Il Club della Banalizzazione Ricercata – Taiwan

Nuova rubrica!

Vi è mai capitato di trovarvi nel mezzo di una conversazione e di non avere idea di quale sia l’argomento di cui si stia parlando? Non mentite, è successo a tutti: una cena tra amici, qualcuno che tira fuori un argomento di discussione, alcuni che iniziano ad infervorarsi, volano insulti e opinioni al veleno, mentre voi siete seduti in un angolino con il telefono in grembo nascosto dal tovagliolo, attenti a non farvi scoprire nella vostra ignoranza, a cercare cosa diamine siano i Rohingya (per i quali vi rimandiamo ad un altro nostro interessantissimo articolo).

Per voi, navigatori del web disperati e mossi dall’imbarazzo sociale, accorre in aiuto la nuova rubrica di The Password, il Club della Banalizzazione Ricercata: argomenti capitali, a tratti imprescindibili, semplificati allo stremo per permettere a chiunque di farsi un’opinione e, se interessati, approfondire. Per evitare che la prossima volta, quando chiederanno quale sia il vostro punto sulla questione, voi fingiate una telefonata del vostro ortopedico.
Per ragioni che reputiamo ovvie, gli articoli della presente rubrica saranno semplificati. Vogliano scusarci i nostri lettori più preparati, ma tutti meritano un’occasione per informarsi.

Lo stretto di Taiwan è una delle zone più politicamente “calde” del mondo

Taiwan e la sua storia – in breve

Nell’aprile 2005, in occasione del funerale di Papa Giovanni Paolo II, ad occupare il seggio in prima fila, riservato al capo di Stato cinese, non era presente l’allora Segretario generale del Partito Comunista e Presidente della Repubblica Cinese Hu Jintao, bensì il Presidente di Taiwan, Chen Shui-bian. Errore? Svista? Come si spiega una tale gaffe da parte del Vaticano in onore di un evento così importante per la Santa Sede, quale il funerale di un defunto Papa?

Come non molti sanno, il paese che oggigiorno noi tutti chiamiamo “Cina” nasce al termine di una lunghissima guerra civile, combattuta tra il 1927 e il 1949, tra il Kuomintang (KMT, il Partito Nazionalista Cinese) e il Partito Comunista Cinese, all’epoca presieduti rispettivamente da Chiang Kai-shek e Mao Zedong.
Infatti, al termine della dinastia Qing (avvenuto nel 1911), la Cina si era trovata ad essere frastagliata e divisa: alcune zone in mano a signori della guerra indipendenti, altre sotto il controllo giapponese, altre ancora controllate dagli imperi occidentali, con una minima e infinitesima parte costituente la cosiddetta “Repubblica di Cina”, controllata dalle forze nazionaliste. In questo clima di grande incertezza, la neonata Unione Sovietica aveva deciso di supportare tanto il KMT, quanto il neonato partito comunista cinese, che in quegli anni si presentava come una corrente interna di pochi membri del KMT. Nel giro di pochi anni però le tensioni interne al KMT si fecero insopportabili, portando nel 1927 ad una dura “epurazione” condotta da Chiang Kai-shek nei confronti dei membri filo-sovietici del suo stesso partito. Nel giro di pochi mesi si trovarono a contrapporsi il KMT, di estrazione più capitalistica e più vicino agli Stati Uniti come forma mentis, e il PCC, sotto l’ala protettrice dell’Unione Sovietica.
Queste due “fazioni”, andarono consolidandosi e combattendo negli anni, supportate da URSS e USA, fino a quando, nel 1949, al termine di una lunghissima e gloriosa campagna di riconquista, le forze di Mao riuscirono a spingere Chiang e le sue poche forze rimaste sull’isola di Formosa, ad un centinaio di chilometri dalle coste orientali cinesi. La “Repubblica di Cina”, che aveva governato sulla terraferma dal 1912, era così stipata sulla piccola isola di Taiwan. Per moltissimi anni il governo della Repubblica di Cina, insediato a Taiwan, continuò a rivendicare tutta la Cina come proprio dominio, affermando che Mao e le forze comuniste stessero occupando illecitamente il territorio cinese.

In un primo momento la comunità internazionale, con a capo gli Stati Uniti, sembrò supportare questa visione: Taiwan sedeva all’ONU in qualità di membro permanente del Consiglio di Sicurezza, intratteneva rapporti diplomatici con tutto il mondo e godeva dell’appoggio incondizionato degli USA. Tuttavia, a partire dagli anni ’80, e soprattutto con la fine della guerra fredda, l’appoggio a Taiwan è andato scemando, riconoscendo il governo di Pechino come governo legittimo in Cina.
Al giorno d’oggi Taiwan è riconosciuta ormai da pochissimi paesi al mondo, tra cui il Vaticano (da qui si capisce che quello del funerale di Papa Giovanni Paolo II non era stato un vero e proprio errore, quanto una frecciatina più o meno velata al governo Pechino), mentre la Cina richiede a gran voce che Taiwan ritorni sotto il suo diretto controllo, minacciando un anno sì e l’altro pure di invadere l’isola con il proprio esercito.
La crisi sino-taiwanese rimane uno dei punti più caldi della politica tra USA e Cina, e continua a non mostrare alcuna soluzione a breve termine: gli USA, nonostante in pubblico abbiano rinnegato la natura indipendente di Taiwan, continuano a vendere armi per miliardi di dollari alla piccola isola del Pacifico; la Cina, consapevole che un’operazione militare diretta avrebbe conseguenze negative per la sua immagine e il proprio prestigio internazionale, continua a tentennare sul da farsi.

Luca Negro

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