Mommy, la dysfunctional family di Xavier Dolan

di Giulietta De Luca

Xavier Dolan ha ventisei anni, conserva ancora l’aura di superiorità tipica dell’adolescenza e un anno fa ha vinto il Premio della Giuria al Festival di Cannes con il suo ultimo lungometraggio, l’acclamato Mommy. Dolan è un giovane genio, una sorta di Rimbaud moderno (non a caso uno dei personaggi di J’ai tué ma mère, altra pellicola del regista-ragazzino, ne porta il nome) che lascia la scuola a diciassette anni per dedicarsi al cinema e parlare “di vita”, come gli preme sottolineare. A vent’anni, dopo aver ottenuto qualche parte in spot pubblicitari e serie televisive, Xavier Dolan produce il suo primo film, J’ai tué ma mère, la cui sceneggiatura è parzialmente autobiografica ed è stata scritta dallo stesso Dolan – che ne interpreterà anche il protagonista – alla precoce età di sedici anni. Dopo il successo del primo seguono Les Amours imaginaires, Laurence Anyways, Tom à la ferme e, infine, Mommy, l’unico – o, per meglio dire, il primo – ad essere arrivato nelle sale italiane.

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Il film è ambientato in Canada, luogo di nascita di Dolan, in un ipotetico futuro in cui ai genitori di figli problematici viene offerta la possibilità di farli ricoverare in apposite strutture. Questo è esattamente ciò che fa Diane “Die” Despres (una strabiliante Anne Dorval), madre fuori dagli schemi e amante degli eccessi, con il figlio quindicenne Steve, magistralmente interpretato dal giovanissimo Antoine Olivier Pilon (classe 1997). Dopo un incidente causato dal ragazzo ai danni di un altro paziente dell’ospedale, però, Die è costretta a riprendere Steve, iperattivo e violento, con sé e a ricominciare una nuova vita insieme a lui. Ai due personaggi e al legame morboso che li lega si aggiunge poi la dirimpettaia Kyla (Suzanne Clèment), una professoressa balbuziente in cerca di una famiglia che non la faccia sentire emarginata come la sua. La pellicola di Dolan si abbatte sullo spettatore come una gigantesca onda e lo travolge con un miscuglio di urla, risa, rabbia e pianto. I colori sono vivaci e la luce quasi abbagliante, è un film disperato ma pieno di speranza, che parla di sopravvivenza e mostra l’amore quasi malato di una famiglia disfunzionale. I sacrifici di Die per il figlio, dannazione e miracolo della sua esistenza, il disturbante complesso edipico di Steve e la devastante voglia di Kyla di potersi esprimere liberamente sono un pugno nello stomaco dello spettatore. Xavier Dolan sa come narrare una storia e ha un’idea ben precisa di quello che sta raccontando. Sa creare personaggi a tutto tondo e sa renderli drammaticamente umani, in una straziante lotta contro gli ostacoli della vita e le scelte sbagliate. Quando si parla di Mommy è indispensabile citare la colonna sonora, che è un perfetto esempio di ciò che only 90’s kids will understand. Dolan infatti mischia epoche diverse, crea un contesto non specificato per poter inserire elementi della sua infanzia e della sua adolescenza. Per chi ha più o meno la sua età, le tracce sono significative come lo sono per i protagonisti. On Ne Change Pas di Céline Dion, Wonderwall degli Oasis, Colorblind dei Counting Crows e Blue, il tormentone degli Eiffel 65, sono solo alcuni dei brani a noi più che familiari che fanno la loro comparsa nel lungo metraggio. E ancora Welcome To My Life, dei Simple Plan, che ha scortato tutti noi nei primi passi verso l’adolescenza. Infine una mostruosamente azzeccata Born To Die, recente successo di Lana Del Rey, per accompagnare la scena finale, forse la più dolorosa. Dolan però non fa rivivere il passato solo tramite la musica: gli abiti, le automobili, gli apparecchi tecnologici… tutto sembra arrivare dritto dai primi anni Duemila. Ed è lo stesso regista ad ammettere questa sua preferenza in un’intervista: « […] detesto lo smartphone al cinema, detesto filmare le automobili moderne, sono così brutte dentro lo schermo. Steve ha un vecchio cellulare del 2002, 2003, e lo trovo più bello cinematograficamente.» Insomma, ci resta solo da sperare che l’enfant prodige non modifichi il suo stile per conformarsi a quello dell’ambiente hollywoodiano, dove debutterà presto con The Life and Death of John F. Donovan, in cui vedremo Jessica Chastain e Susan Sarandon.

Mommy_(film)

*http://www.marieclaire.it/Attualita/interviste/Intervista-a-Xavier-Dolan-regista-di-Mommy

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