L’ultimo posto libero della terra: la vita a Slab City

Immaginate un luogo in cui non esistono leggi né convenzioni sociali, dove la conformità è un ricordo lontano, un luogo in cui puoi scappare fuggendo dalla realtà. Immaginate il caldo desertico e l’assenza di rumori e delle luci della città, del traffico, di tutti i comfort della vita quotidiana, della solita “normalità”. Quel luogo esiste davvero, e si chiama Slab City, una comunità i cui abitanti locali sono chiamati gli Slabs.

Slab City: Credit photo

Slab City si trova nel sud est della California, non molto lontano da Salton Lake, famoso per la spiaggia fatta di ossa. Non si tratta di una comunità vera e propria, bensì di un agglomerato di persone che hanno deciso di trasferirsi, per vivere appieno quella sensazione di libertà impossibile da trovare altrove.
È un accampamento dove la gente, stanca della realtà, cerca di isolarsene, per cercare di trovare da la propria strada senza distrazioni esterne.

Slab City si trova nel bel mezzo del deserto, dove l’elettricità non esiste, e le temperature così calde mettono a dura prova chi decide di trasferirsi. Qui la vita è fatta di semplicità. Chi ci vive può fare affidamento su pannelli solari e un sistema di scarico personale. Può condividere una doccia e una cisterna di cemento che viene alimentata da una sorgente calda a qualche metro di distanza.

Quando è nata Slab City?

Esattamente sul luogo dove un tempo sorgeva una base Militare americana, attiva durante la Seconda Guerra Mondiale, durante gli anni Cinquanta. Quel luogo maledetto su cui vennero testate sperimentazioni militari. In particolare quelle delle bombe utilizzate dagli americani per l’attacco ad Hiroshima e Nagasaki.
Dopo la chiusura della base (640 acri di terra abbandonata), iniziano a insediarsi i primi campeggiatori. Il culmine si raggiunge negli anni 80, quando diventa un vero e proprio villaggio, popolato da persone il cui stile di vita è totalmente alternativo, alla ricerca di tranquillità e distacco dalla realtà. Un posto per tutti e di nessuno.

La zona di Slab city non è una realtà tutelata dal governo americano, infatti molte persone sono spinte a provare quest’esperienza di vita proprio perché si sentono completamente libere.
L’assenza dello Stato porta a creare delle leggi proprie, o forse alla completa assenza di regole. Non è difficile infatti che qualche lite finisca per ricorrere a delle sparatorie o incendi. Slab City è anche il posto in cui fuggitivi o ricercati trovano un posto in cui rifugiarsi.

La vita scorre lontano dal trambusto della città, tra silenzio, camper, e aria calda. Tra le attrazioni della “Città” ci sono: la biblioteca della comunità, il golf, un giardino di sculture, diversi circoli sociali dove si suona musica dal vivo. Oggi questo luogo è diventata una meta turistica, volta comunque al rispetto dei locali e delle loro abitazioni. L’invasione del turismo, in uno di quei pochi luoghi del mondo in cui si può vivere indisturbati, non è certo la cosa migliore.

La comunità degli Slabs è un misto di valori e ideologie che cambiano da persona a persona e che compongono una comunità sempre nuova e diversa, mai banale, che condivide un tema centrale: l’allontanamento dalla normalità.

La Salvation Mountain

Leonard Knight

Nei pressi di Slab City sorge la Salvation Mountain, l’immagine che ha reso popolare questo posto. Una montagna artificiale colorata e addobbata con dipinti e scritte a pittura acrilica nel bel mezzo del deserto. La grande opera di Leonard Knight, che è stato un artista visionario che ha dedicato gran parte della sua vita a questa realizzazione. Si tratta di un messaggio di amore dedicato a Dio.

Nel ’67 Knight, soldato americano addestrato a Fort Knox (Kentucky), reduce dalla guerra in Corea (alla quale partecipò solo verso la fine), è di ritorno nel Vermont dove era nato. Fa visita alla sorella, con la quale va per la prima volta a Messa. Dopo quel giorno decide di dedicare la sua intera vita alla diffusione del suo messaggio di amore e pace verso Dio. Una decisione improvvisa, dettata da un sentimento che nemmeno lui ha mai spiegato.

Il primo progetto

è quello di creare una mongolfiera con la scritta God Is Love, che fallisce per problemi tecnici di cui non era esperto. Tempo più tardi si ritrova a Slab City, di cui si innamora. Qui decide di costruire una montagna artificiale per esprimere il suo amore nei confronti di Dio. Inizia a creare quella che sarebbe diventata la Salvation Mountain.

Un’enorme montagna colorata cosparsa di frasi e citazioni tratte dalla Bibbia. Nel corso degli anni Knight riceve moltissime donazioni di vernice che gli permettono di finire il suo lavoro. Per più di 20 anni ha vissuto ai piedi della sua opera, continuando costantemente a riempirla e colorarla.

Salvation Mountain, Slab City, California


Il paradosso in questa storia è che Knight si ritrovò a creare la montagna dedicata all’amore per Dio, proprio a pochi passi dalla base militare in cui un tempo vennero testate le bombe destinate a distruggere migliaia di vite.

Gli Slabs e Chis McCandless

Dal film Into the Wild, nella comunità degli Slabs.

Gli slabs segnano anche una delle tappe più importanti del viaggio di Chris McCandless, la cui storia è raccontata nel meraviglioso libro di Jon Krakauer “Nelle terre estreme”. Da cui è stato tratto l’omonimo film “Into the wild” diretto da Sean Penn e interpretato da Emile Hirsch, con l’emozionante colonna sonora di Eddie Vedder.


Chris si imbatte in Jan e Bob, una coppia che viveva a circa cinque chilomentri da Niland, in un posto che i locali chiamavano appunto Slabs. Un luogo in cui, non appena arriva Novembre, quando il tempo peggiora nel resto del paese, si riuniscono circa 5000 tra emigranti, girovaghi e vagabondi di ogni tipo, numerosi hippie che arrivano dal Canada, chiamati snowbirds, che sfuggono dal freddo inverno canadese.


Persone che decidono di uscire dalla quotidianità, e si dirigono verso un luogo fuori dal mondo, per vivere con pochi soldi, poche cose, sotto quel cielo incredibilmente stellato.

Gli Slabs fungono da capitale stagionale di una brulicante società itinerante, di una tollerante cultura di “gommati” che coinvolge pensionati e indigenti, esiliati e disoccupati perenni. Parliamo di uomini e donne d’ogni età, di persone in fuga dai creditori, da relazioni finite male, dalla legge o dal fisco, dagli inverni dell’Ohio, dalla monotona routine della vita del ceto medio.
(Jon Krakauer, “Nelle terre estreme”)

Un luogo fatto di musica

Ogni anno, da novembre a marzo è il periodo più pieno: le roulotte affollano la zona, che si riempie di gente in festa. Il venerdì sera gli ospiti si ritrovano al Range, il centro della comunità, dove ognuno può partecipare al talent e mostrare la sua abilità, senza giudizi né prese in giro.

Slab City è un luogo che in pochi conoscono, forse solo quelli che vivono un po’ come se fossero al di fuori del mondo che li circonda. Questo posto è una civiltà che nasce e si disgrega costantemente, con solo alcuni temerari che vi persistono e lo vivono davvero come una casa. Che poi forse, sono anche coloro che vedono il mondo in maniera diversa, un modo tutto loro.

Marina Lombardi

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