Ricordiamoci di Silvia Romano

È ormai passato più di un anno dal rapimento della volontaria Silvia Romano e sul suo caso sembra essere calato il silenzio: nessuna nuova dichiarazione da parte della politica o dell’autorità giudiziaria, nessun appello mediatico, salvo qualche servizio televisivo in occasione dell’anniversario del suo rapimento. Proprio nella speranza che l’attenzione non si distolga ulteriormente da lei, vi proponiamo un breve riepilogo del suo rapimento e di quanto finora ricostruito.

Chi è Silvia?

Silvia Costanza Romano, 24 anni, laureata in Mediazione Linguistica per la Sicurezza e la Difesa Sociale al Ciels (Centro di Intermediazione Linguistica Europea), è una giovane volontaria milanese. La sua prima esperienza in Africa inizia nell’estate 2018, presso un orfanotrofio a Likoni, Kenya, gestito dalla onlus Orphan’s Dream. Dopodiché si è spostata a Chakama – un piccolo centro nel bel mezzo del nulla – con la onlus marchigiana Africa Milele. Qui, a detta di Davide Ciarrapica (responsabile di Orphan’s Dream) , si sentiva più libera nel rapporto con i bambini e in generale come esperienza di volontariato. Dopo aver fatto ritorno in Italia per l’autunno, ha ripreso il suo impegno in Africa ai primi di novembre.

Il rapimento

Il 20 novembre 2018, secondo quanto ricostruito, un gruppo di otto uomini armati e muniti di motociclette hanno fatto irruzione nel centro abitato ferendo cinque persone e hanno rapito Silvia, probabilmente dopo averne seguito i movimenti nei giorni precedenti. Dopodiché l’avrebbero trasportata nella valle del fiume Tana, un’area immensa di 40mila chilometri quadrati. Da qui – sempre secondo quanto ricostruito dalle autorità italiane e kenyote – Silvia sarebbe stata ceduta a un gruppo islamista legato agli jihadisti di Al-Shabaab e portata in Somalia, forse costretta all’islamizzazione e al matrimonio.

Gli autori materiali

La Procura di Roma ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di sequestro di persona per finalità di terrorismo; il nucleo investigativo italiano è composto dai carabinieri del Ros, coordinati dal pm Sergio Colaiocco. In Kenya i presunti autori del sequestro sono stati identificati, ma solo 3 sono stati arrestati: Adan Omar (che ha ammesso le proprie responsabilità), Luwali Chembe e Gababa Wario. Proprio questi ultimi due avrebbero dichiarato che Silvia era viva a Natale 2018, prima di essere ceduta a un’altra banda. Gli autori del sequestro sarebbero membri di una gang locale, i cui mezzi – motociclette, Ak47, nonché l’ingente cauzione pagata da due dei sospettati – sono stati giudicati sproporzionati a quanto normalmente dispone questo tipo di criminalità, fattore che fa pensare a un sequestro su commissione.

Contraddizioni, piste alternative e aspetti poco chiari

Due inchieste di Le Iene hanno portato alla luce altrettante vicende, forse completamente estranee al rapimento o forse no. In primis, ci sarebbe stata una richiesta di riscatto, reiterata più volte, giudicata però dagli inquirenti inattendibile e dietro cui ci sarebbe un italiano (mero sciacallaggio, dunque). Ma soprattutto, Silvia, assieme ad altri due volontari, giusto nove giorni prima del rapimento avrebbe presentato una denuncia per pedofilia contro un prete del luogo. Sarebbe stata sconsigliata dal parlarne apertamente dalla stessa presidentessa di Africa Milele, nel timore che il chairman (capo villaggio) potesse esserne infastidito, a causa del rispetto che in Kenya hanno per i sacerdoti. Silvia però aveva notato che father (come si faceva chiamare), che aveva soggiornato per un breve periodo nello stesso edificio dei volontari di Africa Milele, invitava bambine in camera sua e aveva nei loro confronti un approccio fisico inappropriato. Inoltre – come messo in luce sempre da Le Iene e da Africa ExPress – un paio di figure conosciute da Silvia in Africa e gravitanti attorno le associazioni di volontariato avrebbero precedenti penali in Italia. Ma quello che davvero sembra più inusuale, secondo molti esperti, è la mancata rivendicazione e la mancata richiesta di riscatto da parte di Al-Shaabab.

Silvia è dunque davvero in Somalia? È ancora viva? Si sta facendo di tutto per riportare a casa lei e gli altri italiani rapiti in Africa, quali padre Pier Luigi Maccalli – rapito in Niger a settembre 2018 – e Luca Tacchetto – scomparso in Burkina Faso a dicembre 2018 assieme all’amica canadese Edith Blais? Riteniamo che non fare cadere nell’oblio questi nomi sia un primo passo per ottenere risposte.

Silvia Gemme

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