Che fine ha fatto il cinema?

Che il Covid-19 abbia cambiato non poco le nostre vite ormai non c’è più alcun dubbio. Ci siamo talmente abituati allo stravolgimento delle nostre abitudini (perdonate il gioco di parole, ndr), che ormai è diventato normale vedere chiusa qualsiasi cosa, a cominciare dalle scuole.

Eppure, in questi mesi, molte attività sono tornate a funzionare, in alcuni casi in modo un po’ paradossale: attualmente, infatti, nella maggior parte delle città italiane, è possibile recarsi in una palestra, andare in un ristorante, fare shopping, farsi una nuotata al mare o in piscina, consumare un aperitivo con gli amici e, fino a pochi giorni fa, persino andare a ballare in una discoteca; tuttavia, non è ancora possibile – salvo sporadiche eccezioni – andare in un cinema.

Sorge allora spontaneo domandarsi: ma che fine ha fatto il cinema?

Stando alle poche notizie che è possibile reperire sull’argomento, un Dpcm pubblicato nella notte del 12 giugno assicurava la possibilità di riaprire le sale cinematografiche a partire da lunedì 15 giugno. Ma, di fatto, i cinema che davvero hanno riaperto si possono contare sulle dita di una mano: il circuito Uci Cinemas, uno dei principali circuiti cinematografici in Italia, ha riaperto quattro delle sue sedi sul territorio nazionale (UCI Bicocca, a Milano; UCI Porta di Roma; UCI Orio, a Bergamo; UCI Luxe Campi Bisenzio, a Firenze); a Milano, poi, pare abbiano riaperto il gruppo Anteo (una catena indipendente milanese) e il Beltrade, uno dei monosala indipendenti più apprezzati; a Roma, oltre all’UCI, hanno riaperto il multisala Madison e il Farnese. Si possono annoverare, ancora, l’IMG Cinemas Candiani di Mestre, uno dei multisala più noti d’Italia e il Rouge et Noir di Palermo. Sul The Space, invece, il secondo circuito per grandezza in Italia, si hanno notizie meno precise: pare che dal 26 giugno abbiano riaperto i multisala di Casamassima (Bari), Bologna, Grosseto e Silea (Treviso) e che si preveda la riapertura dei restanti entro il 19 agosto. Infine, a Torino, a quanto pare, solo il Cinema Massimo ha ripreso la sua attività.

Sembrerebbe che la principale ragione di questo quadro abbastanza desolante – stando alle parole del direttore del Museo del Cinema di Torino, Domenico De Gaetano – sia che “c’è molta confusione in materia”, perché “non è così scontato e semplice adeguarsi agli standard di sicurezza richiesti, infatti la maggior parte delle sale in città non riusciranno ad aprire per l’estate. Perché lo farebbero in perdita”.

Molti hanno optato, allora, per una riapertura all’aperto: possiamo segnalare, a questo proposito, Cinema al Castello, il progetto dell’Associazione Arturo Ambrosio in partenariato con il Cinema Ambrosio di Torino, che prevede la realizzazione di un’arena estiva nel cortile del Castello del Valentino, dal 5 luglio fino al 6 settembre 2020.

Inoltre, per la gioia dei nostalgici, pare siano tornati in voga i drive-in, che possono essere considerati, a tutti gli effetti, un’opzione “a prova di decreto”. Uno dei casi più originali è, senza dubbio, quello di Parigi, dove, per la sola serata del 18 luglio, ha debuttato il primo cinema galleggiante eco-responsabile del mondo, installato nel Bassin de la Villette (nel XIX arrondissement): qui è stato possibile assistere alla proiezione del film Le Grand Bain di Gilles Lellouche, su 38 imbarcazioni elettriche galleggianti (“la prima fila” del cinema) cui pochi fortunati, estratti tramite un piccolo concorso, hanno potuto accedere; altri posti, invece, sono stati ricavati nel prato.

Se, da un lato – sicuramente – la contingenza del Coronavirus ha aperto (o riaperto) la strada a iniziative interessanti; dall’altro, tuttavia, non si può non guardare con preoccupazione a quello che, presumibilmente, sarà il futuro del cinema. Il rischio, infatti, è che la moda dello streaming e delle piattaforme virtuali (quali Netflix, Infinity, Prime Video ecc…) – che, prima della pandemia, costituivano “solo” una possibile alternativa alla sala – finiscano, adesso, per configurarsi come l’unica scelta economicamente perseguibile e praticabile, potenzialmente capace di “dare il colpo di grazia” a un settore, quello cinematografico, già da tempo in crisi.

Arianna Arruzza

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