Scomparsi: i desaparecidos nel mondo

Oggi, 30 agosto, ricorre la giornata internazionale dei desaparecidos. Un avvenimento importante che, come molte altre giornate di commemorazione, ha lo scopo di portare a galla fatti spesso taciuti e di non permettere al tempo di offuscare il ricordo di coloro che già la mano dell’uomo ha tentato di cancellare. Sono infatti questi i desaparecidos, dallo spagnolo “scomparsi“. Persone che sono state cancellate, fatte sparire, come se non fossero mai esistite. Più precisamente, persone imprigionate in luoghi occulti o uccise per motivi politici. Ma come nasce questo fenomeno? Analizziamolo più attentamente.

La generazione perduta

1977. Buenos Aires, Argentina. In Plaza de Mayo, di fronte al palazzo presidenziale, alcune donne sfilano con il capo coperto da un fazzoletto bianco e immagini di giovani volti appese al collo. Su un cartello appare la scritta ¿Donde estan?, “dove sono?”. Si tratta della protesta pacifica che ogni giovedì svolge l’associazione Madri de Plaza de Mayo, composta dalle madri dei desaparecidos, ovvero coloro che sono stati fatti prigionieri per ragioni politiche durante la dittatura. Gli anni tra il 1976 e il 1984 rappresentano infatti un’epoca nera per l’Argentina. A seguito del colpo di Stato del 24 marzo 1976, il comandante dell’esercito Jorge Rafael Videla si proclama capo di Stato spodestando la presidente Isabelita Péron e istituendo una Giunta militare. Ne segue un periodo di forte repressione della popolazione, con circa 30. 000 scomparse. Per rendere l’idea, Videla fu soprannominato “Hitler della Pampa”.

La dittatura trova i suoi oppositori soprattutto nelle giovani menti che si oppongono al regime con varie proteste, anche violente, ispirate da quella che era stata la Rivoluzione cubana svoltasi un ventennio prima e guidata proprio da un loro compatriota, Ernesto Che Guevara. I militari rispondono con una serie di rapimenti soprattutto ai danni di minorenni. Le modalità erano le stesse: militari non ufficiali rapivano in piena notte i dissidenti portandoli via a bordo di una Ford Falcon verde scuro senza targa. Ciò avveniva sotto gli occhi di tutti, ma un sistema di paura e omertà permetteva di agire indisturbati. Dopodiché, nessuna notizia dei giovani rapiti era riportata ai famigliari. Questi ragazzi scomparivano nel nulla. L’assoluto mistero della sorte degli arrestati e il terrore provato dalle famiglie, fece in modo che il fenomeno rimanesse taciuto per anni, oltre che ignorato dal resto del mondo.

Un episodio degno di nota fu la cosiddetta notte delle matite spezzate: una mossa di repressione organizzata dai militari contro i movimenti studenteschi delle scuole superiori, colpevoli solo di aver protestato contro la rimozione del boleto estudiantil, un tesserino che concedeva sconti sui libri di testo e sui trasporti. In quell’occasione furono rapiti e uccisi un gran numero di studenti, di cui la gran parte minorenni.

Nella maggior parte dei casi i detenuti erano rinchiusi in luoghi indiscreti e torturati senza alcun processo. Secondo alcune fonti, spesso testimonianze di militari coinvolti nell’operazione, molti desaparecidos furono condannati ai cosiddetti vuelos de la muerte, i “voli della morte”: venivano lanciati da aerei militari nell’Oceano, spesso dopo che gli era stato squarciato il ventre per diventare subito preda degli squali. Un sorte tragica, soprattutto se pensiamo che le vittime erano principalmente ragazzini.

I militari non si facevano scrupoli, inoltre, a rapire le donne in stato interessante. Le facevano partorire per poi ucciderle, e i figli venivano dati in adozione alle famiglie di militari. Nacque dunque un’altra associazione, le Nonne de Plaza de Mayo, con lo scopo di localizzare i bambini sequestrati e riconciliarli alle proprie famiglie. Questa operazione continua ancora oggi che i neonati di allora sono ormai adulti che non conoscono ancora la verità sulle proprie origini.

La questione dei desaparecidos argentini segna una profonda ferita nella storia dell’America latina, ancora oggi viva e pulsante. Le Madri e le Nonne di Plaza de Mayo non cessano di combattere per ritrovare i loro figli e nipoti, anche a distanza di anni, anche se probabilmente molti di loro sono morti da tempo.

