Chi si ferma è perduto: l’ansia sociale di non aver fatto abbastanza nell’era dell’iperproduttività.

In una società febbrile come quella occidentale, ormai ricavarsi del tempo da dedicare alla nostra interiorità è diventata un’utopia. L’imperativo regnante è quello di vivere all’insegna della produttività, senza perdere tempo in attività futili. Le nostre agende si riempiono senza lasciarci la possibilità di ribattere, e spesso questo ritmo frenetico diventa abitudine: essere sempre in movimento diviene necessità, per la paura di rimanere da soli con noi stessi, ormai estranei con cui non sapremmo comunicare. Ma quanto è importante re-imparare ad annoiarsi? Ce ne parla Matilde Botto nel suo articolo.

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Filone Djokovic

Negli ultimi giorni il tennista numero 1 al mondo, Novak Djokovic, ha fatto parlare molto di sé e non per una nuova impresa sportiva. La storia è risaputa: per partecipare agli Australian Open, Novak é atterrato in Australia, dove le regole sull’immigrazione prevedono che nessuno possa entrare se non avendo compiuto l’intero ciclo vaccinale, con un’esenzione medica che gli avrebbe permesso di giocare anche senza vaccino. Fermato all’aeroporto dalle autorità nazionali, il giocatore è ora costretto a passare la quarantena chiuso in una camera di hotel, fino a domani, quando si deciderà del suo destino.
Djokovic é subito stato innalzato a simbolo: per il governo australiano e per i pro vax di tutto il mondo, “Novax” si sarebbe comportato da sbruffone, pensando di poter aggirare le regole grazie al suo prestigio e, perché no, alla sua ricchezza. Per la sua famiglia, il governo serbo e i no vax, sarebbe invece un perseguitato, simbolo dei cittadini liberi che non vogliono piegarsi ai leader mondiali, addirittura paragonato a Spartaco e a Gesù. Per qualcun altro, il solo fatto di aver donato in beneficenza durante il periodo della pandemia fa di lui un benefattore, al quale questo “passo falso” dovrebbe essere lasciato passare senza troppe critiche.
Al di là del caso personale del giocatore, questa storia ci ricorda che non è vero che nel nostro mondo le regole sono regole e che tutti devono rispettarle. Sarà una pandemia a far cambiare finalmente qualcosa nella nostra società?

Vignetta di @vignette_incazzate.

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“Bolsonaro chi?”: nuova vignetta di @vignette_incazzate

Il Senato brasiliano accusa il presidente Bolsonaro di aver commesso crimini contro l’umanità.

Nel rapporto, frutto di un’inchiesta durata 6 mesi, Bolsonaro viene accusato di ben 11 crimini, tra cui promozione di false cure. Questo, e la decisione di ritardare l’acquisto dei vaccini, avrebbe causato la morte di più di 600mila brasiliani.

La nostra @vignette_incazzate ci ricorda come, durante la pandemia, molti esponenti della politica italiana abbiano appoggiato il metodo del presidente brasiliano. E adesso? Beh, hanno scelto la tattica che più riesce loro meglio: far finta di niente.

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“E siamo ancora qua”: nuova vignetta di @elle_fa_cose

Gli scioperi generali e le manifestazioni proclamate per il green pass in tutta Italia stanno causando disagi e confusione di cui potremmo anche fare a meno.
Proprio adesso che il Covid-19 ci sta dando un po’ di tregua, noi esseri umani non perdiamo occasione per metterci i bastoni tra le ruote.
Se, da un lato, lo Stato non ha di certo contributo a diffondere l’idea di un vaccino sicuro; dall’altro i no-green pass bloccano strade, aree portuali e mezzi. Per non parlare, poi, di chi se ne approfitta, mettendo in atto vere e proprie aggressioni squadriste.

La nostra vignettista @elle_fa_cose ci ricorda che l’autodistruzione è, con o senza Covid-19, la cosa che ci riesce meglio.

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Potere alle parole (giuste)

Mai come in quest’ultimo anno abbiamo capito l’importanza di scegliere le parole giuste, tanto da avere la necessità di crearne di nuove, in un vero e proprio “glossario della pandemia”.

