Polonia e Bielorussia: i migranti diventano strumenti

Migliaia di migranti si trovano ormai da tempo nel territorio inospitale al confine tra Polonia e Bielorussia. Essi sono diventati lo strumento di protesta da parte della Bielorussia a fronte delle misure restrittive attuate nei suoi riguardi dall’Unione Europea da qualche anno a questa parte. La Polonia, da parte sua, ha dichiarato lo stato di emergenza nel tentativo di giustificare la negazione del diritto di asilo ai migranti che si trovano alle sue frontiere, tratto fondamentale degli Stati di Diritto che appartengono all’UE. Il risultato è la morte di persone, esseri umani, che con questo scontro non hanno nulla a che fare. Ce ne parla la nostra redattrice @em.agli nel suo nuovo articolo.

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“La crisi migratoria”: nuova vignetta di @vignette_incazzate

Da qualche giorno oramai la crisi al confine tra Polonia e Bielorussia è al centro del dibattito, politico e mediatico. Incalzati dal governo di Lukashenko, migliaia di migranti provenienti soprattutto dal Medio Oriente sono ammassati alle frontiere di Polonia, Lettonia e Lituania, respinti dai soldati di entrambi le parti: 10 sono morti nelle ultime settimane, secondo il quotidiano polacco Gazeta Wyborcza. L’Unione Europea, da sempre divisa sul tema dell’accoglienza, non riesce a prendere una decisione comune, e gli stati avanzano ognuno per conto loro, tra respingimenti che vanno contro il diritto internazionale e promesse di erigere muri che speravamo di esserci lasciati alle spalle anni fa.
Basterà imporre delle nuove sanzioni economiche al regime di Minsk, così come promesso dalla Commissione Europea, o è forse giunta l’ora di rispondere a tono alle provocazioni dell'”ultimo dittatore d’Europa”?

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I migranti nella terra di nessuno: la crisi migratoria al confine tra Bielorussia ed Unione Europea

I rapporti tra Unione Europea e Bielorussia sono ai ferri corti da più di un anno oramai e l’ultima mossa di Lukashenko non sta certo migliorando la situazione. Da qualche mese il governo bielorusso attrae con l’inganno migranti da tutto il Medio Oriente, promettendo loro di poter entrare facilmente all’interno dell’Unione Europea. In realtà le frontiere sono chiuse e i migranti rimangono ammassati in condizioni precarie ai confini con Polonia, Lituania e Lettonia, nella terra di nessuno. Ce ne parla Marta Fornacini nel suo nuovo articolo.

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Il viaggio di Samia Yusuf Omar

Lo scrittore milanese Giuseppe Cazzotella nel suo libo “Non dirmi che hai paura” ha dato a Samia Yusuf Omar l’opportunità di raccontare la sua storia. E lo fa immaginandosi la forza della voce di una giovane somala che scappa dal proprio Paese dilaniato dal terrorismo e dalla guerra per rincorrere il suo talento. Cazzotella si è immerso nella storia di Samia, a cui dona l’opportunità di raccontare con forza e fragilità la sua storia di speranza. La redattrice Federica Siani ci riporta la vicenda di una ragazza che non ha mai avuto paura.

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“Letale Disprezzo” negli accordi sull’immigrazione tra UE e Libia

L’agenzia delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (UNHCHR) nel mese di maggio ha rilasciato un rapporto nel quale vengono accusate le politiche di gestione dell’immigrazione lungo la rotta del Mar Mediterraneo centrale. In accordo anche con le parole dell’Alto Commissario Bachelet in occasione della presentazione, l’UE, gli Stati membri e le autorità libiche dovrebbero cambiare le pratiche in atto, perché con gli accordi attuali si verificano diverse violazioni dei diritti umani, dalla Libia all’arrivo in Europa. Ce ne parla @anna_franzu .

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Ceuta, l’abbraccio che ha fatto il giro del mondo

Il 17 e il 18 maggio scorsi migliaia di migranti sono riusciti a superare il confine tra Marocco e Spagna, arrivando a Ceuta. Il governo spagnolo a provveduto in poche ore a rimpatriare almeno la metà dei migranti. Nel suo ultimo articolo, la nostra redattrice Gaia Bertolino ci parla di questo flusso migratorio, per lo più straniero agli italiani. E ci racconta di Luna Reyes, giovanissima volontaria, e del suo abbraccio con un migrante.

La (non) vita dei campi profughi e la scuola che salva i giovani

Il nuovo articolo di Anna Franzutti ci racconta di un progetto che incentiva l’istruzione e la creatività dei ragazzi che vivono nei campi profughi. Still I rise è un’organizzazione indipendente con l’obiettivo di favorire l’educazione in alcuni dei punti più critici del pianeta. Dall’hotspot di Samos, dove tutto è iniziato, alla Siria e la Turchia, ma il progetto si sta espandendo. Da Mazí, la prima scuola costruita da Still I rise, è nata una mostra che ha fatto il giro del mondo testimoniando la vita quotidiana dei ragazzi di un campo profughi, raccolta in un libro i cui guadagni contribuiscono a finanziare il progetto educativo.
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L’Unione Europea ha commesso crimini contro l’umanità?

Lo scorso 3 giugno è stata presentata un’accusa alla Corte Penale Internazionale rivolta all’Unione Europea e a determinati Stati membri – Italia, Germania e Francia – per la morte di migliaia di persone negli ultimi anni nel Mar Mediterraneo. Gli autori principali della denuncia sono i due giuristi Juan Branco, che ha precedentemente lavorato per…