Rotta balcanica: non chiamatela emergenza!

In occasione dell’inizio del secondo semestre di lezioni per l’Università di Torino, si è tenuta una conferenza che aveva l’obiettivo di fare luce sulla rotta balcanica. Il processo migratorio è un fenomeno che fa parte della realtà sociale europea, è inutile cercare soluzioni che spostino il problema altrove, bisogna attuare delle politiche che possano migliorare le condizioni di vita di coloro che migrano, in maniera strutturale. È possibile, ce lo dicono diversi professionisti intervenuti durante l’evento organizzato dal Dipartimento di Culture, Politica e Società: giornalisti, docenti universitari e un eurodeputato hanno affrontato il tema da vari punti di vista. Anna Franzutti ce ne parla nel suo nuovo articolo.

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Politica o apolitica estera?

Ashraf Rami, nel suo nuovo articolo, ci accompagna in una riflessione su come l’Italia gestisce i propri affari esteri. Infausti esempi come il caso di Giulio Regeni, di Patrick Zaki e dei diciotto pescatori, sicuramente dimostrano la difficoltà del nostro Paese nel farsi valere nelle dinamiche internazionali. A prescindere dal colore politico, i governi che si sono succeduti nell’ultimo ventennio hanno dato la precedenza alle relazioni con l’Unione Europea, sfavorendo quelli con i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Come mai? Forse per la crescente aggressività da parte di Turchia e altri, forse per la sempre più radicata paura dell’altro che i flussi migratori portano con sé, l’Italia tende a vedere il Mediterraneo unicamente come fonte di stress.

Un’avventura ad Est

E’ iniziato tutto come una vacanza, alla ricerca del relax e del sole. Non si poteva prevedere che sarebbe diventata un’avventura. Partiamo da casa di buon mattino, con la macchina stra carica, un giorno d’agosto. L’euforia della partenza non lascia spazio al sonno, nonostante le poche ore di riposo. Dopo circa 4 ore di viaggio…