Emily in Paris 2: nuove avventure parigine

Il 22 dicembre scorso Netflix ha finalmente rilasciato la seconda stagione di Emily in Paris, dopo un anno dalla prima, di cui vi avevamo già parlato qui.

La trama

Naturale continuazione della precedente, il seguito della tanto chiacchierata serie TV americana inizia tenendo bene il ritmo dei vecchi episodi. Alla fine della prima stagione avevamo lasciato la nostra protagonista (Lily Collins) in un momento roseo per la sua carriera professionale presso Savoir, grazie al successo della sfilata di Pierre Cadault da lei organizzata. Questo le aveva permesso di riconciliarsi con Sylvie (Philippine Leroy-Beaulieu), dopo essere stata quasi licenziata, e con alcuni dei loro più importanti clienti.  La vita di Emily, però, non si era affatto messa a posto sul piano sentimentale e la notte di passione con il suo vicino Gabriel (Lucas Bravo), pronto a partire per la Normandia, non ha che complicato le cose: lo chef, infatti, non se la sente di lasciarla, sicuro di aver trovato l’amore, e decide di restare a Parigi. Che cosa penserà Camille (Camille Razat), divenuta grandissima amica di Emily, di questo repentino cambio di decisione? Ma, soprattutto, cosa (e chi) sceglierà Emily, nel frattempo impegnata a far decollare un affaire con il prestigioso cliente Mathieu Cadault? 

Una menzione speciale va poi alle novità di questa seconda stagione, una su tutti Alfie (Lucien Laviscount), l’affascinante british compagno di banco di Emily al corso di francese e, infine, Mindy (Ashley Park) che, pur non essendo una nuova arrivata, acquista tutta una sua rilevanza in questi ultimi episodi, diventando ufficialmente la coinquilina dell’americana.  

Emily, insomma, non ha un attimo di pace e già nelle prime puntate di questa stagione la sua vita si complica di nuovo, emotivamente e professionalmente. Secondo Sylvie infatti, la ragazza sta diventando, giorno per giorno, sempre più francese.  

Opinioni e critiche

La nuova stagione di Emily in Paris, qualitativamente, non si discosta molto dalla prima: pacchiana, ringarde e a volte semplicistica da una parte; divertente, spensierata e colorata dall’altra.  Nonostante la narrazione cada sovente nella banalità, non si può non notare una certa ricerca nella produzione della serie, in particolare per quanto riguarda i costumi, che risultano da sogno anche in questa stagione e, soprattutto, per le riprese della città, la protagonista assoluta della serie, accompagnata da una a dir poco romantica colonna sonora.  

Ovviamente, non mancano anche per questa stagione i giudizi negativi: la serie TV, infatti, è stata di nuovo criticata per quanto riguarda gli infiniti cliché con cui le varie nazionalità vengono ritratte. I francesi sono affascinanti ma cascamorti, sempre in ritardo e con poca voglia di lavorare, gli americani non pensano che al business e ai money, gli inglesi odiano Parigi e passano le giornate al pub e infine gli ucraini sono ladri, maleducati e hanno poco stile nel vestire (per non parlare dell’unica scena in cui viene menzionata l’Italia). È vero che si tratta di una serie TV molto leggera e senza grandi pretese, ma questa non può diventare una scusa per giustificare errori che, come nel caso ucraino, possono offendere un’intera nazione. (Per saperne di più sulla “questione ucraina”: https://www.ilpost.it/2022/01/03/emily-in-paris-stereotipi-ministro/ )

Una terza stagione?

Come già il finale di stagione lasciava prefigurare, Emily in Paris non finisce qui. Lily Collins, infatti, (l’attrice che interpreta il ruolo della protagonista) ha da poco annunciato sul suo profilo ufficiale di Instagram il rinnovo della serie non solo per una terza, ma addirittura per una quarta stagione. Non ci resta, dunque, che attendere quali saranno i nuovi, esilaranti, sviluppi della storia e sperare che possano esserci dei miglioramenti in merito alla questione degli stereotipi troppo accentuati, che fin dalla prima stagione hanno fatto molto parlare, benché abbiano di certo contribuito a conferire alla serie una popolarità non indifferente.

Consigliata: sicuramente perfetta per un binge watching che distragga dalle fatiche della sessione.  

Marta Fornacini

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