Giornata mondiale della salute mentale. Intervista a T.

In occasione della Giornata mondiale della salute mentale, che si è tenuta ieri, domenica 10 ottobre, ho avuto modo di parlare con T., unə amicə, riguardo ad un tema molto delicato. Insieme abbiamo infatti parlato di disturbi mentali, nemici invisibili che molto spesso colpiscono senza che nemmeno abbiamo modo di accorgercene.

Il nome e il genere dell’intervistatə sono stati oscurati, così da garantirne la privacy.

Ciao T., è un vero piacere poter parlare con te. Prima domanda, come stai?

Ciao Malvi! Grazie per la domanda. Come forse sai non amo molto le dicotomie e quindi non mi piace rispondere alla tua domanda con un bene-male. Preferisco dirti che sono in equilibrio e che il mio equilibrio mi consente di passare delle giornate in cui sto estremamente bene e altre in cui sto così così.

Ho preparato delle domande, se alcune sono troppo scomode puoi tranquillamente non rispondere, va bene?

Certo!

Quando è che le cose hanno iniziato ad andare peggio e hai pensato che vi fosse un’unica possibile e definitiva via di fuga?

Ho iniziato a stare male a tredici anni, dopo che era venuta a mancare una persona del mio nucleo famigliare.

A diciassette anni mi è stata diagnosticata una depressione melanconica grave associata a un’anoressia che mi ha costrettə in ospedale.

Long story short, dopo il ricovero avevo ripreso ad alimentarmi ma continuavo a odiarmi e a non riuscire a vedere il mondo a colori. È stata dopo la morte di mio nonno che ho capito che a morire volevo essere io. Mi sono fattə del male per tanto tempo, finché un giorno di maggio ho deciso che non aveva più senso cercare vie traverse ma farla finita e basta. Per fortuna il tentativo non ha avuto successo.

È troppo se ti chiedo se eri consciə di quello che stava succedendo? Sapevi cosa stavi facendo?

Ero consciə del fatto che fossi malatə, in ospedale la cosa mi era stata messa davanti. Il fatto è che non pensavo potesse esserci un’altra vita diversa da quella che avevo vissuto nei miei primi 18 anni.

Cosa è successo dopo? Vi è stata una diagnosi o già vi era in precedenza?

La diagnosi, o meglio le diagnosi, come ho detto, sono arrivate intorno ai diciassette anni.

Dopo aver pensato di farla finita sono successe molte cose: un’estate infernale, continue perdite e riprese di peso e infiniti pianti. A fine estate mio padre ha preso in mano la situazione prendendo una decisione grandissima al posto mio. Ritrovarmi in una città nuova in mezzo a sconosciuti mi ha permesso di dire “Okay T., qui nessuno sa quanto stai male e che probabilmente potresti morire. Devi farti conoscere per lə verə T. che sei.”. Non è stato facile, ho avuto paura perché le mie patologie mi hanno definitə per moltissimo tempo, ma posso dire che ne è valsa la pena.

Pensi che chiedere aiuto sia, in parte, utile per la risoluzione dei problemi legati a malattie mentali?

Penso che sia importante ma che molto spesso non sia possibile. Io stessə non sono mai riuscitə a chiedere aiuto. Penso, piuttosto, che chi ci ama non debba avere paura di essere mandato a quel paese (scusa il francesismo) se si mette in mezzo e chiede aiuto al posto nostro… Non sarei qui a rispondere a queste domande se delle persone non avessero chiesto aiuto al mio posto. Ma soprattutto chi vive questa situazione da famigliare, amico, ecc non deve colpevolizzarsi se non percepisce subito il dolore dell’altro.

Ti va di raccontarmi come è avvenuto il recupero? Oggi vedo di fronte a me una bellissima persona!

Come ti ho detto il recupero è fatto di tanti passi. Molto spesso, soprattutto la mia famiglia, ha creduto che non ci fosse una via d’uscita.

Penso che ad un certo punto scatti qualcosa che ti porta o a intraprendere un percorso di guarigione o a cronicizzarti. Per me, ritrovarmi in un ambiente nuovo è stata una benedizione, ma per altri potrebbe essere letale. Dipende da tantissimi fattori e non penso sia il luogo opportuno in cui esplorarli.

Ti consideri unə survivor?

Non credo molto in queste definizioni. Penso, però, di essere molto fortunatə perché riesco a vedere il mondo e ciò che mi circonda in un modo diverso dagli altri: sicuramente colmo di una luce invisibile a molti.

Cosa diresti a chi oggi sta male e non vede una possibile via d’uscita?

Di non cercare di accendere la luce, ma di fidarsi che quella luce c’è.

Grazie davvero.

Malvina Montini

Crediti immagine di copertina: https://www.opigrosseto.it/8-news/793-giornata-mondiale-salute-mentale-2020.html

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