Piccola storia di Vanchiglia: da Borgh dël Fum a quartiere universitario

C’è stato un tempo in cui il quartiere Vanchiglia veniva definito un “paesino in città” e la cosa non stupisce molto chi è avvezzo a frequentarlo durante le prime ore del mattino, quando piazza Santa Giulia si colora con i banchetti del mercato e si sentono voci molto diverse da quelle degli universitari che la frequentano di sera.

Inizialmente Vanchiglia era un luogo semi paludoso e da questo, probabilmente, deriverebbe il nome: da vengh un termine popolare che indicherebbe il fango, o anche Vinchilia, cioè zona dei “vinchi” (giunchi o arbusti). Successivamente, nel corso del XIX divenne il primo porto fluviale della città e, a causa dei numerosi opifici e stabilimenti che iniziarono a popolare la zona, insieme a Vanchiglietta, si guadagno il nome di Borgh dël Fum. Di questo retaggio industriale di Vanchiglia sono presenti ancora oggi delle evidenti testimonianze: dallo stabilimento Società Consumatori Gas-Luce (oggi Italgas) all’ex stabilimento Venchi, poi opificio militare, in Corso Regina Margherita.

Nel corso dell’800, dopo aver superato una pesante epidemia di colera, la zona iniziò a prendere la forma odierna. Dopo Casa Antonelli e la Fetta di Polenta, nel 1862 inizia la costruzione di uno dei simboli della vita in Vanchiglia: Santa Giulia. La chiesa fu fortemente voluta dalla Marchesa Giulia di Barolo, che negli anni dell’epidemia si era dedicata alla cura degli abitanti del quartiere. La chiesa di Santa Giulia, oltre ad essere il primo edificio in stile neogotico francese di Torino, diede anche la spinta iniziale alla riqualificazione del borgo, che iniziò ufficialmente nel 1872, quando l’allora sindaco Felice Rignon autorizzò la bonifica della zona.

Nel ‘900 Vanchiglia si configura quindi come un quartiere diviso fra gli artigiani, i grandi opifici e le tipiche case di ringhiera. Un’altra svolta, però, avvenne durante la ricostruzione del secondo dopoguerra, dopo la distruzione dovuta ai pesanti bombardamenti che danneggiarono irreparabilmente una buona fetta della città. Nel 1958 venne infatti bandito un concorso per l’ideazione di una nuova sede per l’Università di Torino, che avrebbe dovuto prendere il posto dei vecchi edifici militari fra via Verdi e via Sant’Ottavio. Palazzo Nuovo fu progettato, fra gli altri, da Gino Levi-Montalcini, fratello del premio Nobel per la medicina Rita, e venne ultimato nel corso di un decennio. Le polemiche e le problematiche che oggi vengono in mente pensando a Palazzo Nuovo non sono affatto una novità degli ultimi anni: appena ultimato, l’edificio fu oggetto di polemiche sia perché giudicato esteticamente discutibile, sia per la rottura con i metodi costruttivi tradizionali. Negli anni ’70 fu teatro di scontri e proteste studentesche ma divenne anche uno dei motori che ha lentamente portato Vanchiglia a diventare un quartiere universitario, con i pregi e i difetti che questa definizione può portarsi dietro.

L’aggiunta più recente al panorama è stato il Campus Einaudi sul Lungo Dora, edificato su una delle ex aree industriali di Vanchiglia. Il quartiere si è così consacrato definitivamente a zona universitaria, immagine che sembra essere ancora forte dopo un anno di apparente abbandono.

Daniela Carrabs

foto di copertina: Fotografia di Fabrizia Di Rovasenda, 2010. © MuseoTorino

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