La truffa dei diamanti

La truffa dei diamanti è certamente uno degli scandali più eclatanti dell’ultimo decennio: nel periodo compreso tra il 2012 e il 2016, un gruppo di banche italiane, in accordo con due società, ha venduto come bene rifugio, a un totale di 30 milia investitori, diamanti a un prezzo maggiorato, addirittura raddoppiato o più, rispetto al prezzo ufficiale di Rapaport e di Idex (i listini prezzi ufficiali dell’industria dei diamanti). Solitamente, passando per un certo intermediario, un investitore può acquistare pietre preziose a un prezzo inferiore rispetto a quello di listino, ma le banche in questione lo hanno maggiorato, truffando così gli investitori e nascondendo l’inganno sotto la voce di spese complementari, come la certificazione delle pietre, le commissioni bancarie, la copertura assicurativa e quant’altro. Stiamo parlando di Banco Bpm-Banca Aletti (per almeno 83 milioni di euro), UniCredit (per almeno 32 milioni di euro), Intesa Sanpaolo (per almeno 11 milioni di euro), Monte dei Paschi (per almeno 35 milioni di euro), Intermarket Diamond Business di Milano – IDB, successivamente fallita – per almeno 149 milioni di euro, e la Diamond Private Investment di Roma – DPI – per almeno 156 milioni di euro, per un totale di oltre 500 milioni di euro di profitti illeciti da parte di 87 persone fisiche e delle 7 persone giuridiche già citate.

Il giochetto, che ha coinvolto diverse centinaia di investitori (almeno 300 secondo la procura di Milano), è durato fino a quando un cliente si è rivolto a un consulente terzo, che ha notato il prezzo insolitamente alto. Il cliente e il consulente hanno interrogato la banca, che ha negato l’anomalia: dopotutto quella era la prassi utilizzata anche da altri intermediari finanziari.

Non soddisfatti della risposta ottenuta, si sono rivolti a un giudice che ha aperto un’inchiesta, soprannominata Crazy Diamond, durata diversi anni e conclusasi il 2 ottobre 2019 con l’accusa delle banche. Queste avrebbero dovuto restituire l’intero ammontare pagato dagli investitori, che in cambio avrebbero dovuto rendere la pietra, più un risarcimento del 100% del totale rimborsato. Infine, l’arresto di Nicolò Maria Pesce, titolare della società di consulenza Kamet.

Come è facile pensare, le banche non hanno accolto la notizia con grande entusiasmo e, anzi, alcune di esse hanno messo in piedi un ingegnoso stratagemma per evitare non solo di dover perdere una certa quantità di denaro, ma anche smascherare la truffa a scapito della propria reputazione. In pratica, hanno convocato tutti gli investitori che avevano acquistato uno o più diamanti facendo firmare loro un documento in cui attestavano che erano particolarmente soddisfatti dell’investimento ed esulavano la banca da ogni responsabilità. Solo una piccola percentuale di clienti ha voluto vederci chiaro e si è rivolta ai propri avvocati.

Tra le persone truffate si trovano anche illustri personaggi italiani, ad esempio Federica Panicucci, Vasco Rossi, Simona Tagli e Diana Bracco.

Simona Ferrero

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