L’eredità di Ilaria Alpi a 25 anni dal suo assassinio

20 marzo 1994. Mogadiscio, capitale della Somalia. Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sono appena tornati in città dopo aver condotto delle indagini a Bosaso. Ad aspettarli non c’è il loro autista personale, ma Ali Abdi, un cittadino somalo. Abdi li accompagna all’Hotel Hamana, nei pressi del quale – più tardi – verranno ritrovati i loro corpi. Ilaria e Miran sono stati assassinati a colpi di Kalashnikov.

Sono passati ormai venticinque anni da quel giorno, ma quell’episodio è ancora di vitale importanza. Ilaria Alpi aveva trentadue anni ed era una giornalista italiana: al momento del suo assassinio stava svolgendo per la settima volta il ruolo di inviata della Rai in Somalia. Era italiano anche il suo cameraman, Miran Hrovatin, che di anni ne aveva quarantaquattro. Non si contano i premi, le targhe, gli istituti e i luoghi dedicati alla loro memoria e al loro esempio. In cosa consiste, tuttavia, la loro eredità concreta?

Le indagini e i processi che hanno provato a render loro giustizia non hanno portato a nulla: nel corso degli anni si sono susseguiti magistrati, interrogatori, sostituiti procuratori, processi, convocazioni, sparizioni, condanne e assoluzioni. Ad oggi, alla luce dell’impossibilità di risalire ai colpevoli o anche solo al movente, l’inchiesta ha già rischiato più volte di essere archiviata, sebbene le parti offese (ossia i familiari, l’Ordine dei giornalisti, la Federazione nazionale della stampa e l’Unione sindacale dei giornalisti Rai) non abbiano dato segni di resa. Non si è arrivati a nulla, insomma, nonostante l’apertura di svariati fascicoli e il ribaltamento della sentenza che aveva recluso in carcere per tredici anni Hashi Omar Hassan, l’imputato principale. L’imbastimento di diverse Commissioni parlamentari dedicate alla ricerca della verità sul caso si è rivelato infruttuoso, complici alcuni depistaggi certificati e altri più oscuri. Lo stesso esito ha avuto la battaglia portata avanti fin da subito dai suoi genitori, determinati nel pretendere risposte dalle apposite istituzioni.

Il tentato disvelamento del mistero, peraltro, si è intrecciato con altri elementi ancora molto opachi della storia dei due paesi coinvolti: i consolidati e ambigui rapporti del governo e dei servizi segreti con i loro corrispettivi somali, le accuse di violenze e sevizie all’indirizzo dell’Esercito italiano da parte di diverse fonti somale, il traffico di armi e rifiuti tossici nell’area est-africana, la rivalità tra Somalia ed Etiopia, la caduta del governo dittatoriale di Siad Barre, le guerre civili che ne sono seguite, l’Operazione Gladio e via discorrendo. Dal punto di vista della giustizia, insomma, l’assassinio di Miran e Ilaria non ha avuto alcuna risoluzione.

 

Che cosa rimane, allora, del loro operato? Perché vale la pena ricordarli?

Perché Ilaria Alpi sapeva che la Somalia era uno dei paesi più violenti e instabili del mondo, ma non ebbe paura di recarvisi, di intervistare uomini pericolosi, di addentrarsi nei quartieri malfamati, di salire sui pescherecci dei trafficanti. Scelse di farlo non perché fosse un’eroina o una santa, ma perché era irrimediabilmente innamorata della verità. Come dimostrano le altre inchieste e gli altri reportage che portò avanti nella sua intensa carriera, come quelli in Libano e in Kuwait, Ilaria riteneva che la verità andasse scoperta, a prescindere da quanto fosse spiacevole, da chi o cosa potesse mettere in cattiva luce, dagli ostacoli da superare per raggiungerla e dai rischi da assumersi per avvicinarcisi. Incarnava lo spirito giornalistico più determinato che si possa avere, perché – come ha raccontato suo padre Giorgio – fin da subito si era accorta «che preferiva approfondire le notizie e non semplicemente “darle” come si usa spesso nelle agenzie e nei quotidiani (…)». Il suo più grande sogno «fare la giornalista in un mondo dove a fare notizia sono le cose vere». Un sogno tanto semplice quanto urgente e ancora molto attuale. Impossibile, pertanto, non vedere la sua figura umana e professionale come un esempio per chiunque scelga quotidianamente, anche quando è scoraggiante o spiacevole, di perseguire e diffonderà quella verità tanto cara a Ilaria e a Miran.

di Filippo Minonzio

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