Scevà (ə): perché usandolo puoi essere la differenza

Sono quasi certa che almeno una volta a scuola ti è stato detto che esistono due generi: quello femminile e quello maschile.
Secondo un’intervista, lo 0,4% della popolazione britannica non si riconosce in nessuno dei due generi. Immagina quindi di essere a lezione con duecento compagnə di corso… almeno unə di loro non sente di essere né maschio né femmina.
Di non binarismo (genderqueer) esistono molte forme, ma in questo articolo verrà usato il termine ombrello non binary per includere tutte quelle persone che non sentono di appartenere a nessuno dei due generi imposti dalla società.
Per approfondire il tema del genderqueer puoi cliccare qui, mentre per l’intervista a unə ragazzə non-binary qui.

Inclusione linguistica: la lingua italiana

Per genere si intende l’insieme degli aspetti sociali e comportamentali associati convenzionalmente al sesso biologico di una persona. Il genere può corrispondere o meno al sesso assegnato alla nascita. Il genere grammaticale è, invece, l’insieme delle proprietà morfosintattiche di una parola, visibili soprattutto attraverso il fenomeno dell’accordo.
Prendendo in esame una lingua come quella italiana, abbiamo due tipologie di parole: gli accorder (nomi e pronomi) e i target (articoli, aggettivi e verbi). I target acquisiscono, solitamente, il genere degli accorder a cui si appoggiano.
A determinare il genere di una parola sono il principio semantico (la grammatica di una lingua tratta come maschili o come femminili esseri animati dotati di sesso) e il principio formale (le caratteristiche fonologiche e morfosintattiche non legate al referente possono determinare il genere).
È immediato notare come molte parole della lingua italiana si declinino al maschile: si pensi alle parole straniere, ai neologismi, alle espressioni che si riferiscono a referenti di più sessi. Questo accade poiché il genere di default dell’italiano, ossia il genere usato per marcare le parole che non hanno di per sé un genere maschile o femminile, è il maschile.
A presentare il genere neutro sono poche lingue, tra cui il Tamil e in parte anche lo spagnolo, che ha introdotto una forma di neutro specializzata per controller prototipici.

La lingua e le discriminazioni

Le rivendicazioni linguistiche legate al genere sono state molte negli anni e si basano tutte sull’idea che il genere grammaticale permette di conservare o manifestare attivamente la discriminazione di genere. Questo accade per il fatto stesso di rimandare a una distinzione binaria basata sul sesso, andando a mettere in secondo piano tutte quelle persone non-binary. Il genere di default maschile e l’uso del maschile anche per nomi che si riferiscono a donne, inoltre, promuovono una visione maschilista della società.

Da almeno quattro anni viene utilizzato l’asterisco per declinare tutte quelle parole che si riferiscono a una collettività in cui sono presenti persone di generi diversi o persone non binarie. Alcunə al posto dell’asterisco hanno optato per la x e poi si è passati al 3 in quanto è esteticamente molto simile allo scevà.

Scevà: vocale o rivoluzione?

C’è da dire innanzitutto che lo scevà è un termine maschile, a differenza di quanto si pensa, e che non è nient’altro che il suono che corrisponde alla vocale media per eccellenza: si trova nel mezzo del quadrilatero delle vocali e si emette con la bocca a riposo. È un simbolo dell’Alfabeto Fonetico Internazionale (IPA) e deriva dall’ebraico schwa che significa nulla.
I motivi per cui lo scevà è più efficiente dell’asterisco sono molteplici. Innanzitutto si può pronunciare, essendo una lettera a tutti gli effetti. Inoltre è un suono indistinto per un genere indistinto. Il vero motivo è il fatto che prendendo un testo in cui è presente lo scevà questo non si nota, e, riprendendo le parole della sociolinguista Vera Gheno, utilizzate in questo TedX Talk:

Forse è per questo che piace così tanto. Forse è per questo che fa così paura.

Lo scevà è, però, un suono alieno all’italiano standard, è difficile da usare perché non presente nelle tastiere, è abilista (crea problemi di lettura sia per i dislessici sia per gli anziani) ed è invasivo, perché ci porta a modificare la morfologia della lingua.
Nonostante ciò lo scevà è stato scelto e usato dalle comunicazioni social di un’amministrazione comunale, in un fumetto di Zerocalcare e addirittura in un’illustrazione di Sio all’entrata del Lucca Comics del 2020.

Nessunə potrà mai cambiare l’italiano a tavolino introducendo lo scevà, come moltə credono.
Le persone stanno iniziando ad utilizzare autonomamente lo scevà e la rivoluzione avverrà solo e quando tuttə sceglieranno di scendere in campo… perché ognunə sia libero di navigare con tranquillità nell’immensità della propria lingua!

Gaia Bertolino


Foto di copertina: frizzifrizzi magazine di cultura visiva

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