Le prime donne nel “diritto”

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Come è ben noto, le donne hanno conquistato un posto di prestigio in questo mondo soltanto dopo una lunga attesa e un rinnovamento culturale della nostra società. Se oggi non c’è da stupirsi nel vedere moltissimi volti femminili nei Tribunali e negli uffici più prestigiosi, un tempo le donne potevano solo sognare di indossare la toga.
Ripercorriamo la suggestiva storia delle prime tre donne che hanno potuto accedere alle professioni forensi: la prima avvocata, la prima giudice e la prima notaia.

Lidia Poet. La prima donna avvocata italiana era originaria di Perrero, in provincia di Torino. La sua storia è fatta di tante ingiustizie e sacrifici: pur essendo entrata nell’Ordine degli avvocati nel 1883, a 28 anni, divenne avvocato a tutti gli effetti secondo  le nostre leggi, soltanto a 65 anni. Questa giovane e ambiziosa donna, nel 1878 si iscrisse alla facoltà di legge dell’Università di Torino e si laureò in giurisprudenza il 17 giugno 1881 dopo aver discusso una tesi sulla condizione femminile nella società e sul diritto di voto per le donne. Nei due anni seguenti iniziò la pratica legale presso l’ufficio dell’avvocato e senatore Cesare Bertea. Superò gli esami per diventare procuratore legale, e riuscì ad entrare nell’Ordine degli Avvocati di Torino. Ciononostante, un procuratore generale denunciò alla Corte d’appello la sua iscrizione, motivandola proprio in riferimento al suo sesso, e l’11 novembre 1883, purtroppo, la Corte la accolse. La donna presentò un articolato ricorso alla Corte di Cassazione ma non ci fu niente da fare. Lidia, rassegnatasi, collaborò con il fratello Enrico e divenne attiva soprattutto nella difesa dei diritti dei minori, degli emarginati e delle donne. Non si sposò e non ebbe figli. Al termine del conflitto mondiale una legge Sacchi del 1919 autorizzò le donne ad entrare nei pubblici uffici, tranne che nella magistratura, nella politica e in tutti i ruoli militari.

Letizia De Martino. La prima magistrata italiana fu napoletana. Anche qui si trattò di una giovane donna di 27 anni, bella e di ottima famiglia, addirittura già sposata e con prole. Siamo però molto più vicini nel tempo. Ci troviamo negli anni Sessanta: precisamente il 9 febbraio 1963, quando il concorso in magistratura fu aperto anche al genere femminile. Così, il successivo 3 maggio 1963 fu bandito un concorso aperto a tutti e tutte e fu vinto da otto donne, che entrarono in servizio il 5 aprile 1965: tra esse c’era Letizia De Martino e altre sette donne ma lei, in particolare, arrivò seconda nella graduatoria dei vincitori e perciò può essere ritenuta la prima donna magistrato. Da allora, la magistratura è pian piano diventata sempre più a tinte rose: attualmente più della metà dei magistrati italiani indossano la gonna!

Elisa Resignani. Con un decreto del 12 agosto 1927, in forza della legge Mortasa, il Consiglio di Stato diede parere favorevole all’iscrizione delle donne per la prima volta ad un concorso per diventare notaio. Tra le due candidature femminili, figurò anche quella della dottoressa Elisa Resignani, una bella e colta 27enne che superata la difficilissima prova si collocò al centosessantottesimo posto sui centonovantacinque messi a concorso. Nel 1928, ottiene la nomina per la sede di San Germano Vercellese (Novara).

Francesca Ranieri

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