Se da un lato c’è l’intuizione che esista una realtà a sé stante, la cui esistenza è indipendente dal modo in cui la descriviamo, dall’altra c’è la constatazione che i nomi che diamo alle cose non sono quasi mai semplici etichette, ma gesti sociali veri e propri, che guidano il modo in cui interpretiamo il mondo.

In che modo il linguaggio partecipa alla creazione della realtà, e perché – per dirla alla Nanni Moretti – “le parole sono importanti”?

Ce ne parla Rebecca Boazzo nel suo nuovo articolo.

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@a_wandering_sociolinguist

“Why so white?”: la nuova vignetta di @elle_fa_cose

Why so white? Perché così bianco? ⚪

Dal 30 agosto la Sicilia tornerà a tingersi di giallo, con le terapie intensive già sature dopo poco più di due mesi di zona bianca.
Allora cos’è andato storto?
La campagna vaccinale, che non ha portato i risultati sperati. I vaccinati sono, infatti, solo il 60% della popolazione. 💉

Con l’arrivo del vaccino pensavamo di poterci rilassare, eppure la nostra @elle_fa_cose ha dovuto ritrarre ancora una volta una nostra vecchia conoscenza.

Sarà solo un breve spin-off o l’inizio di una terza stagione? 🙈

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L’Università ai tempi del Covid, luci e ombre

Nell’ultimo anno le nostre #lezioni universitarie sono cambiate molto. Abbiamo conteso la connessione internet con fratelli e sorelle, sostenuto esami in pigiama e portato un po’ di #UniTo nell’Italia e nel mondo come “fuori sede ritornat* in sede”.

La #DAD ha modificato il nostro rapporto con l’Università?
L’ha migliorato o peggiorato?
Come sono cambiati i nostri spazi casalinghi, diventati luoghi di lezioni, esami e lauree?

Nel loro ultimo #reportage, Antonio Ruggiero e Sofia Cattaneo raccontano come il team di The Password si è relazionato in questi mesi con l’Università a distanza vissuta negli ambienti casalinghi.
Ecco qui le fotografie che hanno realizzato.

Anna: la recensione

Anna è la nuova serie tv di Sky, tratta dal romanzo omonimo del 2015 di Niccolò Ammaniti.
In Anna, una malattia mortale che resta dormiente fino alla pubertà ha sterminato la popolazione adulta lasciando soltanto i bambini e i ragazzi sotto i 14 anni a lottare per sopravvivere.

Nel suo nuovo articolo, Ginevra Gatti prova a spiegare perché, nonostante tratti di una pandemia mortale, Anna sia stata così apprezzata dal pubblico anche nel 2021. In particolare, ci mostra come l’estrema liricità della serie, il suo sguardo crudo e sincero sulla natura umana, ne facciano un gioiello assolutamente da non perdere!

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Il mestiere dell’odiatore

Coloro che sono familiari con i romanzi di Murakami Haruki, riconosceranno l’assonanza del titolo con il romanzo “Il mestiere dello scrittore”.

E in effetti – oggi più che mai – il mestiere dell’#odiatore e l’arte della scrittura sono strettamente collegati.

In questo articolo di @lightbluealice si osserva il fenomeno degli #haters, soprattutto quelli contemporanei, il cui #odio si riversa sui social network alla pari di veri e propri raid.

L’odio sui social è un fenomeno di gruppo: si forma nei gruppi segreti su Telegram o su Facebook, per poi convergere negli sh*tstorms.
E oggi, l’odiatore non prende più di mira solamente personaggi famosi, oppure le minoranze, bensì il “nemico pubblico” del mondo intero – che però per l’hater non esiste – la pandemia.

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Smart-working e influenze sociali: sarà davvero la pratica del futuro?

Durante il 2020 lo smart-working ha salvato molte aziende e garantito uno stipendio a molti lavoratori, ma può davvero diventare una pratica di lavoro del futuro? Siamo davvero pronti a questo cambiamento? Secondo alcune considerazioni la necessità di muoversi e incontrare persone, soprattutto a seguito della pandemia, sarebbe necessaria per il benessere psico-fisico di molti.

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