Il mondo sulla strada di Jack Kerouac

“Non c’era posto dove non si annoiasse e non c’era posto dove andare se non dappertutto, non c’era altro da fare che vagare sotto le stelle, meglio se quelle dell’Ovest”.

È l’inizio degli anni ’50 e qualcosa di nuovo si respira nell’aria degli States. La Seconda Guerra Mondiale è finalmente terminata, movimenti artistici e letterari nel Greenwich Village di New York City sono un culto ormai inarrestabile. La musica rock sta prendendo campo in molte aree degli States, e di lì a poco inizieranno anche molti movimenti politici di protesta come non si erano mai visti. L’aria che si respira sembra preannunciare un certo ottimismo per il prossimo futuro. Tra il forte incremento demografico, il baby boom, e le grida di ragazzi che cercano una vita alternativa, l’America tradizionale sembra essere spiazzata e spaventata dalla forza dei giovani di creare qualcosa di realmente diverso.

Jack Kerouac

In questo clima generale di euforia, un gruppo sempre crescente di ragazzi sente il bisogno di iniziare una nuova vita, fuori dai canoni fino ad allora vissuti. Sono anni in cui esplode una coscienza collettiva di evasione, libertà e diversità, dalla musica, all’arte, alla scrittura. La cultura mainstream inizia a fasi stretta per chi sente il bisogno di far emergere uno spirito nuovo, libero e creativo.

Così, nei sobborghi delle città si fa strada una vivace ed entusiasmante energia di controcultura. Di qui a poco nasce la Beat Generation: un movimento di giovani stanchi della conformità e delle regole che iniziano ad esprimere la loro essenza in ambito artistico, poetico e letterario. 

W. Burroughs, N. Cassady, A. Ginsberg, J. Kerouac

È il 1951, fra il traffico e il rumore di New York, Jack Kerouac a 21 anni, si mette in viaggio sulla strada, con uno zaino, qualche taccuino e troppe idee in testa. Inizia così un viaggio fatto di autobus, autostop, treni merci e persone da incontrare. Un viaggio dall’est all’ovest del paese, attraverso strade infinite e città caotiche, alla scoperta di quegli States che gli regaleranno storie incredibili da raccontare.

Durante questo periodo della sua vita Kerouac compie quattro viaggi durante i quali riempie interi taccuini di storie, pensieri e idee che si trasformeranno in un libro che alla fine dell’esperienza compone in sole tre settimane, in un piccolo alloggio di Ozone Park, nel Queens, New York. Scrive On The Road su un rotolo di carta dattilografato lungo 36 metri, non su fogli normali. Lo consegna alla Viking Press che nel 1957 decide di pubblicarlo.

Jack Kerouac

On The Road è un urlo di libertà, in quell’America ancora troppo borghese ed ipocrita. Con il suo libro Kerouac ci lascia un ritratto di un mondo dentro un altro mondo, fatto di giovani ragazzi sempre in cerca di qualcosa, che fuggono e si reinventano. Un gruppo di ragazzi che vivono in una sola dimensione, il presente, l’unica che conta davvero, dove non ci si preoccupa del futuro e non si pensa al passato, che gli resterà comunque sempre alle calcagna. 

«Nessuno sa quel che succederà di nessun altro se non il desolato stillicidio del diventar vecchi».

On The Road è la storia di un gruppo di amici che non avevano idea di dove la vita li avrebbe condotti:

“Perché pensare a questo con tutta la terra dorata davanti a me ed eventi imprevedibili di ogni tipo in attesa di sorprendermi e farmi sentire contento di essere vivo?”

I personaggi, i cui nomi reali sono sostituiti con nomi di fantasia vivono queste storie realmente. I rapporti che si intrecciano sono allo stesso tempo intensi e superficiali, distorti da alcol e droghe che dilagano alle feste.

Tra queste parole lo stesso Kerouac diventa il protagonista Sal, circondato da persone stravaganti e particolari che hanno segnato la storia della Beat Generation. Il poeta Allen Ginsberg, uno dei suoi maggiori esponenti, diventa Carlo Marx. William S. Burroughs, è Old Bull Lee; Neal Cassady, amico fraterno di Kerouac, pende il nome di Dean Moriarty. Dean è il coprotagonista del racconto, il motivo fisico per cui Sal si mette in viaggio, per raggiungerlo. È un personaggio bizzarro, pazzo, incosciente, che prova droghe di ogni tipo e ha una incredibile voglia di vivere. A tratti arrogante, arrabbiato, strafottente e costantemente alla ricerca di qualcosa.

È un racconto fatto di personaggi distrutti, poetici, pazzi e malinconici

On The Road è una fuga dalla realtà conosciuta per trovarne un’altra, nuova ed emozionante. Un mondo che i personaggi scoprono attraverso quella strada da percorrere, che è la vita stessa. Ed è proprio questa ad essere al centro di tutto, la vita sulla strada.  Quella che Kerouac racconta è una strada in cui l’ansia lascia il posto alla felicità, in cui ci si lascia alle spalle quel caos confusionale e l’assurdità di cui la gente si circonda. Ma è anche una strada fatta di dolori e tristezze che il passato si trascina dietro. Lo scopo di questo viaggio è andare, non importa dove. 

Le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d’artificio gialli che esplodono simili a ragni sopra le stelle.”

L’essenza di On the Road è il viaggio. Quel viaggio di scoperta, di allontanamento dalle conformità sociali precostruite dalle quali tutto il mondo sembra essere influenzato. È un viaggio la cui sostanza reale è la presa di coscienza del mondo, la scoperta, la diversità, la novità.

“Non sapevo dove ci avrebbe portato, né me ne importava”

Con la sua prosa spontanea Kerouac racconta un’America di giovani emarginati che nel secondo dopoguerra volevano essere liberi. In quel paese ancora troppo rigido e puritano, l’unico modo per comunicare la necessità di evasione era quel viaggio senza destinazione. Quella strada da percorrere il cui unico scopo è quello di decidere per sé stessi, dove stare, dove andare, che cosa fare. Senza regole né costrizioni.

È in questo modo che la Beat Generation ha dato al mondo il suo contributo, con quello spirito vivace di rivolta e ricerca di sé stessi. Quella “beat” che ancora oggi riesce a spingerci a rompere le catene del conformismo, spronandoci ad imboccare una strada soltanto nostra, in cui il nostro domani, se lo vogliamo diverso, ce lo dobbiamo creare

“Dovevamo ancora andare lontano. Ma che importava, la strada è la vita!”

Marina Lombardi

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. fravikings ha detto:

    Un grande artista. On the road è uno dei grandi capolavori della beat generation!

    "Mi piace"

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