Diventare una star del K-pop: la cruda scalata verso il successo

Le band K-pop stanno guadagnando sempre maggior fama all’interno della scena musicale internazionale, affermandosi come vere e proprie icone di stile e spopolando sulle piattaforme social.
Come si può facilmente immaginare, un fenomeno di tale portata non può che essere notato dagli imprenditori che decidono di investire sugli aspiranti cantanti, al punto di renderlo un vero e proprio business. Nonostante tale situazione sia caratteristica di tutte le culture pop, quella coreana presenta alcune peculiarità estreme che riflettono lo spirito altamente competitivo caratteristico della sua cultura.

Il successo del K-pop ha comportato l’emergere di numerose agenzie che si ripropongono di selezionare alcuni giovani talenti ed allenarli per anni con lo scopo di renderli famosi. Solo un esiguo numero di candidati viene selezionato dall’agenzia, paragonato al numero di richieste. Alcuni sondaggi riportano infatti che il numero di giovani aspiranti a diventare degli idol si attesta intorno al 40%.
Una volta selezionati, i giovani trainee iniziano il loro percorso di formazione, che può variare molto al variare dell’agenzia. I tipi di contratto stipulati possono prevedere un allenamento individuale tendenzialmente conciliato con l’orario scolastico, oppure una formazione intensiva insieme alla band di cui si è parte. La prima tipologia di allenamento, per quanto si presenti come meno oppressiva e stressante, comporta comunque nella maggior parte dei casi una graduale negligenza nei confronti dell’impegno scolastico, che viene tendenzialmente trascurato.
La seconda tipologia è più impegnativa della prima, e si possono individuare alcune caratteristiche comuni a tutte le agenzie. La giornata tipica di un trainee prevede un’intensa attività fisica, molte ore di lezioni di canto e di ballo, oltre che un regime alimentare a dir poco ferreo. Il controllo del peso, che può essere mensile o settimanale, è una delle maggiori fonti di stress per i trainee, che sono continuamente sotto pressione alla ricerca della perfetta forma fisica. Inoltre vige il divieto di utilizzare i social network o di poter instaurare relazioni romantiche, con lo scopo di non avere distrazioni rispetto al miglioramento delle proprie capacità.

L’estremismo di questa formazione rende palese gli effetti emotivi a discapito dei trainee, che sono costantemente sotto pressione, dispongono di ben poche ore di sonno e di carenze a livello alimentare.
Questo stress è sfociato in conseguenze ben più estreme, quali diversi suicidi tra i giovani trainee, ma anche tra le star del K-pop.
Ne vale davvero la pena? E’ strettamente necessario trasformare l’intrattenimento, che avrebbe lo scopo di divertire ed emozionare, in una situazione così psicologicamente stressante?

Emma Battaglia

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