Bar del CLE in sciopero, futuro dei lavoratori a rischio

Da lunedì 16 settembre è in atto lo sciopero dei lavoratori del bar situato all’interno del Campus Luigi Einaudi, sciopero che ha portato alla chiusura temporanea del locale adibito fino a quando chi rischia il posto di lavoro non otterrà una risposta concreta riguardo il proprio futuro, ora più che mai incerto. La mobilitazione è iniziata in questi giorni in corrispondenza del termine della concessione per la gestione del locale, fino ad ora in mano ad “Ifm s.p.a.”, ma la situazione aveva iniziato a scaldarsi già dal mese di giugno, data la mancanza di chiarezza sul futuro dei lavoratori del bar, con il subentro nella gestione di “Sodexo”. Infatti, nelle gare di appalto, come quella riguardante il bar in questione, non è scontata quella clausola sociale che garantisce al lavoratore la continuità del contratto.
Sin da giugno, fino alla scelta estrema di questi giorni dello sciopero, il sindacato intercategoriale Cobas, che tutela i lavoratori in questione, ha richiesto continuamente un tavolo di confronto all’amministrazione di Unito, per poter garantire quella mancata tutela ai dipendenti e che fino ad oggi è stata continuamente rifiutata. Le colpe di questa incertezza ricadono su  entrambe le parti.

La scelta di Ifm s.p.a.

La Ifm, che lascia il testimone, provvede a licenziare 9 dei suoi dipendenti in maniera diretta, senza preoccuparsi di ricollocare chi si è dedicato alla cura del bar del Campus da anni in maniera meritevole. Chiunque frequenti o avesse frequentato le aule del CLE può confermare come un locale dalle dimensioni comunque non generosissime sia sempre riuscito a far fronte alle esigenze del gran numero di studenti che sono presenti lì tutti i giorni. Sono gli stessi studenti, inoltre, i primi a subire gli effetti di questo sciopero, che inizierà a far accusare i suoi effetti peggiori se dovesse prolungarsi fino all’inizio della prossima settimana con l’avvio delle lezioni. Un Campus di questa portata subirebbe un colpo non indifferente se dovesse far trovare le porte della tavola calda chiuse quando, alla prima settimana di lezioni, gli studenti dovranno cercare un altro posto dove passare la loro pausa pranzo.

Le mancate risposte di Sodexo

Dall’altro lato, la Sodexo, multinazionale facente parte del business della ristorazione che prenderà in mano le sorti dal locale a partire dal 24 di questo mese, tenta di allontanarsi dallo scontro, giustificandosi e riparandosi dietro il rispetto delle normative e dei normali procedimenti. Procedimenti, i quali, sembrano non tener conto di chi si trova rimbalzato tra le due concessionarie, davanti agli occhi di un’amministrazione universitaria che si aggrega al carro di chi se ne lava le mani.

Il silenzio di Unito sulla vicenda

Per Unito la situazione è chiara: esternalizzare questo servizio (che rimane comunque a tutti gli effetti una parte integrante dell’Università) e concederlo in mano a ditte di terze parti rappresenta una scelta fatta tempo fa, è quindi un ottimo motivo per lasciar perdere e girare lo sguardo.

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Le parole di chi tutela

“Per il sindacato è inaccettabile che alcuni lavoratori vengano assunti e altri no. Questa è una squadra che lavora assieme da 4-6 anni, il lavoro lo sanno fare. Ci sono dei contratti a tempo indeterminato che vanno fatti proseguire” a parlare è il rappresentante del sindacato Cobas Mattia Berera, che intervistato ha sottolineato come i baristi siano stati più volte respinti dalla ditta entrante, la quale nega qualsiasi responsabilità, mentre vengono quasi evitati dalla Ifm, con la quale erano già presenti disguidi riguardanti i contratti in atto. “Abbiamo da tempo delle rivendicazioni per l’adeguamento dei livelli contrattuali rispetto alle mansioni che i lavoratori svolgono”. La speranza di chi sciopera è di combinare le cose: ottenere un adeguamento dei livelli contrattuali, anche in fase di fine concessione, avere da Unito la garanzia dell’apertura di un dialogo con la nuova ditta, con la speranza che quest’ultima rispetti chi fa da anni il proprio mestiere.

La questione è tutt’altro che conclusa, ma è anche grazie allo sciopero che inizia a muoversi qualcosa. “Ho appena avuto notizie da un rappresentante dell’università” continua Berera, lasciando presagire una possibile apertura da parte dei responsabili. “Continueremo finché non avremo delle lettere di assunzione della nuova ditta che rispettano le rivendicazioni dei lavoratori.” La mobilitazione continua e, data la situazione tutt’altro che felice in cui riversano i dipendenti, non finirà finché non si otterrà qualcosa di concreto riguardo il loro futuro.

Antonio Ruggiero

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