Intervista al duopotrio: la band “junk” della scena torinese

Abbiamo intervistato il duopotrio, un gruppo di recente formazione che mescola sonorità jazz e funk al cantautorato indie italiano. Francesca Roca alla chitarra e voce, Gianluca Gallucci (detto Giambo) al basso e Alessandro Negri alla batteria e percussioni si raccontano a The Password, scherzosamente e senza filtri.

Perché “duopotrio”?
F.: Perché volevamo guadagnare dei soldi… E quindi ci sembrava d’uopo fare un trio.
G.: D’uopo tra l’altro vuol dire obbligo, per chi non lo sapesse.

I nostri lettori sono ferratissimi in italiano!
A.: In realtà adesso è duopotrio tutto attaccato perché vogliamo che il nome si stacchi sempre di più dal significato di trio, ma che diventi quasi un concetto…
G.: Una filosofia… Una dittatura!

Tra l’altro adesso non siete più un trio…
G.: No, abbiamo delle aggiunte: Sam El Chico, un chitarrista molto fico, e Stefano Giuntoli, sassofonista, anche lui bravo e pure un bel ragazzo!

Come vi siete conosciuti tra di voi?
A.: Ci siamo conosciuti per vie traverse, nel senso che ci siamo ritrovati a suonare dietro a un giovane cantautore torinese, anzi settimese, Fusaro. Però siccome ci faceva schifo la sua musica (ride)… No, scherzo, ma oltre a quel progetto in cui credevamo tantissimo ci siamo accorti che avevamo delle sonorità in comune e la voglia di suonare insieme come gruppo indipendente.

Qual è il vostro genere musicale?
G.: Noi stiamo cercando di indiezzare quello che è indiezzabile; cioè il jazz. Quindi abbiamo definito innanzitutto una sorta di junk, cioè un misto tra jazz e funk, dove junk vuol dire anche spazzatura, e abbiamo cercato di rendere questa cosa e trasportarla verso un genere che può essere ai nostri tempi, cioè l’indie. Quindi abbiamo immesso una sorta di cantautorato indie in questo funk-jazz.
F.: Ho i brividi.

Parlando di cantautorato, chi scrive i vostri pezzi e qual è il processo creativo che c’è dietro?
A.: Sono emozionato, è la prima volta che mi fanno questa domanda
F.: In realtà li scriviamo un pochino tutti, ci sono sia pezzi miei, sia pezzi di Ale, sia pezzi di Giambo.
G.: Però Francesca è quella che…
F.: Quella più brava (ride)!
G.: No, quella che ha scritto un po’ di più!
F.: Quello che facciamo è poi riarrangiarli: ci mettiamo un sacco di tempo perché è un casino, però…

Quindi vengono prima le parole e poi la musica?
G.: No, diciamo che viene prima la struttura. Ad esempio, lei (Francesca), quando produce, suona la chitarra e canta, scrive il testo e ha una serie di accordi. A me arriva l’audio e immagino la linea di basso, poi lui (Alessandro) immagina la linea percussiva, poi di sax eccetera. Poi quando ci troviamo tutti in sala…
A.: Litighiamo.
G.: E ci picchiamo! No, ma insieme cerchiamo di ragionare e farla nostra. Quindi si modifica molto, ma alla base si parte sempre da una successione di accordi associati a un testo.
A.: Poi dipende, c’è quella volta che parte il motivetto, e da lì nasce tutto.

Se tutti e tre componete con in mano una chitarra, siete tutti polistrumentisti? Come vi siete formati musicalmente?
A.: Io mi sono formato musicalmente guardando mio fratello che suonava la batteria quand’ero piccolo. Poi lui ha smesso e io per tutta l’adolescenza mi sono detto “non posso suonare la batteria perché sarebbe troppo scontato”, quindi suonavo la chitarra per i cavoli miei. Dopodiché mi sono arreso all’idea di suonare anche io la batteria. Però non ho formazione didattica se non un anno di pianoforte.
F.: Io invece ho iniziato a suonare la chitarra perché alle medie dovevamo mettere su un gruppo musicale con le mie amiche, poi ovviamente sono l’unica che ha continuato a suonare. Poi quando ho fatto la cresima mia zia mi ha regalato una testiera e ho iniziato a suonarla, e poi ho iniziato a cantare ultimamente per il duopotrio, per esigenza.
A.: Ha una voce fighissima.
G.: Io ho iniziato in prima superiore, con la chitarra. Poi abbiamo messo su un gruppo rock, e avevamo due chitarre e una batteria, e allora uno dei due doveva fare il basso (ride)! Allora ho iniziato per caso, e poi ho scoperto che è bello, in più se sbagli nessuno ti sente, posso divertirmi senza essere imparanoiato. Poi ho studiato, ho fatto il mio percorso, ma continuo a pensarlo, e adesso facendo jazz ho una scusa in più, perché posso fare assolutamente quello che voglio!

Un’ultima domanda: avete date in programma?
F.: Le prossime serate saranno il 25 febbraio (domani) in una location segretissima, il 26 febbraio all’Off Topic con altre persone per un evento collaterale al Reset Festival, che è un festival torinese di musica emergente*. Poi il 9 marzo suoneremo a La Cricca per l’evento “Una notte da Camaleonti” con Andrea Ciucchetti, dove faremo quattro pezzi noi e quattro lui, e poi una cover riarrangiata insieme.
A.: “Bad Guy” di Billie Eilish.

Volete aggiungere qualcosa?
A.: Sì. Secondo me il nostro stile, del duopotrio, è un po’ la versione musicale di Van Gogh. A parte la sua bravura, che lasciamo a lui e basta, però se tu guardi un suo quadro da vicino, vedi delle pennellate che sembrano casuali; noi vogliamo fare quello, cioè mischiare dei suoni che non c’entrano niente che però quando ascolti la musica nel complesso è figa.

Trovate il dupotrio su Facebook: https://www.facebook.com/duopotrio

E su Instagram: http://www.instagram.com/fotodiduopotrio

Tra i progetti esterni di Francesca, Alessandro e Gianluca ci sono: Fusaro, Le Suppellettili, Spell of Ducks e l’Orchestra di Porta Palazzo.

Anna Contesso

*Queste due date sono rinviate a data da destinarsi a causa dell’emergenza regionale da Coronavirus.

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