Nadia Comăneci e il prezzo della perfezione

Quando si parla di Olimpiadi non è raro nominare atleti che hanno compiuto sacrifici enormi per poter esibire le proprie capacità di fronte al mondo intero. Salute, famiglia, una vita normale: tutte cose a cui alcuni sono disposti a rinunciare pur di raggiungere l’apice. Spesso si tratta di una scelta, una decisione che cambia la vita. Ma la storia di Nadia Comăneci non è una storia di scelte quanto di costrizioni ed abusi. Ciò che desiderava di più Nadia non era infatti il successo, ma la libertà.

Gli esordi

Nadia Comăneci nasce nel 1961 a Onesti, Romania, nel pieno del regime di Ceaușescu. La famiglia la iscrive già in tenera età all’associazione sportiva “Flacăra” dove Nadia si diverte ad imparare l’arte della ginnastica artistica, prendendo dimestichezza con la possibilità dei suoi movimenti. Un giorno, mentre gioca nel cortile della sua scuola, viene notata da  Béla Károlyi, celebre allenatore di nuove promesse della ginnastica. Béla e la moglie Marta accolgono dunque Nadia nella loro accademia. Ma il nuovo ambiente in cui si ritrova Comăneci è tutt’altro che accogliente: i Károlyi consideravano infatti le violenze fisiche e psicologiche fondamentali per il raggiungimento di una perfetta prestazione. La situazione peggiora quando il padre di Nadia abbandona lei e la madre; quest’ultima decide infatti di mandare la figlia vivere con i due allenatori. La nuova vita della piccola ginnasta è ora ancora più ricca di frustrazione e soprusi.

L’accademia del terrore e il 10 perfetto

Le stelle nascenti della ginnastica artistica si allenano per otto ore al giorno, ripetendo gli esercizi infinite volte e venendo ricompensate con pochissimo cibo. La prima regola è infatti non ingrassare in alcun modo: la minima variazione di peso non permetterebbe a quegli esili corpicini di volteggiare in aria senza sbagliare di un millimetro. Anche l’acqua è razionata, e le ragazze sono controllate quando usano il bagno in modo che non bevano dal rubinetto o dalla doccia, allo scopo di evitare che si appesantiscano troppo lo stomaco. Ma le bambine aspettano a tirare lo sciacquone ed è proprio nell’unico momento di intimità che prendono un bicchiere e bevono dalla cassetta del WC.

Nadia non si lamenta, anzi. In interviste successive dichiara che la situazione a casa era anche peggiore: la fame nell’era di Ceaușescu non risparmia nessuno. La ginnasta bambina inizia dunque a distinguersi tra le compagne vincendo una gara dopo l’altra. Fa incetta di medaglie d’oro fino ad arrivare alle Olimpiadi di Montréal del 1976 a soli 14 anni di età. Le altre ginnaste in gara sono diverse, più grandi, più donne. Nadia invece, come le sue compagne della scuola dei Károlyi , sembra ferma in una pubertà eterna. Il corpo della Comăneci è infatti funzionale alla vittoria in un’epoca in cui gli atleti sono principalmente mezzi di propaganda. E proprio per questo la sua vittoria è un obiettivo non solo sportivo, ma anche politico: per la prima volta i riflettori saranno puntati sulla Romania e la bandiera comunista sventolerà con fierezza.

Nadia a 14 anni si avvita nell’aria, non ha seno, la pelle bianca proprio come la polvere di magnesio. E non solo vince: dopo un’esibizione prodigiosa la Comăneci prende 10. Per la prima volta nella storia una ginnasta ottiene il massimo punteggio ai Giochi olimpici, nonché il primato della più giovane ginnasta ad aver vinto un’Olimpiade.

Da bimba prodigio a Lolita

Nadia è la bambina prodigio della Romania comunista, dedica la vittoria al popolo rumeno e al partito, e Ceaușescu la nomina “eroe del lavoro socialista”. La piccola ginnasta attira su di sé lo sguardo di tutti, anche quello del figlio prediletto del dittatore rumeno, Nicu Ceaușescu, che la sceglie come sua “Lolita”. Nadia diventa così il nuovo giocattolo del “principe”. Questa improvvisa gloria, unita alle violenze che Nicu perpetua su di lei, la fanno soffrire, portandola alla decisione di autoboicottarsi, cominciando dal mezzo più efficace: il cibo. Mangia senza sosta e ingrassa, ma il regime la costringe a tornare in forma e a continuare a gareggiare.

Comăneci torna alle competizioni, ma non vince più come prima. Colleziona una serie di vittorie e sconfitte. Alle Olimpiadi di Mosca del 1980 il suo corpo è notevolmente cambiato: è più alta, i fianchi sono più larghi, si nota un accenno di seno. Arriva al secondo posto. Nel frattempo i Károlyi la abbandonano definitivamente disertando negli Stati Uniti, mentre lei si ritrova a vivere con i Ceaușescu nella loro enorme villa, che agli occhi di Nadia è una prigione laccata d’oro. Tenta il suicido numerose volte, fino a che Nicu non allenta la presa su di lei e lentamente il Paese si scorda della ex bambina prodigio ormai diventata donna.

Una nuova vita

Nel 1984 smette di partecipare alle gare e diventa allenatrice. La svolta decisiva avviene nel 1989 con un evento che cambia la Storia: la caduta del muro di Berlino. I regimi comunisti come quello di Ceaușescu iniziano a vacillare verso un rovinoso declino. È in quel momento che Nadia coglie l’occasione per fuggire: con la complicità di una cameriera e del massaggiatore sportivo Constantin Panait riesce varcare il confine con l’Ungheria vestita di stracci per non farsi riconoscere.

Nadia e Constantin ottengono asilo politico negli Stati Uniti mentre una rivolta fa cadere la dittatura in Romania e Ceaușescu e la moglie vengono fucilati. Una nuova vita in America si rivela però nuovamente piena di soprusi quando Constantin, diventato compagno e manager di Nadia, la maltratta e approfitta del suo guadagno. Ma grazie all’incontro fortuito con Bart Conner, anche lui ginnasta, la Comăneci riesce a liberarsi di questa relazione tossica. La storia sembra avere un lieto fine quando Bart e Nadia si sposano e aprono insieme un’accademia di ginnastica artistica in Oklahoma. L’incubo è definitivamente finito.

La perfezione del dolore

Nadia Comăneci è tutt’ora la più giovane ginnasta ad aver vinto un’Olimpiade, in quanto a Montreal 1976 aveva solo 14 anni, nonché l’unica ad aver vinto l’oro alla trave in due Olimpiadi e unica atleta ad aver ricevuto l’Ordine olimpico per ben due volte (1984, 2004).

Simbolo di coraggio e determinazione, Nadia è oggi un esempio per tutte le piccole ginnaste e per chiunque voglia raggiungere i propri obiettivi ad ogni costo, che sia una medaglia d’oro o la libertà. In molti le hanno chiesto se cambierebbe qualcosa della sua turbinosa vita, ma la risposta è stata: “No, non riesco a pensare a tutte le cose, le piccole cose, che sono accadute nella mia vita. Molte nemmeno me le ricordo. Ma tutto ciò che ho fatto mi ha portato dove sono, quindi non cambierei niente, e non mi pento di niente. Nella vita è un continuo imparare, anche dalle situazioni e dalle decisioni sbagliate. Solo così puoi migliorarti” (intervista di Chiara Dalla Tomasina a Nadia Comăneci, Corriere della sera).

Se sei interessatə alla storia di Nadia, ascolta la puntata dedicata a lei nel podcast “Morgana” di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri.

Caterina Malanetto

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