuori dagli schemi, da Caterina da Siena a Cher, passando per le eroine di Game of Thrones, con l’obiettivo di informare e ispirare le ascoltatrici e, ci si augura, anche gli ascoltatori.
Su una simile lunghezza d’onda è Ordinary Girls di Elena Mariani e Florencia Di Stefano-Abichain, programma radiofonico tradotto in podcast, che affronta con leggerezza e impronta femminile (e femminista) i più svariati argomenti della cultura pop.
Un altro suggerimento è Psinel di Gennaro Romagnoli, divulgatore di psicologia in pillole, che si rivolge a chi vuole capire meglio le proprie dinamiche mentali e comportamentali, ma anche quelle del prossimo.
Di argomento e stile completamente diverso è invece Veleno di Pablo Trincia, un’inchiesta riversata in sette puntate che approfondisce e racconta una delle vicende di cronaca nera meno discusse nel nostro paese: la storia di sedici bambini allontanati dai loro genitori dopo averli accusati di essere pedofili satanisti.

Il ventaglio di scelte diventa ancora più ampio se non si attinge esclusivamente al serbatoio delle produzioni italiane e si cerca anche nella programmazione straniera, soprattutto americana. Negli Stati Uniti gli audiolibri e i podcast sono molto in voga e quindi numerosissimi. Un esempio interessante è Kwik Brain di Jim Kwik. Giocando sull’omofonia tra il proprio cognome e la parola inglese quick dà il titolo ad un podcast che si pone l’obiettivo di insegnare all’ascoltatore come ottimizzare le funzionalità della propria mente per imparare più in fretta, ricordare con più facilità e prendersi cura della propria salute psicologica, diventando in generale più efficienti. È un metodo interessante, in pieno stile americano, sottintendendo con questo aggettivo tutte le sfumature che può veicolare.

Cuffiette nelle orecchie e cellulare in tasca, allora. Aspettare il tram potrebbe addirittura essere divertente.

Rebecca Sabatini

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