La Groenlandia e le sue risorse minerarie al centro della competizione internazionale

Elezioni in Groenlandia

In Groenlandia Il 6 aprile scorso si sono tenute le elezioni per il parlamento nazionale, che hanno visto la vittoria del partito di opposizione Inuit Ataqatigiit (“comunità del popolo”), il cui leader Mute B. Egede è ora Primo Ministro. Fino a qui niente di insolito, allora perché i risultati sono apparsi su gran parte delle testate giornalistiche internazionali? In gioco, assieme ai 31 seggi del parlamento nazionale c’era un’importante scelta riguardante il futuro economico e ambientale del Paese, di fronte alla quale i 56 mila abitanti si sono trovati nel momento del voto.

Le elezioni anticipate si sono svolte in seguito ad una crisi scaturita dalla perdita della maggioranza a sostegno del governo, avvenuta per il cambio del leader del partito vincitore Siumut e dell’allora Primo Ministro Kim Kielsen e a causa di una divergenza in materia ambientale. Il sopraggiunto Erik Jensen si è rivelato meno favorevole riguardo alla possibilità di sfruttamento del territorio per l’estrazione mineraria ed è proprio questo il tema che attira l’attenzione degli altri Paesi sui risultati delle elezioni in Groenlandia.

La questione ambientale

Per capire come mai sia così importante una decisione riguardo allo sfruttamento delle terre rare, bisogna considerare l’economia e la posizione internazionale dell’isola artica e gli interessi che diversi paesi hanno nei confronti del suo territorio. Si stima che nel suo sottosuolo ci siano il 20% delle riserve naturali mondiali, molte delle quali non sono sfruttate. Il riscaldamento globale sta però sciogliendo aree sempre maggiori di permafrost, rendendo più accessibili risorse prima impossibili da raggiungere. Per poter estrarre materie prime, fondamentali per le nuove tecnologie, comprese le automobili elettriche, sono diversi i Paesi che vorrebbero accrescere la loro presenza sul territorio e si trovano in competizione. Un esempio significativo lo offrono le azioni degli Stati Uniti che, dopo aver proposto, fallendo, di acquisire l’isola dalla Danimarca, hanno riaperto l’ambasciata a Nuuk, a sud-ovest dell’isola, chiusa dal 1953.

Il giacimento minerario del monte Kuannersuit (il cui nome danese è Kvanefjeld) è uno dei luoghi su cui si sono concentrate le multinazionali del settore ed è una sua possibile apertura all’estrazione che si pone al centro del dibattito sulle politiche ambientali del paese. Gli studi per valutare l’apertura di una miniera per le terre rare hanno previsto dei rischi troppo elevati di inquinamento. I rifiuti tossici e radioattivi derivanti dalla presenza dell’uranio potrebbero colpire mari e terre meridionali del paese e intaccare il settore della pesca, fondamentale per l’economia locale.

Cosa ne pensano i cittadini?

Alcune gravi conseguenze sociali relative allo sfruttamento delle terre artiche erano state presentate qui assieme alla centralità acquisita dall’area nella competizione internazionale. Lo sfruttamento da parte delle multinazionali con base estera rappresenta per la Groenlandia un’opportunità di crescita economica, ma le problematiche ambientali e sociali non sono da sottovalutare. Le scorse elezioni ci mostrano che i cittadini non sembrano disposti a rischiare. Non si può ritenere definitivamente stabilito il futuro andamento della strategia del governo al riguardo, ma la vittoria del partito ambientalista ha di certo indicato l’attuale orientamento della maggior parte dei cittadini.

Anna Franzutti

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