Il velo islamico e la violenza razziale

In seguito agli attentati dell’11 settembre, il velo islamico è diventato l’emblema dello scontro tra Oriente e Occidente.

Quando i mass media parlano di islam, l’immagine utilizzata è sempre quella di una donna velata. Questa immagine è diventata il simbolo per eccellenza della comunicazione di massa sulle notizie riguardanti questa religione.

Il velo è apparso sulla scena internazionale assumendo connotazioni mediatiche spesso negative ed è stato associato a una pluralità di culture e di paesi molto diversi tra loro. Ha aperto, inoltre, un dibattito mondiale riguardo all’essere prescritto o meno dal Corano, su cosa debba coprire e sul se si tratti o meno di una libera scelta.

Insomma, questo indumento è divento oggetto di conversazione nei campi più disparati, facendo discutere e provocando reazioni razziste fino ad arrivare ad atti di violenza veri e propri.

Il post 11/09

Nella quotidianità del post 11 settembre, le donne velate hanno iniziato ad essere viste in maniera negativa. Il loro incontro ha creato spesso sospetti e paure e sono state considerate una minaccia alla sicurezza, ai valori secolari e ai diritti conquistati dalle donne.

Ad incrementare questi sentimenti sono stati anche gli attentati terroristici degli ultimi anni e, soprattutto, l’esplosione mediatica delle immagini sull’Isis. Le donne velate hanno visto così aumentare visibilmente gli atti di razzismo nei loro confronti. Se prima si trattava più che altro di essere viste come “diverse”, adesso quella diversità sembra essere diventata un pretesto per azioni razziste sempre più accentuate.

Le donne musulmane, che sono facilmente identificabili, continuano ad essere vittime di atti di violenza, insulti e percosse finalizzate a strappargli il velo di dosso. Nei mesi successivi all’11 settembre, per molte di loro divenne pericoloso uscire di casa e farsi vedere in pubblico. La situazione si aggravò a tal punto che alcune organizzazioni di donne musulmane iniziarono a consigliare di non indossare più il velo in pubblico.

Solidarietà e ripresa

Negli USA fu anche lanciata la campagna “Scarves for Solidarity”, per cui un gruppo di donne, non di fede islamica, per solidarietà iniziò ad indossare il velo.

Dopo questa fase di paura, le donne musulmane negli USA e in Europa hanno pian piano riniziato a mostrare la propria identità religiosa. Infatti, dal 2002 si è registrato un aumento del numero di donne velate. Inoltre, oggi la questione è presa in carico anche dalle rivolte e manifestazioni femministe, che combattono per i diritti civili dei più deboli.

Nelle parole di molte di loro, l’uso del velo è frutto di una libera scelta, che rappresenta la volontà di adempiere ad un principio dell’islam e di sentirsi parte integrante della propria comunità religiosa.

Indipendentemente dalle questioni legate alla libera scelta o meno, e tralasciando gli obblighi legali imposti dalla shari’a (la legge islamica) a livello politico e di stato, la questione del velo riguarda un’atto di violenza. Una violenza razziale che dilaga soprattutto nelle società occidentali, che nel professare la libera scelta e l’indipendenza culturale, sembra comunque continuare a guardare al velo con un occhio critico e diffidente.

Marina Lombardi

foto in copertina: vocecontrocorrente.it

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