Obiettivo Kashmir

I confini scaturiti dalla decolonizzazione sono spesso teatro di scontri e guerre. L’esempio più famoso è quello israelo-palestinese ma c’è un altro “mostro” nato dalle linee tracciate dagli inglesi, una zona che Bill Clinton etichettò come la più pericolosa al mondo: il Kashmir.

La regione è contesa da India, Pakistan e Cina. Pechino ne controlla una piccola parte e il Pakistan anche ma l’India ne reclama la totalità, perché? Durante il dominio inglese, Pakistan ed India erano sotto la corona del Re d’Inghilterra. Quando gli inglesi decisero di concedere l’indipendenza dovettero dividere il territorio.

I righelli e le matite inglesi allora iniziarono a tracciare linee qua e là tenendo conto di un unico fattore: la religione. Si decise che i territori a maggioranza musulmana sarebbero diventati Pakistan mentre quelli a maggioranza Indù si sarebbero uniti all’India secolare. Alcuni territori non erano sotto il totale controllo britannico che riconosceva ad alcuni prìncipi una certa indipendenza e a questi fu permesso di decidere se far parte dell’India, del Pakistan o rendersi indipendenti. I principi seguirono la volontà del proprio popolo anche se spesso ad un principe musulmano corrispondeva una popolazione a maggioranza Indù. Nel Kashmir la situazione era speculare: il principe era Indù e la maggioranza della popolazione era (ed è) musulmana.

Il Principe del Kashmir accarezzò per breve tempo l’idea di diventare uno Stato indipendente ma la popolazione iniziò da subito a spingere verso l’annessione al Pakistan e Islamabad non perse l’occasione per inviare truppe di volontari per facilitare l’annessione. Fu proprio in questo momento che il Maharaja si rivolse all’India chiedendo appoggio militare promettendo l’annessione del proprio territorio allo Stato federale indiano.
Il primo conflitto indo-pakistano (1947-1949) terminò con un cessate-il-fuoco dell’ONU e si decise una “linea di controllo”.  Il Pakistan ottenne la parte nord del Kashmir mentre l’India prese il controllo del sud, pari ai 2/3 dell’intero territorio conteso (il Jammu-Kashmir). Negli sessanta fu la Cina ad entrare nel gioco: nel 1962 ottenne l’Aksai Chin dopo un breve conflitto con l’India e nel 1963 il Pakistan le cedette la valle di Shaksgam.

Un secondo conflitto tra India e Pakistan scoppiò nel 1965 ma il cessate-il-fuoco repentino lasciò la situazione immutata. Situazione che invece cambiò nel 1971 quando l’India appoggiò militarmente la causa indipendentista del Pakistan orientale, ora Bangladesh. La perdita del territorio fu un duro colpo per Islamabad che individuò nel Kashmir l’oggetto di rivincita. Seguirono anni tesi ma si evitò lo scoppio di nuove guerre. Nel 1987 gli animi tornarono a scaldarsi quando la popolazione, denunciando brogli elettorali, manifestò un gran malumore per la vittoria alle elezioni statali di un esponente filoindiano e le proteste furono sedate con violenze dai militari. Negli anni ’90 milizie pakistane si infiltrarono nel Jammu-Kashmir cercando di destabilizzare l’area e l’India in risposta mobilitò un gran numero di militari.

Kashmir Map .png
Il Kashmir indiano è il Jammu-Kashmir. La parte est sarà il Ladakh; ISPI. 

Recentemente gruppi terroristici filopakistani hanno colpito l’India fuori dai confini della regione mentre gli ultimi disordini si sono avuti nel febbraio 2019 quando un attentatore suicida ha attaccato un convoglio militare indiano a cui l’India ha risposto con attacchi aerei su suolo pakistano.
Il 30 ottobre 2019 il governo indiano ha deciso di dividere in due il territorio del Jammu-Kashmir: la parte confinante con il Pakistan terrà il nome, mentre la parte confinante con la Cina sarà il Ladakh. Queste entità territoriali saranno controllate direttamente dal governo centrale di Nuova Delhi, dando continuità alla decisione presa in agosto di revocare lo statuto speciale di cui ha goduto il Jammu-Kashmir dal 1947. La decisione permetterà al governo indiano di avere un maggiore controllo su una delle aree più contese del globo ma una soluzione che possa mettere d’accordo tre potenze nucleari è ben lontana dall’esser trovata.

Luigi Maria Barbella

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