Live Aid: non solo Queen

Dopo il successo colossale ottenuto dalla recente biopic sui Queen, “Bohemian Rhapsody”, il film musicale che ha ricavato più incassi nell’intera storia del cinema, si è risvegliato tra gli spettatori di tutte le età un rinnovato interesse per la band che ha segnato la storia della musica, portando alle stelle gli ascolti dell’omonimo album e non solo…

Nella scena conclusiva del film è stata magistralmente ricreata una buona parte dell’esibizione dei Queen al Wembley Stadium di Londra in occasione del Live Aid tenutosi il 13 luglio 1985. I venti minuti del loro concerto hanno senza dubbio lasciato un segno indelebile nella memoria di tutti i partecipanti e ancora oggi la loro performance viene considerata la più indimenticabile dell’intero evento. Nel 2018 un nuovo pubblico ha manifestato il proprio interesse per il concerto dei Queen al Live Aid proprio grazie al film e alla sua emozionante scena finale. Gli spettatori più curiosi possono divertirsi a confrontare la scena conclusiva del film con la vera performance della band, facilmente reperibile su YouTube (clicca qui per vedere il video).

Ma i Queen non sono che una piccolissima parte del Live Aid: in questo grandioso evento si sono esibiti circa 74 artisti di fronte ad un pubblico di 72.000 persone al Wembley Stadium di Londra e contemporaneamente più di 90.000 a Filadelfia al J.F. Kennedy Stadium. Il mastodontico concerto fu la più grande trasmissione via satellite di tutti i tempi: si stima che il 95% delle televisioni di tutto il mondo fosse sintonizzato sull’evento e circa il 40% della popolazione mondiale lo abbia seguito da casa. Se questa grandiosa iniziativa è destinata a restare eternamente viva nella nostra memoria è soprattutto grazie alla nobile causa per cui i suoi organizzatori, il cantante irlandese Bob Geldof e il leader degli Ultravox Midge Ure, hanno deciso di creare l’evento: tutti i fondi ricavati sono stati devoluti per combattere la povertà e la carestia in Etiopia, raccogliendo circa 150 milioni di sterline, superando di gran lunga ogni aspettativa.

Il Live Aid nel complesso è durato circa sedici ore, anche se ci sono stati più concerti tenutisi contemporaneamente tra gli stadi di Filadelfia e Londra. Tra gli avvenimenti che vanno ricordati troviamo senza dubbio le performance di Phil Collins, che da Londra riesce a volare in America esibendosi in due continenti nello stesso giorno. Lo ricordiamo anche per aver sostituito il batterista dei Led Zeppelin la cui morte aveva spinto il cantante Robert Plant a presentarsi a quel concerto con un altro nome: Page, Plant & Jones. Sempre in America hanno conquistato l’enorme pubblico una giovanissima Madonna, i Black Sabbath con la voce originale di Ozzy Osbourne, i Simple Minds, Eric Clapton, i Duran Duran, Mick Jagger e Bob Dylan. Il concerto in USA si è concluso con l’esecuzione di “We Are The World” da parte di tutti gli artisti, tra cui uno dei compositori della canzone, Lionel Richie.

Nel Wembley Stadium di Londra hanno calcato il palco altrettante celebri icone della musica tra cui gli Spandau Ballet, Sade e Sting. Un altro fatto memorabile è accaduto durate l’esecuzione di “Bad”, quando il cantante degli U2 Bono Vox ha aiutato una ragazza rimasta schiacciata tra la folla e ha condotto insieme a lei un romantico ed emozionante ballo lento (clicca qui per vedere il video). Ricordiamo ancora l’incredibile performance dei Dire Straits con la doppia voce originale di Sting in “Money for Nothing”, l’istrionico David Bowie, Elton John con il suo pianoforte e l’emozionante penultima esibizione di Paul McCartney con “Let it be”, in cui nonostante per i primi due minuti il microfono non funzionasse lo stadio è stato riempito dalle voci del pubblico, proprio come durante la performance dei Queen. Questo concerto invece si è chiuso con tutti gli artisti sul palco, rinominati Band Aid che hanno intonato “Do They Know It’s Christmas?”: il brano, così come “We Are The World”, era stato composto sempre per il medesimo scopo benefico. 

Eleonora Grossi

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