Night in the woods e la salute mentale nei videogiochi

Uscito nel 2017, Night in the woods è il prodotto finale della Infinite Fall, uno studio fondato da Alec Holowka e l’animatore Scott Benson. Finanziato da un crowdfunding su Kickstarter (che raggiunse la quota in meno di un mese), il gioco – un single-player di esplorazione e avventura – ha riscosso molte critiche positive sia da parte del pubblico che dai critici, grazie alla sua storia, ai dialoghi e ai personaggi.

Il giocatore assume i panni di Mae, una giovane gatta che ritorna alla cittadina di origine, Possum Springs, abbandonando il college e non sapendo esattamente cosa fare della propria vita. A Possum Springs ritrova gli amici di infanzia, e scopre che se molte cose sono rimaste – e rimarranno – le stesse per sempre altre sono destinate a cambiare.
Nonostante il design molto semplice e quasi stilizzato dei personaggi (che consiste in una colorata varietà di animali), Night in the woods affronta temi molto particolari. Mae non è la persona allegra e sarcastica che sembra all’inizio del gioco: sebbene non venga mai specificato, si capisce subito che Mae ha un particolare disturbo dissociativo della personalità, e che ciò condiziona la sua vita molto più di quel che fa vedere esternamente. La sua decisione di non finire il college, soprattutto, mina la sua autostima. Man mano che progredisce il gioco, si assiste a un deterioramento della salute mentale di Mae, di giorno affetta dai pregiudizi del paese e di notte da incubi.

Guardare il mondo attraverso gli occhi di una persona con disturbi psichici e immedesimarsi in essa, affrontando i suoi stessi problemi e scoprendo le difficoltà di certe situazioni, aiuta a sensibilizzare chi non soffre di tali disturbi. Night in the woods non è certamente il primo videogioco a mettere un punto esclamativo su questo soggetto: tra i più famosi vi è Alice: Madness returns, il secondo titolo di American Mcgee ispirato ad Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, che vede un’Alice preda di gravi traumi infantili che ha mascherato con il Paese delle Meraviglie in modo da controllarli; Heavy Rain, in cui molti personaggi soffrono di diversi disturbi psichici tra cui allucinazioni e psicosi; Hellblade: Senua’s sacrifice, che in un’ambientazione dark fantasy riesce a trattare il tema dei disturbi mentali in un’epoca in cui non si conoscevano (la protagonista Senua ne è affetta costantemente).

Altri videogiochi, sia indie che non, hanno trattato questi temi, quasi sempre restando nel genere horror, come il già citato Alice: Madness returns. Recentemente si è sviluppata una maggiore consapevolezza della salute mentale (o dell’assenza di essa), e anche i videogiochi cercano di uscire dal genere standard dell’horror e trattare il tema in modi diversi, più introspettivi. Ciò aiuta il giocatore ad empatizzare con chi soffre di disturbi e malattie psichiche.

Quindi anche un videogioco all’apparenza semplice come Night in the woods può aiutare a saperne di più su questioni a cui la maggior parte delle persone rimane cieca o sorda, spesso (e purtroppo) volontariamente.

Federica Messina

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