Olimpiadi 1980 – 1984: lo sport durante la Guerra Fredda

Le Olimpiadi, così come tutte le manifestazioni sportive a livello internazionale, assumono sempre un valore politico: dalla scelta della città ospitante alla collezione delle medaglie, che diventano simbolo dei rapporti di potere tra gli Stati. L’aspetto geopolitico delle Olimpiadi ha assunto un ruolo primario soprattutto in passato, durante la Guerra Fredda: oggi vi parliamo di due edizioni in particolare, le Olimpiadi del 1980 e quelle del 1984, caratterizzate da una vera e propria invasione della politica nel mondo dello sport.    

1980: le Olimpiadi di Mosca

La XXII edizione dei giochi olimpici si tenne a Mosca, capitale dell’allora Unione SovieticaAlla manifestazione parteciparono solo 80 nazioni: 65 boicottarono completamente l’edizione, altre 15, invece, permisero ai propri atleti di partecipare ma sotto la bandiera del comitato olimpico anziché quella nazionale.   

Il boicottaggio partì dai grandi avversari dell’Unione Sovietica: gli Stati UnitiL’URSS, proprio l’anno prima, aveva iniziato l’invasione dell’Afghanistan, con l’intenzione di deporre l’allora Presidente Hafizullah Amin e supportare il filo sovietico Babrak Karmal. In campo vi erano non solo le forze armate ufficiali della Repubblica Democratica dell’Afghanistan, ma anche i mujaheddin, i patrioti supportati ufficiosamente da vari Stati, tra cui proprio gli Stati Uniti.  Negli USA, in quell’anno, si sarebbe votato per le presidenziali, e il presidente in carica Jimmy Carter, per guadagnare consenso tra gli elettori, attuò la strategia del pugno duro contro gli avversari, anche minacciando un boicottaggio delle Olimpiadi se le forze sovietiche non si fossero ritirate dall’Afghanistan. L’estrema proposta statunitense fu quella di cancellare i giochi o spostarli, se l’ultimatum non fosse stato accolto dal governo sovietico.

La scelta di Carter, però, fu controproducente su tre fronti: prima di tutto il boicottaggio non fermò l’invasione sovietica, che continuò fino al 1989; poi non servì a farsi rieleggere, in quanto alle elezioni del 1980 salì al potere Ronald Reagan. Infine la mossa politica ebbe gravi ripercussioni anche sul piano sportivo: gli atleti dell’Unione Sovietica, praticamente senza rivali al loro livello, conquistarono un trionfo senza precedenti, guadagnando ben 195 medaglie.  

Come si comportò l’Europa?

Alcune nazioni seguirono la scelta degli Stati Uniti e non si presentarono ai giochi; altre invece, tra cui Francia, Italia e Gran Bretagna, presentarono la loro delegazione ma senza inno o bandiera nazionale. La scelta nei Paesi alleati, però, non fu semplice e in alcuni casi, come quello britannico, si risolse in un vero e proprio scontro tra governo, che puntava al boicottaggio, e comitati olimpici nazionali, che chiedevano invece di separare lo sport dalla politica. 

Anche i Paesi del Terzo Mondo trasformarono la manifestazione sportiva in una rivendicazione politica, minacciando di non prendere parte ai giochi se il Sud Africa, all’epoca in regime di Apartheid, non fosse stato bandito dalla competizione. Per guadagnarsi il loro appoggio, l’Unione Sovietica impedì la partecipazione del Sud Africa ai giochi, evitando così la disfatta totale della manifestazione.   

Ventinove tra i Paesi che non mandarono la loro delegazione di atleti ai giochi (compresa l’Italia, che aveva mandato i propri senza bandiera) organizzarono proprio negli USA, a Philadelphia, un’altra competizione, il Liberty Bell Classic, in cui si svolsero, però, solo alcune gare di atletica. 

1984: le Olimpiadi di Los Angeles

Anche questa edizione, come quella del 1980, fu macchiata dallo scontro politico. Il boicottaggio partì dall’Unione Sovietica, seguita poi da altri 13 Stati, tra cui Cuba, Corea del Nord e Afghanistan. Le giustificazioni per l’assenza delle delegazioni furono le più svariate (“scarse misure di sicurezza”, dissero i sovietici), ma la motivazione a capo di tutte era ripagare con la stessa moneta gli Stati occidentali che avevano boicottato l’edizione quattro anni prima.  

Alle Olimpiadi parteciparono, però, alcuni Paesi socialisti: la Cina, la Jugoslavia e anche la Romania, nonostante questa fosse Stato membro del Patto di Varsavia, che riuniva tutti i Paesi socialisti sotto la sfera di influenza dell’URSS. La Cina tornò a partecipare ai giochi olimpici dopo quasi trent’anni di assenza e l’edizione fu un successo per i suoi atleti, che si piazzarono al quarto posto del medagliere. Al primo posto, ovviamente, gli Stati Uniti; mentre al secondo, a sorpresa, la Romania di Ceausescu. L’Italia, favorita forse dall’assenza di alcuni Paesi, guadagnò invece un importante quinto posto.  

In fin dei conti possiamo dire che nessuno dei due boicottaggi ebbe l’effetto sperato: nel caso dei giochi di Mosca, tuttavia, furono molti i Paesi che aderirono alla protesta americana e la loro assenza, se non sul piano economico, ebbe quantomeno dei risvolti sul piano mediatico. L’azione sovietica, invece, fu un fallimento e la ventitreesima edizione fu quella che vide più Stati partecipanti fino a quel momento: ben 140. 

Marta Fornacini

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