Nichilismo Giovanile: Umberto Galimberti

Umberto Galimberti è un filosofo, accademico e psicoanalista italiano, nonché giornalista de La Repubblica. Nel suo libro L’ospite inquietante: il nichilismo e i giovani definisce i giovani nichilisti attivi.

Secondo Galimberti i giovani sono interessanti perché non negano di vivere in un epoca nichilista, non vivono di quella cultura cristiana secondo la quale il futuro è sempre positivo (perché la nostra cultura, volenti o no, è influenzata dal cristianesimo, che non è solo una religione ma un vero e proprio inconscio collettivo).

La religione cristiana alla base della nostra cultura, è caratterizzata dal fatto che il futuro è una promessa, una soluzione collettiva secondo la quale c’è sempre un rimedio a tutti i mali. Questa cultura appartiene a tutti coloro che sono cresciuti in un Paese cristiano come il nostro, siano essi praticanti, atei o agnostici. Secondo quest’ottica possiamo dire che siamo tutti cristiani in occidente.

Tutto è cristiano in occidente

La logica cristiana che pervade la nostra cultura vede il passato come male, il presente come redenzione e il futuro come salvezza. Ma la nostra cultura occidentale è anche quella scienza che, similmente pensa il passato come, ignoranza, il presente come ricerca, il futuro come progresso.

In ogni caso il futuro è visto come sempre positivo. Secondo la visione della nostra cultura di Galimberti, anche Marx è cristiano: il passato è ingiustizia sociale, nel presente implodono le contraddizioni del capitalismo, e per il futuro si spera una forma di giustizia sulla terra.

Anche Freud la pensa allo stesso modo: la nevrosi e il trauma si formano nel passato, il presente è analisi e il futuro guarigione. Tutto è positivo in occidente, fino anche Nietzsche, per la prima volta, descrive l’epoca che verrà come un’epoca nichilista, dove si aggirerà un ospite inquietante, il nichilismo appunto, caratterizzato da alcune componenti: la mancanza di uno scopo, la mancanza di risposte e la svalutazione dei valori.

La mancanza di uno scopo

Questa condizione è associata ad uno sguardo sul futuro, per il quale esso non custodisce alcuna finalità, nessun’obbiettivo da raggiungere, nessun progetto realizzabile. La prospettiva del futuro cambia: non è più una promessa, perché non c’è più qualcosa da realizzare.

Manca la risposta al Perché

Perché mi devo impegnare? Perché mi devo dare da fare? Perché devo stare al mondo? In Italia il tasso di suicidi tra i giovani è di 400 persone all’anno. Secondo Galimberti una delle spiegazioni principali è l’impossibilità di trovare risposte ai perché. Questa situazione è strettamente collegata alla mancanza di scopo di cui parlavamo prima: noi tutti cresciamo perché qualcosa ci spinge, non perché qualcosa ci attrae. E se manca lo scopo che cosa ci può attrarre veramente?

Ai giovani oggi non è più concesso pensare di migliorare la situazione con la fiducia che in futuro ci sarà un rimedio ai mali del presente. Emerge oggi più che mai la necessità di essere realisti. Galimberti ci dice che i giovani sanno benissimo di non avere un futuro, sanno che non c’è. L’utilizzo di sostante stupefacenti, l’abuso di alcol, il dormire fino a mezzogiorno, sono così diffusi perché sono sentiti come un’esigenza, la necessità di anestetizzarsi dall’angoscia di una prospettiva futura, che è più semplice non guardare, meglio vivere il presente, in diretta 24 ore su 24, in una sorta di esaltazione potente.

Questa condizione è anche legata all’ insignificanza sociale giovanile: se i giovani non vengono convocati, interpellati, ascoltati, si assopiscono. Questo è il motivo per cui vivono di notte, perché di giorno sono vissuti come un problema e non come una risorsa.

