Abiy Ahmed Ali, da soldato ribelle a Premio Nobel per la Pace

“Per i suoi sforzi per raggiungere la pace e la cooperazione internazionale, e in particolare per la sua decisiva iniziativa per risolvere il conflitto di confine con la vicina Eritrea.”
11 ottobre 2019; ecco come il Comitato per il Nobel norvegese ha motivato l’assegnazione del Premio Nobel per la pace a Abiy Ahmed Ali.
Un nome che alla maggior parte delle persone può non dire nulla, d’altronde si tratta di un Primo Ministro in carica da neanche un anno e mezzo e per di più alla guida di un Paese che difficilmente si trova sotto i riflettori dei media nostrani.
Cerchiamo quindi di tracciare un profilo del Primo Ministro etiope e vedere come questo giovane leader sta – lentamente – trasformando la realtà del Corno d’Africa.

Nato il 15 agosto del 1976 a Beshasha, cittadina dell’Etiopia centrale a circa 400km dalla capitale Addis Abeba, il suo soprannome da ragazzino era Abiyot, traducibile come “rivoluzione”, abbastanza comune nell’Etiopia del dopo rivoluzione Derg, regime che lui stesso combatterà a 14 anni arruolandosi con i ribelli tigrini.
Padre musulmano e madre cristiana ortodossa, da giovane legge il Corano, ma da adulto si converte al protestantesimo evangelico.
Dopo la caduta del Derg nel 1991, Abiy prosegue la propria carriera militare grazie anche alla conoscenza del tigrino, lingua imparata durante la militanza nei ribelli. Nel 1995 viene inviato in Rwanda come membro delle forze peacekeeping delle Nazioni Unite e prende parte nel 1998 proprio a quel conflitto la cui risoluzione gli varrà il Premio Nobel, ossia la guerra tra Eritrea ed Etiopia.

Già figura di spicco all’interno dell’Oromo Democratic Party (ODP), Ahmed è anche alla guida della coalizione di governo, il Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiope – di cui l’ODM fa parte – lasciata vacante dopo le dimissioni di Hailemariam Desalegn. E chi dice leader della coalizione di governo, dice Primo Ministro. Abiy Ahmed, una volta riuscito ad ottenere l’appoggio degli altri partiti della coalizione, presta giuramento e diventa Primo Ministro il 2 aprile del 2018.
Già durante il suo discorso d’insediamento Abiy ha parlato dell’urgenza di riforme politiche, dell’importanza di aprirsi al dialogo con le opposizione e della necessità di porre fine al conflitto con l’Eritrea lungo il confine etiope.
Nei primi mesi di presidenza Abiy ha sorpreso un po’ tutti, scuotendo quel gigante africano che viveva (e per molti versi vive ancora) sotto un regime totalitario: ha permesso il rilascio migliaia di oppositori politici detenuti nelle prigioni etiopi, ha permesso il ritorno in patria dei dissidenti prima in esilio e, con l’appoggio del Presidente eritreo Isaias Afewerki, messo fine al conflitto tra i due Paesi, nato per dispute territoriali (l’Eritrea si è resa indipendente dall’Etiopia solo nel 1993).

Abiy Ahmed foto 1
Abiy Ahmed Ali a sinistra e Isaias Afewerki; scambio di chiavi celebrativo per la riapertura dell’ambasciata eritrea ad Addis Abeba, 2018

Il Nobel per la pace è quindi un riconoscimento agli sforzi che Abiy Ahmed Ali sta compiendo per portare stabilità in un angolo di mondo che nelle ultime decadi di stabilità ne ha vista ben poca. La strada è ancora lunga e sul suo cammino si trovano innumerevoli ostacoli, ma in poco più di un anno Abiy ha già portato a casa ottimi risultati.

Luigi Maria Barbella

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