La religione sta dietro alle nostre abitudini: quanto ne siamo davvero distanti?

Oggi come ieri le abitudini culturali sono la base delle azioni di una comunità. Forse non è conoscenza di tutti che nella maggior parte dei casi queste risultano essere influenzate dall’aspetto religioso che ha caratterizzato un determinato territorio dalle fondamenta.

Nella società occidentale sempre più spesso la religione sembra un concetto lontano, antiquato e dimenticato. Benché sempre più persone sembrino seguire poco la religione, questa è la base di molte abitudini sociali e culturali.

Oggi, tra i giovani soprattutto, la religione sembra sempre più lontana. Molti quasi se ne dimenticano, ma è proprio questo ambito il principio di base che detta leggi sociali radicate nei nostri comportamenti abituali. Cose semplici e abitudinarie risultano così scontate e “normali”: la domenica come giorno di festa, la programmazione delle vacanze di Natale o Pasqua,le convenzioni sociali, arrivando a influenzare anche la politica.

Lo studio del fenomeno legato alla religione è fondamentale per la comprensione della cultura di un popolo, poiché influenza non solo nell’insieme tutta la società, ma anche ogni singolo componente di una data comunità, negli aspetti riflessivi, espressivi, sociali e tradizionali. Infatti la cultura che abbiamo di riferimento è una conoscenza di base che determina i comportamenti, sia da un punto di vista critico-logico e di comprensione mentale, sentimentale ed emotiva.

Le condizioni storiche che accompagnano il tempo influenzano innegabilmente ogni paese. Da sempre infatti riti sacri, religioni, misticismo, esoterismo, credenze di vario genere, hanno influenzato l’andamento futuro delle società che via via si sono sviluppate e continuano a svilupparsi. È anche una questione di maggioranza, perché un pensiero, anche religioso, si diffonda, col tempo deve inevitabilmente coinvolgere un gran numero di persone.

Oggi le feste religiose sono feste culturali

All’insegna del marketing e delle campagne pubblicitarie, ciò che è religioso oggi è diventato anche un’usanza culturale. Quanti atei festeggiano il Natale, la festa Cristiana per eccellenza? Non si tratta più solo di una sacralità, oggi il Natale è una festa culturale, un’abitudine, forse un’imposizione sociale dettata dalle pubblicità in tv, dall’industria cinematografia, dal marketing e delle multinazionali.

E come dimenticare chi ha inventato babbo Natale di colore rosso! Il colore del Natale in quasi tutto il mondo ormai! Quel colore che ormai molti pensano sia anche simbolo della festa religiosa. Grazie, Coca Cola!

Aspettiamo le vacanze invernali, che nella maggior parte dei casi speriamo di ottenere in determinati periodi dell’anno. Ferie programmate proprio in concomitanza delle feste religiose (Natale, Pasqua, e associamoci anche Capodanno e Pasquetta!). Ma perché allora anche gli atei festeggiano queste celebrazioni religiose? Si scambiano regali e si fanno gli auguri quando si incontrano per strada? Oggi il Natale è un’atmosfera, un periodo, è luci e doni. Il Natale è Cultura.

In fondo, qualsiasi sia il nostro credo, negare l’importanza della religione in un paese sarebbe come negare l’esistenza del mare, del cielo, del sole. Perché la sua forte influenza è radicata nella abitudine, nelle discussioni, nel pranzo della domenica. È cultura o è religione? Forse è solo una terra di mezzo tra le due.

di Marina Lombardi

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