Il fascismo e l’ossessione per gli slogan

Quando siamo a piedi, in bici, in macchina, in treno, guardiamo sempre ciò che ci circonda. Il paesaggio, il cielo, i vecchi cascinali, le case di un tempo. Ma non è tutto oro ciò che luccica. A tutti sarà capitato, più o meno raramente, di leggere sui muri “CREDERE OBBEDIRE COMBATTERE”, “MUSSOLINI HA SEMPRE RAGIONE”, “CON IL DUCE FINO ALLA MORTE” oppure le semplici forme “DUCE”, “DUX”.

Scritte del Ventennio (Foto di Luigino C.)

Ora facciamo un passo indietro e torniamo nel secondo quarto del cosiddetto “Secolo breve”. Ci troviamo in Italia e l’analfabetismo regna sovrano. Al potere c’è Benito Mussolini. Per mantenere la propria autorevolezza ha bisogno di una massiccia propaganda che possa inculcare giuste idee alla popolazione. I mezzi comunemente utilizzati sono la semplice radio ed il cinema (con l’Istituto Luce). Manca qualcosa, manca quel mezzo che possa disciplinare i cittadini oltre i veri e propri mezzi comunicativi. Le scritte murarie rappresentano un giusto mezzo per incanalare idee e convinzioni. Basta un’occhiata fugace alla frase per ricordarsela e pensare alla scritta tutta la giornata.

Inizia, perciò, un vero e proprio periodo in cui gli “slogan” mussoliniani compaiono epigrafati su edifici pubblici e privati, su case, cascine, stazioni ferroviarie… su muri qualsiasi. Diviene fondamentale collocare queste scritte vicino a vie di scorrimento o nei centri delle città, in modo tale che più persone possibili possano mirarle. Il fenomeno nasce nelle città (viste le creazioni di realtà urbane nuove pronte per essere “imbrattate”), per poi propagarsi verso le periferie e le aperte campagne.

Scritta fascista a Floresta (Foto di Davide Mauro)

Le lettere sono composte a caratteri cubitali, in modo tale che si possano vedere anche in lontananza. La maggior parte indicano dei veri e propri imperativi assoluti, dei doveri a cui la popolazione deve sottostare. Accanto alle brevi scritte si trovano frasi estrapolate dai discorsi del duce.

Ne riportiamo alcune, per lo più prodotte nell’area piemontese. A Racconigi (CN) troviamo “CREDERE OBBEDIRE COMBATTERE”, a Confreria (CN) “DUCE”, a Parodi Ligure (AL) “IL CREDO DELLE NAZIONI È LEGATO ALLA LORO POTENZA DEMOGRAFICA”, a Vercelli “LA TERRA E LA RAZZA SONO INSCINDIBILI, ATTRAVERSO LA TERRA SI FA LA STORIA DELLA RAZZA E LA RAZZA DOMINA E SVILUPPA E FECONDA LA TERRA”, a San Salvatore Monferrato (AL) “MUSSOLINI HA SEMPRE RAGIONE”, a Pontechianale (CN) “VINCERE O MORIRE”, a Madonna dell’Olmo (CN) “ROMA DOMA”, a Roma “FEDE E DISCIPLINA”, a Fossano (CN) “LA BATTAGLIA DEL GRANO RISPONDE AD UNA NECESSITÀ FONDAMENTALE DELLA VITA ECONOMICA DELLA NAZIONE”.

Scritta fascista sul muro di una casa di Asso (Foto di Davide Veniani)

Con la fine del Secondo conflitto mondiale le scritte vennero cancellate sulle pareti dei luoghi pubblici, ma rimasero in cascine e case private. Alcune di queste sono giunte fino a noi. I muri continuano a parlare dopo più di mezzo secolo.

Ma una domanda sorge spontanea: queste scritte (ormai sbiadite dal tempo) devono essere restaurate o cancellate definitivamente? Raffigurano un valore storico oppure un’apologia del fascismo? Se da un lato la scritta fascista può rappresentare un elemento storico da non cancellare, dall’altro può rappresentare, anacronisticamente, un panegirico al fascismo. Il nostro Paese non ha molta memoria, deve ancora fare i conti con il passato (basti ricordare la divisione tra chi vuole festeggiare il 25 aprile e chi no…), è giusto, al giorno d’oggi, vedere ancora scritte elogianti il duce e restaurarle nel caso si siano sbiadite negli anni? Ognuno di noi risponderà a questa domanda come meglio crede, non c’è risposta corretta o sbagliata. Però possiamo instaurare un dubbio: se la scritta è un “reperto storico”, non è reperto storico anche la decisione di cancellarla?

Giulia Arduino

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