Patria perduta e patria ritrovata: gli ebrei marocchini di Israele

La storia del conflitto israelo-palestinese è ben conosciuta e diffusamente dibattuta. Meno noti invece sono i movimenti migratori degli ebrei appartenenti alle comunità millenarie del Medio Oriente e del Nord Africa all’indomani della creazione dello Stato di Israele. Nel nuovo articolo di Eleonora Bolzan approfondiamo le circostanze e le ragioni che hanno spinto decine di migliaia di ebrei a lasciare il Marocco tra il 1948 e gli anni ’70.

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“Letale Disprezzo” negli accordi sull’immigrazione tra UE e Libia

L’agenzia delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (UNHCHR) nel mese di maggio ha rilasciato un rapporto nel quale vengono accusate le politiche di gestione dell’immigrazione lungo la rotta del Mar Mediterraneo centrale. In accordo anche con le parole dell’Alto Commissario Bachelet in occasione della presentazione, l’UE, gli Stati membri e le autorità libiche dovrebbero cambiare le pratiche in atto, perché con gli accordi attuali si verificano diverse violazioni dei diritti umani, dalla Libia all’arrivo in Europa. Ce ne parla @anna_franzu .

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La storia è sempre storia contemporanea

Era l’8 agosto del 1956 quando nella miniera del Bois du Cazier si consumò la tragedia nella quale persero la vita 262 minatori, di cui più della metà erano emigrati italiani. Il fenomeno delle migrazioni è antico e complesso, caratterizzato da violenze, difficoltà, lotte e pregiudizi. La paura del diverso, della novità è un’emozione intrinsecamente umana e partendo da questa consapevolezza bisogna agire. L’integrazione degli italiani in Belgio è un esito felice di questo incontro, difficile e sofferto. Oggi più che mai, in un mondo sempre più globalizzato e connesso, costruire una società all’insegna della multiculturalità e del rispetto dei diritti umani è un dovere e una responsabilità. Perché in fondo quello che ci rende tutti uguali è il nostro essere umani; Marcinelle non è poi tanto diversa dalla tragedia avvenuta a Lampedusa nel 2013. Nel suo nuovo articolo, Arianna Guidotto delinea il tema delle migrazioni in Italia dall’Ottocento ai giorni nostri.

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Rotta balcanica: non chiamatela emergenza!

In occasione dell’inizio del secondo semestre di lezioni per l’Università di Torino, si è tenuta una conferenza che aveva l’obiettivo di fare luce sulla rotta balcanica. Il processo migratorio è un fenomeno che fa parte della realtà sociale europea, è inutile cercare soluzioni che spostino il problema altrove, bisogna attuare delle politiche che possano migliorare le condizioni di vita di coloro che migrano, in maniera strutturale. È possibile, ce lo dicono diversi professionisti intervenuti durante l’evento organizzato dal Dipartimento di Culture, Politica e Società: giornalisti, docenti universitari e un eurodeputato hanno affrontato il tema da vari punti di vista. Anna Franzutti ce ne parla nel suo nuovo articolo.

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Politica o apolitica estera?

Ashraf Rami, nel suo nuovo articolo, ci accompagna in una riflessione su come l’Italia gestisce i propri affari esteri. Infausti esempi come il caso di Giulio Regeni, di Patrick Zaki e dei diciotto pescatori, sicuramente dimostrano la difficoltà del nostro Paese nel farsi valere nelle dinamiche internazionali. A prescindere dal colore politico, i governi che si sono succeduti nell’ultimo ventennio hanno dato la precedenza alle relazioni con l’Unione Europea, sfavorendo quelli con i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Come mai? Forse per la crescente aggressività da parte di Turchia e altri, forse per la sempre più radicata paura dell’altro che i flussi migratori portano con sé, l’Italia tende a vedere il Mediterraneo unicamente come fonte di stress.