La (non) vita dei campi profughi e la scuola che salva i giovani

Campi profughi: in migliaia giungono ogni anno nei centri allestiti nelle isole o nei paesi che si affacciano al Mediterraneo. Dopo un viaggio durato anche anni, donne, famiglie e ragazzi si ritrovano in Europa o al confine con essa. Ma proprio quando la meta è vicina si manifesta la tragica, ulteriore, tappa: quella dei cosiddetti “imbuti d’Europa” che dovrebbero essere punti di prima accoglienza in attesa di un trasferimento e invece diventano luoghi in cui moltissimi rimangono per mesi o più. Le condizioni igieniche e di vita sono insostenibili e il sovraffollamento è la consuetudine, come succede a Samos, isola greca, in cui l’hotspot era stato creato per 650 persone, ma ormai ne ospita 7000.

È a Samos che nasce il progetto di Mazí, un centro giovanile il cui nome in greco significa “insieme“. È diventata un’alternativa alla quotidianità del campo fatta di tende, sporcizia e attese necessarie ogni giorno per soddisfare le necessità primarie: dal cibo e le medicine, all’acqua per bere e lavarsi. È un rifugio protetto e una possibilità per ottenere un futuro nel continente grazie alle conoscenze acquisite. I volontari insegnano materie pratiche e necessarie come il greco e l’inglese, ma non mancano corsi di fotografia e gite fuori dal campo per ricordare che esiste un mondo al di là dei container e che le sue spiagge e i suoi boschi sono di tutti. Così come di tutti dovrebbe essere la possibilità di godere dei diritti umani, dati toppo spesso per scontato. Per fortuna c’è chi decide di lottare e difenderli per chi ancora non può farlo da sé.

Still I Rise e i suoi volontari ne sono un esempio. Fondata nel 2018, è un’organizzazione internazionale indipendente che nasce con un’intenzione precisa: rispondere alla mancanza di un luogo di educazione per i ragazzi e le ragazze profughi, a partire da Samos, dove in due anni sono transitati circa 2000 minori. Nel frattempo l’idea si è espansa in altre aree di crisi o con un elevato numero di profughi. Si sono aggiunte Ma’an in Siria e Beraber in Turchia, entrambi i centri educativi portano il nome della traduzione locale della parola “insieme”, come l’originale a Samos. Still I Rise sta costruendo una scuola in Kenya ed è in progetto l’apertura di nuove scuole anche in Sud America e in Italia.

Foto di Anita dalla mostra “Attraverso i nostri occhi” – un ragazzo prepara il cibo nella Giungla, l’area del campo composta da tende e senza acqua corrente nata per la mancanza di posti.

Uno dei corsi tenuti a Samos è stato quello di fotografia e di certo gli insegnanti non si aspettavano quel che ne è nato: alla richiesta di fotografare la vita del campo dal loro punto di vista, con delle macchine usa e getta, gli studenti sono tornati con delle immagini intrise della volontà di raccontarsi e raccontare la loro vita nell’hotspot. Queste testimonianze spontanee sono diventate “Attraverso i nostri occhi”, una mostra che rappresenta senza filtri la realtà di migliaia di persone. La mostra è stata allestita in 36 città ed è raccolta in un libro a cura di Nicoletta Novara. Nel libro uno dei fondatori di Still I Rise, Nicolò Govoni, con un racconto delicato, fatto di parole dolci e genuine, apre una finestra sugli spaccati di vita e sofferenza che vediamo catturati nelle fotografie.

L’acquisto del libro contribuirà a finanziare i progetti che continuano e continueranno a sostenere centinaia di bambini, come in questi due anni. L’organizzazione è indipendente e dunque finanziata solo dalle donazioni dei privati. I ragazzi a cui si rivolge il progetto hanno alle spalle tradizioni e culture differenti, così come sono diverse le aspettative e gli obiettivi che serbano per il futuro. Hanno però in comune qualcosa di molto forte, un passato simile: l’abbandono della loro casa e le emozioni di un viaggio di cui non si conoscono la durata, i rischi o l’esito, quando si è ancora bambini e troppo piccoli per capire il dramma fino in fondo.

La foto di copertina è tratta dalla mostra “Through our eyes” citata nell’articolo

Anna Franzutti

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