Un fenomeno mondiale

Il terribile fenomeno dei desaparecidos ha negli anni assunto un significato più ampio che va oltre la storia argentina. Indica infatti più generalmente coloro che sono state vittime di sparizione forzata ed interessa dunque varie zone del mondo. Come affermato da Amnesty International, una volta i rapimenti erano per lo più appannaggio di dittature militari. Oggi le sparizioni forzate hanno luogo in ogni parte del globo e in una pluralità di contesti: conflitti interni, repressione politica, attività di gruppi armati di opposizione. A rischiare sono soprattutto i difensori dei diritti umani, i parenti degli scomparsi che si mettono alla loro ricerca, i testimoni e gli avvocati per i diritti umani. Dal Messico alla Siria, dal Bangladesh al Laos, dal Pakistan all’Egitto e al Marocco, le sparizioni sono un problema del passato che getta ombra sul presente o un problema contemporaneo. Vediamo ora più da vicino alcune delle aree interessate.

Sempre secondo le ricerche di Amnesty International, dal 2011 al 2015 in Siria sono scomparse quasi 85.000 personeoppositori politici, difensori dei diritti umani, attivisti così come semplici cittadini o insegnanti che avevano preteso il pagamento degli stipendi. Di fronte alla brutalità del conflitto armato queste scomparse sembrano passare in secondo piano, ma non bisogna dimenticare questi uomini e donne ancora oggi rinchiusi in vari centri di detenzione governativi sparsi nel deserto siriano.

In Sri Lanka decine di migliaia sono le persone scomparse durante il conflitto tra l’esercito e il gruppo paramilitare di stampo terroristico “Tigri del Tamil”. Pochi casi sono stati risolti e ancora oggi le famiglie subiscono varie intimidazioni.

Nel 2007 in Messico sono scomparse circa 25.000 persone. Memorabile fu la sparizione di 43 studenti dell’istituto magistrale di Ayotzinapa, nello stato di Guerrero. I ragazzi si stavano recando a una manifestazione di protesta a Iguala contro la riforma scolastica quando sono stati attaccati da agenti di polizia e da altri uomini armati. Alcuni sono stati immediatamente uccisi, altri sono spariti nel nulla. Oltre a questo fenomeno peculiare, sempre in Messico si verificano ogni anno molte scomparse soprattutto a seguito del sistema di narcotraffico che affligge il Paese.

In Egitto si registrano circa tre casi di scomparsa forzata al giorno per mano della famigerata polizia segreta. Lo svolgimento è simile a quello della dittatura argentina: rapimenti avvengono di notte, a volte sotto gli occhi di molti ma omertosamente taciuti. Le vittime vengono rinchiuse in centri di detenzione e torturate fino alla morte. Sono soprattutto studenti, giornalisti, ricercatori, che in un modo o nell’altro finiscono coinvolti negli affari del governo. Tra questi ricordiamo l’italiano Giulio Regeni, un caso ancora oggi avvolto nel mistero, e Patrick Zaki, studente presso l’Università di Bologna, ancora oggi detenuto per ragioni sconosciute.

Oggi è una giornata importante, non solo per ricordare i desaparecidos. Ma anche per non dimenticare la lotta di migliaia di famigliari che come le Madri de Plaza de Mayo ancora oggi si battono per la verità. Queste donne coraggiose donano un prezioso insegnamento: mai lasciarsi abbandonare all’omertà e lottare sempre e comunque per la verità.

Come dice Vera Vigevani Jarach, una delle più note esponenti dell’associazione delle Madri: “Solo chi pensa può comprendere che serve un cambiamento nel mondo, pertanto si può affermare che “pensare è un fatto rivoluzionario”. Questo è quello che io dico sempre ai ragazzi quando parlo nelle scuole, perché sono una militante della memoria, è: riflettete perché queste cose non accadano mai più, non bisogna mai essere indifferenti, mai essere passivi, bisogna guardarsi intorno e non accontentarsi delle informazioni che si ricevono dai media, bisogna stare attentissimi ai sintomi, che possono apparire anche in piena democrazia, perché, come diceva Primo Levi, quello che è accaduto una volta può accadere di nuovo“.

Caterina Malanetto

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