L’urlo di Allen Ginsberg

Allen Ginsberg nasce il 3 Giugno 1926 da due genitori di confessione ebraica. Naomi, la Madre, convinta comunista, è emigrata negli USA dalla Russia a seguito della rivoluzione del 1905. Il padre, Louis, è un socialista e aspirante poeta che lavora come insegnante in una scuola superiore a Paterson nel New Jersey.

Quando Allen era ancora piccolo la madre inizia a soffrire di schizofrenia e viene presto internata in un ospedale psichiatrico. Questo episodio influirà per tutta la vita su lui e suo fratello, che ne soffriranno moltissimo.

Durante la High School Allen è molto bravo e dopo la maturità viene accettato alla Columbia University. L’anno seguente, attraverso Lucien Carr, conosce Jack Kerouac. Questi sono gli anni di esordio di una subcultura intellettuale ancora poco definita ma che in poco tempo si autodefinirà: Beat Generation.

L’inizio dell’urlo

Il suo vero inizio è il 7 Ottobre 1955, alla Six Gallery, 3119 Fillmore Street, San Francisco: ore 23.00. Allen Ginsberg si esibisce per la prima volta nella lettura di The Howl, il suo poema, convinto a organizzare il primo reading pubblico dall’editore Ferlinghetti, che il giorno seguente decide di pubblicare l’opera.

Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche, trascinarsi per strade di negri all’alba in cerca di una pra di furia, hipsters dal capo d’angelo bramare l’antico spaccio paradisiaco che connette alla dinamo stellare nel meccanismo della notte, che povertà e stracci e occhiaie fonde e strafatti stavan lì a fumare nel sovrannaturale buio di case con acqua fredda librati su tetti di città contemplando jazz, che il cervello spogliavamo al cielo sotto l’elevata vedendo angeli maomettani barcollare su tetti di condomini illuminati, che in università eran di passaggio con occhi raggianti e cool allucinando-Arkansas e Blake-lumilievi tragedie tra studiosi della guerra

Le menti di cui parla Ginsberg sono persone reali che hanno preso parte a questo movimento e che ha incontrato durante gli anni alla Columbia. Menti che hanno iniziato a scambiarsi sogni, progetti, ambizioni letterarie, tristezze e dolori. Il gruppo originario è molto piccolo ed è composto da: jack, Kerouac, William Burroghs, Lucien Carr, Joan Vollmer ed Edie Parker.

Quella sera è l’esordio di Howl, il poema che legittima definitivamente le ambizioni culturali di un nuovo movimento, la Beat Generation. Howl è un urlo di rabbia, una chiamata generazionale agli altri giovani, una sfrontata celebrazione delle abitudini bohémien e allo stile di vita che va contro le regole sociali.

Un nuovo stile letterario

La poetica di Ginsberg è un collegamento tra il modernismo poetico e il romanticismo antieroico, che accenna alla poetica della Lost Generation e propone un verso libero fatto di associazioni visionarie. Il testo di Howl è un poema molto complesso, sia per i temi che affronta sia per la sua struttura.

Con questo poema Ginsberg si fa portavoce del coming-out che fino ad allora, e anche per molto tempo dopo, è un’altra di quelle cose socialmente osteggiate e marginalizzate. Fino ad allora il tema della sessualità, in particolare quello omosessuale, era stato rimosso quasi completamente dalla cultura mainstream. Diversamente dai testi letterari che parlavano del tema con un’accezione tragica, pubblicati precedentemente, Ginsberg ha il coraggio di dichiarare la bellezza e la legittimità di ogni desiderio sessuale.

I temi affrontati

La prima parte di Howl è la descrizione di una generazione che va contro.  È la celebrazione di una pazzia, una sessualità senza limiti, della bellezza e della creatività che derivano dalla droga. Tutto ciò è descritto nel modo provocatorio di chi sa quanto queste idee e pratiche siano marginalizzate nella società americana di metà anni ’50. Lo sa perché le ha vissute.

Howl ha un tono nuovo, esaltato, alto e rivendicativo, che non ha nulla da nascondere. Nonostante questo, la performance ha anche un che di tragico che deriva dalla consapevolezza dello stato di marginalità in cui si trova chi vuole contrapporsi alle pratiche sociali considerate normali. Questi sentimenti emergono nella seconda parte, quella in cui Ginsberg spiega meglio la ragione della ribellione bohémien. Descrive la società americana come Moloch, «una divinità patriarcale che sacrifica i suoi figli per l’ossessione della ricchezza e del pudore, che rende tutti completamente insensibili alla bellezza e all’intelligenza critica».

Le ultime due parti concludono l’opera parlando dell’amicizia tra gli intellettuali alternativi che condividono i disagi sociali e li percepiscono in modo profondo e quasi autodistruttivo. L’ultima parte è una celebrazione dell’intellettualità controculturale dei “battuti”: i Beat.

Beat e non Lost Generation

A differenza dei poeti della Lost Generation, a cui la poetica di Ginsberg accenna, lui si distacca dalla generazione precedente. Questa è nuova, è una generazione di Outsiders che non ha lasciato gli USA per l’Europa. Ma che vive e viaggia per il continente tra Upper East Side, Greenweech Village (NY), tra North Beach (San Francisco) e Venice Beach (Los Angeles). Che lo attraversa da ogni parte, da New York a Denver, da San Francisco a New Orleans, dal New Jersey alla California del Sud, fino a città del Messico e al Sud America. Lungo una strada di costante ricerca di un’identità che consenta di sfuggire alla rigidità sociale che è imposta dalla cultura mainstream.

Allen Ginsberg

Quella di Ginsberg non è posa, è una realtà raccontata in una struttura letteraria e innovativa. Lui ha veramente incontrato menti brillanti che hanno sperimentato la propria “stagione all’inferno”.

Quella sera del 7 Ottobre 1955 in cui per la prima volta Howl viene letta segna uno stravolgente inizio della Beat Generation. Le testimonianze raccontano la performance come un’opera di intensa teatralità, una lettura che in questo frangente è scandita dagli interventi di Kerouac, mezzo ubriaco, che incita la folla. L’intensità ricorda una jam session, un’improvvisazione jazz. Anche se il testo non è basato sull’improvvisazione, ma viene rivisto e ritoccato a lungo prima di diventare l’opera definitiva.

È quella sera che Howl diventa il manifesto dei giovani alternativi, l’emblema di una condizione sociale marginale che urla a una battaglia non violenta.  

In The Dharma Bums

Jack Kerouac racconta l’evento nel suo libro The Dharma Bums così:

Seguii tutta la banda di poeti schiamazzanti quella sera, che fu la sera in cui ebbe inizio il Rinascimento poetico di San Francisco. C’erano tutti. Fu una notte pazzesca. E fui io a scaldare l’ambiente andando in giro a raccogliere monetine da un pubblico piuttosto sulle sue. Tornai con tre enormi brocche da quattro litri di borgogna californiano e li feci ubriacare tutti, finché verso le 23.00 mentre Allan Ginsberg leggeva, ululava il suo poema Ululato (Howl/Urlo) ubriaco e fradicio e a braccia tese, tutti si misero a urlare “Vai, vai, vai!”

Marina Lombardi

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