Elizabeth Holmes: da paladina dell’innovazione a genio della truffa

California: il 4 gennaio 2022 Elizabeth Holmes viene condannata per truffa dal tribunale federale.

La storia

Nata a Washington D.C., nel 2015, la Holmes viene definita dalla rivista «Forbes»“la più giovane e ricca miliardaria fatta da sé in America”. Inizia i suoi studi alla Stanford’s School of Engineering, per poi abbandonarli e dare vita a una startup di tecnologia sanitaria di consumo. Qui inizia la sua scalata.

La sua startup biomedica, chiamata Theranos, diviene particolarmente nota per la creazione di un singolare macchinario che sarebbe riuscito a rivoluzionare gli esami del sangue prelevandone una piccolissima quantità. Questa macchina, chiamata Edison, possedeva una tecnologia più rapida e meno costosa, con la quale sarebbe stato possibile scoprire moltissime malattie senza sottoporsi all’esperienza dolorosa della siringa. La nascita di questa invenzione era dovuta soprattutto a una delle più grandi paure fra quelle diffuse tra le donne: la fobia degli aghi.

Il successo degli esordi e l’improvviso declino

Dopo aver aperto la sua attività, la Holmes aveva bisogno di trovare degli investitori. Riuscì a raccogliere centinaia di milioni di dollari da importantissimi investitori della Silicon Valley, anche grazie all’investimento nelle pubbliche relazioni, ingaggiando nel suo consiglio di amministrazione ex segretari di stato e ministri della difesa.

In solo dieci anni Theranos si attestò a una valutazione di 9 miliardi. Ad un certo punto, però, subì una rovinosa discesa, passando da 9 miliardi a zero nel giro di appena un anno.

Come potè accadere?

Tutto ebbe inizio nel 2015, quando venne pubblicato un articolo di John Carreyrou sul «Wall Street Journal». Qui il giornalista, avvalendosi delle testimonianze dei dipendenti della start up, rivelò che la macchina in realtà non funzionava e, nonostante le smentite di Thanos, venne infine a galla la verità.

Theranos fallì definitivamente nel 2018.

Il processo

Così, all’inizio di quest’anno, la Holmes è stata giudicata colpevole dalla corte del tribunale di San Jose per aver truffato gli investitori. Il verdetto è arrivato dopo tre mesi di processo. La donna è stata ritenuta responsabile di quattro capi d’accusa ed è invece stata assolta per altri quattro (tra cui truffa a danno dei pazienti). Su tre capi di imputazione non è stato emesso un giudizio unanime.

L’accusa, dopo aver chiamato circa 30 testimoni, ha cercato di dimostrare che la Holmes era a conoscenza del fatto che il prodotto che stava vendendo agli investitori fosse una farsa. Infatti, la sua azienda si affidava segretamente a macchine che erano già presenti in commercio per eseguire i test che poi venivano spacciati per suoi. Diversi dipendenti dei laboratori di analisi hanno inoltre testimoniato di aver parlato con l’imprenditrice dei difetti della sua invenzione e di essersi sentiti dire che avrebbero dovuto preoccuparsene meno. Allo stesso tempo, invece, agli investitori veniva garantito che la tecnologia funzionava come previsto.

La difesa ha controbattuto descrivendo la Holmes come una donna d’affari motivata, che è riuscita ad emergere in un settore dominato da uomini. Testimoniando in sua difesa, la Holmes ha poi affermato di non aver mai frodato in modo consapevole pazienti e investitori.

La vicenda di Elizabeth Holmes dovrebbe essere di monito a tante aziende che ormai, inseguendo il sogno americano, sono pronte a illudere non solo gli investitori ma anche i consumatori. Inoltre, questa storia è anche rappresentazione di come la cultura del “fake it to make it” sia molto diffusa negli Stati Uniti. Si spera, dunque, che la sua condanna possa essere l’inizio di un cambiamento nella West Coast.

Natasha Asunis

In copertina: Elizabeth Holmes fondatrice ed ex ad della startup Theranos, foto di Ethan Pines

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