The Belt and Road Initiative in the EU: il webinar

Giovedì 28 gennaio 2021, sulla piattaforma Zoom, si è tenuto il webinar The Belt and Road Initiative in the EU, organizzato dall’Istituto Affari Internazionali (IAI). Si tratta di un tema molto discusso in Italia, come anche in Unione Europea, anche se il dibattito non si sofferma quasi mai sulla partecipazione all’iniziativa dei singoli paesi UE.

Cosa è la BRI?

Il tema della BRI era stato approfondito l’anno scorso qui. In breve, la Belt and Road Initiative (BRI), conosciuta in italiano come “Nuova Via della Seta”, è un’iniziativa lanciata nel 2013 dal presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping. Il progetto consiste in un’ampia serie di investimenti volti a migliorare la connettività fra i continenti e che comprende investimenti in infrastrutture, energia, cultura e molto altro. Nel 2019 l’Italia, come già altri paesi dell’UE, ha firmato un memorandum d’intesa con la Cina.

Il webinar: quattro paesi dell’UE a confronto sulla BRI

Il webinar ha visto la partecipazione di Justyna Sczdudlik, direttrice del programma Asia-Pacific del Polish Institute of International Affairs (PISM), di Carlos Rodrigues, direttore del dipartimento di Scienze Sociali Politiche e Territoriali presso l’Università di Aveiro, di Francesca Ghiretti, ricercatrice nell’ambito degli studi sull’Asia presso IAI e di Plamen Tonchev, direttore dell’Asia Unit dell’Institute of International Economic Relations (IIER) presso Atene. L’incontro è stato moderato da Riccardo Alcaro e Lorenzo Mariani, ricercatori presso l’IAI.

Un tema centrale nel rapporto tra UE e Cina riguarda gli investimenti cinesi in Europa, in particolare i cosiddetti IDE (investimenti diretti esteri). In tale contesto, è ovvio come tali investimenti siano stati effettuati nei singoli Stati membri nel quadro della Belt and Road Initiative. L’attuazione della BRI è stato il tema centrale del dibattito, con focus particolare su Polonia, Portogallo, Grecia e Italia.

Uno screenshot del webinar di giovedì scorso.

La prima a intervenire è stata Justyna Sczdudlik, la quale ha parlato di come l’atteggiamento della Polonia nei confronti degli IDE sia variato notevolmente. Dal 2013 al 2017, infatti, l’approccio è stato positivo ed entusiasta, e la Polonia si è concentrata maggiormente sugli investimenti infrastrutturali. A partire dal 2017 invece qualcosa è cambiato. Da allora, pur non rifiutando di partecipare alla BRI, la Polonia ha preferito privilegiare il tema della connectivity piuttosto che quello delle infrastrutture. Il Paese si trova in una posizione geografica molto vantaggiosa, e costituisce una vera e propria porta d’accesso verso l’Europa, risultando quindi essenziale per il passaggio delle merci cinesi. Justyna Sczdudlik ha continuato affermando che la Polonia vuole realizzare i propri progetti attraverso fondi nazionali o europei, e non per mezzo di prestiti cinesi.

Il secondo ad intervenire è stato Carlos Rodrigues, che ha sottolineato come in Portogallo è difficile identificare un impatto sostanziale del memorandum d’intesa firmato nel 2018. Esistono ancora dinamiche di investimento, ma non forti come in passato. Huawei investe nell’energia solare e nelle tecnologie ICT. In termini pratici, non ha notato molte differenze dalla firma del memorandum d’intesa firmato nel 2018 ad oggi, dato che spesso il Portogallo procede indipendentemente dalla BRI.
Il cambiamento principale riguarda l’entusiasmo. Ad oggi, la discussione sulla BRI è debole in Portogallo. Fino al 2019 l’entusiasmo e le aspettative legati alla BRI erano molto alti e i membri del governo erano desiderosi di promuovere l’iniziativa: tutti parlavano dell’importanza della BRI per il paese. A livello pubblico, oggi l’entusiasmo è svanito. Le ragioni sono diverse: in primis, era dato per scontato che i cinesi avrebbero avuto un maggiore interesse verso i porti portoghesi, il che però non si è verificato. Poi, sicuramente la pressione americana nel quadro delle controversie Huawei non è stata estranea al cambio di entusiasmo da parte dei portoghesi. Tuttavia, il prossimo aprile si avrà un quadro più chiaro della partecipazione del Portogallo alla BRI.

È poi intervenuta Francesca Ghiretti, spiegando che, essendo il memorandum d’intesa tra Italia e Cina firmato solo nel 2019, è difficile valutare come sarebbe stato senza la pandemia. Una parte consistente degli studiosi pensa che la BRI sia stata una grande opportunità per l’Italia, altri ritengono invece che la partecipazione dell’Italia dipenda dal benestare dell’UE e dagli Stati Uniti. Un’altra parte, consistente, la vede negativamente. Inoltre, mentre la maggior parte degli esperti italiani di politica estera ha una comprensione positiva della BRI, l’opinione pubblica non presta attenzione alla questione. La BRI è infatti un argomento molto marginale in Italia.

In conclusione è intervenuto Plamen Tonchev, parlando della posizione della Grecia rispetto alla BRI. A suo avviso, la caratteristica fondamentale della BRI è la sua mancanza di chiarezza. Non esiste una definizione esplicita di ciò che costituisce un progetto BRI, pertanto, i paesi non sanno esattamente cosa aspettarsi.
Si è poi focalizzato sullo spiegare nel dettaglio il progetto BRI riguardante il porto del Pireo, progetto iniziato nel 2008, prima del lancio della BRI, ma di cui è comunque parte. Questo progetto, che non si basava sui prestiti cinesi, ma sugli investimenti cinesi nel porto, ha un discreto successo in termini operativi. Prima degli IDE cinesi aveva un contenimento molto scarso, ora è aumentato in modo significativo. Ci sono però molte preoccupazioni per le diverse parti interessate, oltre a interessi locali contrastanti. I rapporti tra Grecia e Cina sono cambiati, non solo grazie alla BRI, ma perché il governo precedente era più aperto alle relazioni con i paesi non occidentali. A livello di legami culturali, la Cina promuove l’idea di parentela tra Grecia e Cina, poiché entrambe discendono da antiche civiltà.

Agli interventi degli speaker è poi seguita una sessione di Q&A in cui questi hanno potuto porsi domande reciprocamente riguardo a questioni strettamente legate alla BRI, oltre a vedere una notevole partecipazione del pubblico in ascolto. Il tempo purtroppo è stato molto ristretto, quindi il coinvolgimento del pubblico è stato minore di quanto sperato.

Dalla conferenza sono emersi spunti davvero molto interessanti sui quali interrogarsi. Nei prossimi mesi sarà possibile delineare un quadro più chiaro per quanto riguarda non solo la stabilità della BRI in seguito alla pandemia globale scoppiata lo scorso anno, ma anche l’impatto che la BRI ha nei vari paesi UE.

Malvina Montini

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