Giro del mondo in 26 articoli – La millenaria tradizione ladina in Alto Adige

Bün dé!
La cultura ladina, dalle radici antichissime, caratterizza oggi solo alcune valli nelle Dolomiti, in Alto Adige e sfiorando i confini delle limitrofe regioni di Veneto e Friuli-Venezia Giulia.

Veduta di La Villa, Alta Badia (BZ). Fonte http://www.sudtirol.com

Anticamente, la Ladinia veniva identificata come la regione alpina conquistata dal condottiero romano Druso nel 15 a.C. e la sua cultura nacque dall’incontro di quella romana con le antiche tradizioni della civiltà celtica e dei Reti, popolazione indigena alpina che abitava le montagne di Trentino – Alto Adige, Tirolo e prealpi veronesi. Si diffuse anche una vera e propria lingua ladina nelle regioni dell’arco alpino durante il I secolo d.C., diventando l’idioma più utilizzato. A partire dall’XI secolo in poi, il territorio ladino venne drasticamente ridimensionato a causa delle invasioni barbariche dei Baiuvari da nord e dei Longobardi da sud.

Oggi, la cultura e la lingua ladina sono mantenute vive in Val Gardena, Val Badia, Val di Fassa, Valle d’Ampezzo e Livinallongo nelle Dolomiti e, in piccola parte, nel Friuli e nel cantone svizzero dei Grigioni. Il Ladino è una delle tre lingue ufficiali della regione; in Val Badia si trova l’Istituto Ladino “Micurà de Rü”, un’iniziativa che si occupa della conservazione e promozione della lingua e cultura ladina, mentre il Museum Ladin Ćiastel de Tor, un museo folcloristico a San Martino in Badia, è completamente dedicato alla storia ed alla lingua ladina.

Tanto quanto la lingua, anche le principali tradizioni e festività legate alla cultura ladina sono state preservate e vengono celebrate ancora oggi. La maggior parte delle usanze sono legate a ricorrenze religiose, poiché il popolo ladino ha mantenuto nel tempo un forte legame con la tradizione cristiano-cattolica.

Di seguito, alcune delle principali festività ladine:

In estate, il 15 agosto, in occasione di Ferragosto si celebra la “Festa de Santa Maria dal Ciüf”, ovvero la Santa Maria del Fiore, celebrazione in cui le contadine del paese decorano un cesto con fiori ed erbe curative raccolti nei prati o coltivati in giardino che viene portato in chiesa per la benedizione e poi conservato; gli elementi al suo interno, in occasione del primo temporale, vengono bruciati nel forno in segno di buon auspicio rivolto alla protezione della casa oppure lasciati seccare e mescolati al foraggio per proteggere gli animali dalle malattie.

Festa di Ferragosto a La Villa, Alta Badia (BZ). Fonte http://www.valbadia.it

Il 6 dicembre, si celebra San Nicolò, che, nei panni di vescovo accompagnato da figure di angeli che portano doni e di diavoli con campanacci e catene si reca nelle case dei bambini per valutare la loro condotta e decide se premiare i bimbi o se farli spaventare dai diavoli. Secondo la tradizione, nei masi (in zona alpina, quelle masserie o abitazioni connesse con l’allevamento del bestiame) più distanti dai paesi, dove non c’era la possibilità di far arrivare la figura di San Nicolò di persona, i bambini la sera esponevano le scarpe per controllare il mattino seguente se queste contenevano qualche dono, oppure una frusta.

L’Avvento e il Natale, sono festività molto sentite: nelle serate autunnali delle quattro settimane che precedono il Natale, si provvede ad allestire il presepe che viene sistemato in un angolo della “stube”, il cuore della casa. L’albero di Natale, invece, pare non abbia una lunga tradizione, dal momento che i proprietari di boschi sono sempre stati restii a sacrificare le giovani piante; tradizionalmente, però, i pochi che possono permettersi un alberello lo ornano con biscotti fatti in casa, mele e nastri colorati.

Il 6 gennaio, in occasione dell’Epifania, si celebra la “Donacia” o “Poscignara”, ricorrenza in cui le ragazze del paese si travestono come “Poscignara”, ovvero come una brutta e vecchia strega che gira di casa in casa per spazzare via le  presenze maligne dell’anno appena passato.

Così come il Natale, anche la Pasqua viene celebrata con molta dedizione, in particolare, “La granara de saresc”, ovvero la Domenica delle Palme, l’ultima domenica prima di Pasqua, i bambini portano le loro scope fatte di un ramo di ulivo in chiesa per la benedizione e la posizionano fuori dalle abitazioni per tenere lontane le disgrazie e protegge coloro che abitano in quella casa.
Inoltre, secondo la tradizione, qualora un giovane ragazzo della Val Badia a Pasqua ritorni a casa con 12 uova colorate donate dalla propria fidanzata, questa diverrebbe la sua sposa entro un anno.

Le nozze non sono una ricorrenza meno pregna di tradizione: infatti, durante i festeggiamenti, non può mancare il rito del “Tò la nöcia” o “rubè la nöcia” in cui gli amici degli sposi “rapiscono” la sposa durante o dopo il pranzo e la portano nelle locande vicine, dove si beve, si balla e si canta. Nel frattempo, quando lo sposo si accorge che la sposa è stata “rubata”, va cercare la sua cara col suo testimone, pagando i conti delle diverse locande, finché non ci si ritrova e si torna a festeggiare.

L’invito non può che essere quello di lasciarvi immergere nella millenaria cultura ladina, colma di tradizioni e ricorrenze che nel tempo si sono evolute, ma che continuano a caratterizzarla e a renderla unica; il che rappresenta il coronamento ideale di un territorio, quello delle valli dolomitiche, difficile da dimenticare per chiunque abbia avuto la fortuna di poterne godere anche solo pochi giorni come turista.
Giulan a s’udei!

Elena D’Elia

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