Potere e coscrizione militare

La leva militare è ormai una realtà che appartiene a un passato lontano per molti Paesi occidentali; molti l’hanno abolita in seguito alla fine della Guerra Fredda e alla cessazione della minaccia di conflitto proveniente da Oriente. Alcuni Paesi del mondo non l’hanno mai avuta, altri l’hanno introdotta per la prima volta solo di recente, come gli Emirati Arabi Uniti (2014). Al di là dei banali dibattiti sui pro e contro della coscrizione obbligatoria, questa istituzione costituisce un potente strumento di controllo sociale e politico nelle mani dei governi.

Il servizio militare obbligatorio spesso sottende un legame tra spinte nazionaliste e rischio di conflitto derivante dalla propria posizione geografica. Una volta terminata la leva, i coscritti rimangono nelle liste dei riservisti per periodi più o meno lunghi, a seconda del Paese. Osservando, infatti, la collocazione dei Paesi che lo mantengono tuttora, notiamo che la maggior parte di essi si trova in zone “calde”. Per esempio, la Lituania ha reintrodotto la coscrizione nel 2015 a causa della percezione del ritorno della Russia come minaccia esistenziale; la Grecia e Cipro pagano il prezzo delle relazioni tese con l’ingombrante Turchia; l’Eritrea mantiene l’esercito stanziato al confine con l’Etiopia, data la decennale rivalità con il proprio vicino e, in particolare, con il Tigray. La Corea del Sud si guarda le spalle dalla Corea del Nord e dalla Cina.

Lo stato della coscrizione obbligatoria nel mondo nel 2020. Credits: Statista

Inoltre, si può notare che molti dei Paesi in questioni sono lontani dall’essere democrazie liberali, sebbene non sia vero il contrario, ovvero che tutti i regimi ibridi o autoritari prevedano la coscrizione. Alcuni di questi regimi, come la Russia, la impiegano come strumento di silenziamento degli attivisti dissidenti laddove non sia possibile imputare loro colpe criminali. Dall’inizio dell’occupazione, la Russia ha anche costretto giovani della Crimea a rinunciare alla propria cittadinanza ucraina per servire nell’esercito russo come coscritti, commettendo un doppio crimine di guerra.

Un classico argomento contro l’implementazione della leva obbligatoria sostiene che questa sarebbe un costo troppo gravoso nel settore militare per le finanze di un governo democratico, data la scarsa qualificazione dei soldati al termine del servizio. Questo può essere vero per le democrazie, ma per i regimi autoritari non si pone il problema dei limiti di spesa militare e, anzi, spesso i coscritti servono come manodopera a costo zero per i propri governi. È il caso, ad esempio, dei giovani egiziani, che possono essere chiamati a svolgere mansioni che poco hanno a che vedere con la carriera militare nelle imprese di proprietà dell’esercito o nella costruzione di uno dei megaprogetti governativi. In Eritrea, non solo i giovani sono costretti al lavoro forzato, ma l’obbligo di registrazione per il servizio di leva prima del termine della scuola secondaria fa sì che molti di loro non abbiano la possibilità di completare adeguatamente gli studi o di non avere accesso a ulteriori livelli di istruzione, dato che spesso il periodo di coscrizione eccede quanto previsto.

Lo status di coscritto o di riserva, e quindi di persona con un addestramento e un’esperienza inferiore a quella di un soldato professionista, può non costituire una condizione sufficiente per essere esentati dal prestare servizio in luoghi di conflitto. Questa è una delle motivazioni che spinge ulteriormente molti giovani a cercare soluzioni quali la fuga all’estero per aggirare l’obbligo, specialmente in Paesi come la Siria, l’Egitto e l’Eritrea, dal momento che non vi è alcun vincolo internazionale per gli Stati di riconoscere gli obiettori di coscienza. In generale, più è ampia la fascia di età entro cui completare il servizio, più diventa difficile eludere le regole.

Se in Italia il dibattito sulla leva obbligatoria riemerge a singhiozzo con dichiarazioni di intento chiaramente populista e di dubbia utilità concreta, altrove questa istituzione rimane una realtà cogente per milioni di giovani e famiglie, rasentando o sfondando il limite della violazione dei diritti umani.

Eleonora Bolzan

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