Social media e vita reale: un confine al limite

I social media sono ormai parte della nostra vita, ma perché? 

Avete notato come i social influiscano sulla nostra emotività? Quanto una foto può influenzarci? Quanto i messaggi che non arrivano, il telefono che non squilla, possa rendere ansiosi o tristi? Avete mai smesso di studiare, lavorare o interrotto un’attività che state facendo per riaprire un’app social senza nessun motivo? O per controllare i like di una fotografia postata? A tutto ciò c’è una spiegazione.

“È impossibile non comunicare, anche il silenzio comunica”

Dagli anni 80 in poi le trasformazioni tecnologiche si sono diffuse in maniera costante e inarrestabile. È possibile suddividere in due parti l’avvento delle innovazioni tecnologiche:

  1. Inizio anni ’80- fine anni ’90: il mondo è scena della diffusione di nuove forme di trasmissioni televisive. (si diffondono anche personal computer, supporti video…)
  2. Inizio anni 2000: lo sviluppo è visibile su scala mondiale per quel che riguarda internet. DVD e Palmari, Mp3, telefoni cellulari, iniziano ad essere tra le mani di tutti. L’ avvento dei social Network come di Youtube e Facebook inizia proprio in questi anni, creando delle vere e proprie comunità virtuali, blog, trasformazioni multimediali.

Oggi le tecnologie possono essere ritenute veri e propri ambienti in cui le persone vivono, abitano e tessono relazioni” (G. Ducci, relazionalità consapevole) “si tratta quindi di vivere un contesto in cui le relazioni interpersonali avvengono attraverso tecnologie di comunicazione”.

Tutte queste trasformazioni non impiegano molto ad entrare nelle case e nella vita delle persone. Nel giro di pochi anni un boom di trasformazioni condiziona quasi interamente la vita delle società di quella parte del mondo definita “sviluppata”. La tecnologia si fa spazio tra un’attività giornaliera e l’altra, diventandone parte integrante fino ad invadere quasi completamente la vita degli individui.

Un enorme paradosso

Nel mondo si crea sempre di più un paradosso che evidenzia le differenze tra le realtà che lo costituiscono. Si passa da nazioni estremamente basate sul funzionamento tecnologico a quelle che ancora si trovano senza acqua pulita ed elettricità. 

Oggi internet è diventato della vita di tutti i giorni. Bambini, giovani e anziani sfruttano i social media e comunicano tramite uno smartphone.

La dottoressa Maria Galantucci nel suo articolo su psicologiaitaliana.it parla di come l’ingresso delle nuove tecnologie nella vita degli individui ne abbia fortemente ridotto la capacità di concentrazione, infatti scrive:

La concentrazione a un elevato numero di stimoli contemporaneamente ci spinge a non concentrarci sui singoli compiti, rischiando così di cadere vittime del “confirmation bias” ovvero a rimanere legati ad un’idea preliminare anche quando le informazioni successive la contraddicono.

Questa problematica rientra nelle “Internet Addiction Disorder”, ovvero tutte quelle dipendenze che affliggono gli utenti della rete come il gioco d’azzardo, le relazioni virtuali, gli acquisti compulsivi online, etc. Questa patologia consiste nella ricerca irrefrenabile di informazioni e di notizie in rete, che vengono salvate in memoria, e che però non aiuta l’utente a focalizzare la propria attenzione sui singoli contenuti, bensì genera confusione e impedisce agli utenti stessi di prendere realmente decisioni consapevoli.

Un consumo consapevole di informazioni

Clay A. Jhonson (tecnologo Statunitense), nel suo libro “The information Diet, a case for conscious cosumption evidenzia come sane abitudini di consumo di informazioni portino a una maggiore produttività ed efficienza, sia della persona singola che dell’intera società. La metafora che prende in esame è quella tra il cibo spazzatura (Junk Food) e le informazioni. Esattamente come il junk food può portare all’obesità, l’eccessività di informazioni online può renderci meno consapevoli.

Lo stimolo visivo che riceviamo all’arrivo di una nuova notifica, un suono di un messaggio, producono nel nostro organismo dopamina. Questo meccanismo che in passato ci ha permesso di acquisire conoscenza, oggi nell’era del sovraccarico di informazioni (information overload), può comportare opposte e distorte conseguenze, come stati d’ansia o di frustrazione.

Il riscontro emotivo derivante dall’impatto con i social è molto elevato soprattutto tra i giovani e gli adolescenti, ma non solo, anche chi è nato prima della digitalizzazione è stato risucchiato da questo nuovo mondo di vivere.

Qualcosa di NON reale 

Oggi il mondo di Internet sembra dominato dalla necessità di apparire quanto più belli, felici, sorridenti, ed ammalianti possibile. Andiamo incontro ad un processo che sta facendo apparire sempre di più “ciò che non è”, il non reale. Oggi mentire è all’ordine del giorno, è semplice ed è veloce. Postando una foto di noi stessi o non, vogliamo comunicare qualcosa, in ogni caso sappiamo che qualcuno la vedrà. Di conseguenza, possiamo attribuire ai like, ai commenti, alle condivisioni e alle visualizzazioni un significato emotivo ed intenzionale molto alto.

Il bullismo, le prese in giro, le diffamazioni, (hate speech) sono oggi condivisibili come non mai. Questo novo modo di comunicare è in grado di influire nella psiche degli utenti, diventandone una vera e propria ossessione.

In questo mondo fatto di condivisione online, dove da qualsiasi posizione si può comunicare efficacemente, potremmo paradossalmente non essere mai soli. Ed è proprio questo il meccanismo che si innesca nell’indole emotiva degli utenti. La possibilità di sentirsi al centro dell’attenzione, di “esistere” online. 

Un mondo fatto di somiglianze

Queste esperienze virtuali, sono esperienze reali, che proviamo in prima persona. Tutto ciò scaturisce sentimenti differenti per ognuno di noi. Molti sentono il bisogno di assomigliare a qualcuno, rendendosi sempre più simili gli uni agli altri. Un esempio importante è quello del ruolo dei social nei disturbi dell’alimentazione, la malattia del secolo, che risultano condizionare il loro aumento.

Molti altri si auto-rappresentano come persone costrette ad essere nel mondo virtuale, sentendosi schiave del sistema di appartenenza fatto di valori culturali e comunicativi che si sono creati e consolidati nel tempo. 

All’interno di questo sistema non si è più solo individui, ma anche utenti. Queste condizioni spesso spingono anche ad estraniarsi da tutto ciò, al rifiuto e quindi all’estremo opposto. In questo modo chi sceglie di starne fuori si estrania anche da un sistema di informazioni troppo veloce ed invasivo per essere ignorato. 

Internet e i social media sono ormai parte del nostro mondo e anche delle nostre abitudini, è quindi fondamentale capirne anche il funzionamento emotivo e culturale per riuscire a coesistere tra vita reale e virtuale. É bene essere spronati ad un consumo consapevole, avendo tra le mani una tecnologia più grande di noi, grazie alla quale possiamo permetterci di arrivare dove prima non era possibile.

Le società devono ancora adattarsi per stare al passo con le trasformazioni tecnologiche, creando un’istruzione specifica e una formazione degli utenti.

Marina Lombardi 

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