Svalutazione dei valori

I valori sono coefficenti sociali che una società adotta perché li ritiene più idonei a ridurre la conflittualità, se questi vengono svalutati il sistema entra in crisi e provoca delle reazioni che possono non essere gestite.

Essere nel mondo

Oggi la realtà è diversa rispetto al passato, gli anziani, gli adulti non sanno dare consigli ai giovani. Perché? Innanzitutto per effetto dell’avvento dell’informatica. Oggi i ragazzi non sono più nel mondo, sono nel mondo virtuale. Il mondo è diventato la conversazione informatica. Non hanno un modello d’insegnamento che gli spighi come essere all’interno del mondo perché sono loro stessi a comporre il nuovo mondo che si sta creando sempre più velocemente.

Bisogna quindi ascoltarli nelle occasioni in cui si aprono: quando sono bambini. I bisogni di un bambino non sono solo le necessità fisiologiche. Generalmente le madri si occupano dei problemi fisici dei bambini mentre i padri difficilmente parlano. Queste fragilità si associano a quelle della scuola, proprio negli anni più formativi per i bambini. Nei primi sei anni di vita, infatti, le persone costruiscono definitivamente le proprie mappe cognitive, il loro modo di conoscere emotivamente la realtà, il modo di percepire, e stabilire una risonanza emotiva in ordine agli eventi del mondo e ai propri gesti. E queste strutture prendono forma nel primi sei anni di vita secondo Freud, secondo le neuro scienze nel primi tre anni di vita.

Quindi come passano i primi tre anni di vita i bambini oggi?

Cartoni animati, baby sitter, televisione, smartphone. Ma ogni tanto, come spiega Galimberti, attraverso i disegni fanno vedere come conoscono il mondo, ed è lì che si impone la necessità di ascolto. Una risposta semplice della quale, però, il funzionamento cognitivo di un bambino ha estremamente bisogno. Non basta un “dopo lo guardo” e un bacio.

La costruzione delle mappe cognitive implica anche la costruzione dell’identità. L’identità è un dono sociale, non qualcosa con cui siamo nati. Si tratta del prodotto del riconoscimento da parte degli altri: sono loro che ci rendono riconoscibili nella società. Se ad un bambino viene detto di non essere bravo, questo costruirà la propria identità in maniera negativa. Costruire l’identità di un bambino non è quindi un processo semplice, e non si può creare solo in maniera passiva, guardando un disegno o ascoltando una storia. Le identità si creano anche con le risposte da parte dei genitori, degli insegnanti, in generale, con le risposte altrui.

“Ah quando sei grande capirai”

Gli esseri umani, e i giovani e i bambini, in particolare sono alla ricerca del principio di causalità. Se una persona riesce a costruire dei nessi tra un evento e un altro, non i spaventa di fronte alla quotidianità: si è stabilito un nesso di causalità, per cui di fronte alla causa ci si aspetta l’effetto e questo riduce il tasso di angoscia. La ricerca dei nessi causali è fondamentale per avere dei codici del mondo ma se alla domanda “Perché?” si risponde “Ah, quando sei grande capirai”, questo non può avvenire.

Galimberti ammonisce quindi, su come sia inutile stupirsi quando dai 12 ai 13 anni non si riesce più a comunicare, dopo che si è adottato questo approccio. I danni affettivi della prima infanzia sono alla base anche delle manifestazioni schizofreniche e delle psicosi nell’età adolescenziale.

Entrando nell’adolescenza inizia l’età della crisi, corrispondente con il massimo di pulsioni erotiche, sessuali, e il minimo controllo razionale. I lobi frontali, quelli della razionalità arrivano a maturazione a vent’anni. Se prima non si è riusciti a costruire un dialogo concreto e sistemico, il recupero è difficile e a volte può risultare impossibile.

Per finire, la creazione di essere umani in relazione alle circostanze è un percorso difficile e complesso, che non dovrebbe mai essere sottovalutati.

Tratto da: l’ospite inquietante, di Umberto Galimberti.

Crediti foto di copertina

Marina Lombardi

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