L’eruzione di Tonga – cenere e lava

Il 15 gennaio, nel tardo pomeriggio, le piccole isole vulcaniche di Hunga Tonga e Hunga Haʻapai cessavano di esistere. Nello stesso momento gli occhi elettronici di decine di satelliti osservavano l’impressionante scena di una delle più violente eruzioni vulcaniche degli ultimi tempi.

Già da qualche settimana il vulcano sottomarino Hunga Tonga Hunga Haʻapai, da cui si sono originate le isole stesse, aveva dato segni di vita, solo per poi quietarsi all’inizio di gennaio. Rapidamente la situazione peggiora, fino a raggiungere proporzioni catastrofiche. Cosa è successo?

La scheda

L’oceano Pacifico è circondato dal cosiddetto “anello di fuoco”, una linea quasi ininterrotta di regioni ad alta attività geologica. L’intera area vede confini fra zolle tettoniche in costante movimento, il che comporta un susseguirsi di terremoti, maremoti, eruzioni vulcaniche e via dicendo. Non c’è mai calma da quelle parti.

Guardando a sud-ovest dell’oceano, in Indonesia, per capirsi, si incontrano molte isole di origine vulcanica: lentamente emerse sopra il livello del mare in milioni di anni di accumulo di materiale, esse sono sia vulcani attivi sia resti di vulcani oggi estinti. La piccola nazione insulare di Tonga, interessata dagli eventi degli ultimi giorni è composta da due gruppi di isole, uno vulcanico ed uno di origine corallina.

La nazione insulare di Tonga nell’oceano Pacifico (immagine grande) e la posizione delle isole devastate dall’eruzione di gennaio (dettaglio). credits: Google Earth

Hunga Tonga e Hunga Ha’hapai sono i nomi di due di queste isole. Connesse da un ponte di roccia recentemente creatisi in seguito agli eventi eruttivi avvenuti nel 2014-2015. Le isole, senza considerare il collegamento, raggiungevano a malapena un chilometro quadrato di superficie. Tra esse giace l’omonimo cono vulcanico, sommerso per qualche centinaio di metri.

La cronaca

I vulcani appaiono nelle notizie internazionali solo quando si comportano male. Questo può dare la falsa impressione che non diano segnali o preavviso. Nel caso di Hunga Tonga – Hunga Haʻapai una prima eruzione era avvenuta già  il 20 dicembre scorso, seguita da una breve fase attiva poi cessata l’11 gennaio. Il vulcano venne allora dichiarato “dormiente” – lo sarebbe stato per poco.

Solo tre giorni dopo una colonna di ceneri e fumo si innalzava nuovamente dall’isola. Il 15 gennaio la violenta esplosione che ha fatto il giro del mondo, non solo in senso figurato.

Ci sono molti tipi di vulcani, ma la distinzione più facile si basa sul tipo di eruzione. Per un primo tipo, si pensi al Kīlauea, un vulcano attivo delle isole Hawai’i che qualche anno fa ha iniziato una serie di eruzioni che si possono, quasi contro intuitivamente, definire “rilassate”. Questo è un tipico esempio di vulcano a scudo, che raramente da origine ad eventi esplosivi catastrofici. D’altro canto, si pensi al Vesuvio: un’eruzione, e intere città furono cancellate in un istante: esempio da manuale di stratovulcano.

L’eruzione del vulcano Hunga Tonga. Molto spesso le nubi di cenere vulcanica vedono la formazione di tempeste elettriche. credits: BBC

Osservando le recenti foto non è difficile assegnare il vulcano di Tonga ad una delle due categorie: stratovulcano, a cui si associano eruzioni catastrofiche. In poche ore le isole erano avvolte da una spessa nube, nascoste alla vista. La colonna di cenere innalzata per quasi quaranta chilometri nell’atmosfera, e ben visibile dallo spazio.

Attorno al mondo

Ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che i geologi rilascino i risultati precisi delle misurazioni relative all’eruzione, ma c’è già un consenso nell’ambiente accademico: non è stato un evento da tutti i giorni.

In termini di energia rilasciata dall’esplosione, Hunga Tonga – Hunga Haʻapai ha rivaleggiato con il Pinatubo, che nel 1991 aveva scosso il mondo, uccidendo quasi mille persone e devastando l’area delle Filippine dove è situato. Il Pinatubo ha raggiunto il sesto grado della scala VEI (Volcanic Explosivity Index): probabilmente a questa eruzione verrà assegnato lo stesso numero.

Gli effetti dell’eruzione si sono fatti sentire letteralmente attorno al mondo. Il suono dell’esplosione si è udito distintamente come un tuono a quasi un migliaio di chilometri di distanza, e come un basso rullio fino in Canada. I rilevatori di pressione in Europa hanno registrato l’effetto dell’onda d’urto. L’eruzione è stata rilevata dal network di stazioni che monitora l’eventualità di test nucleari non autorizzati – anche se gli addetti si sono affrettati a smentire la possibilità anche remota che sia stato appunto un’esplosione atomica (ogni volta che la parola “nucleare” viene pronunciata, è necessario alzare le mani e rassicurare il pubblico).

L’eruzione di Tonga ripresa da satellite. credits: Japan Meteorological Agency.

L’allarme tusnami emanato per Tonga in seguito all’inizio dell’attività vulcanica restava valido per quasi un giorno, le onde anomale ancora attese in varie nazioni del Pacifico, dopo essersi abbattute sulle isole vicine prime con un’altezza di oltre 15 metri.

E in una misura mai vista prima, l’umanità intera ha assistito quasi in tempo reale agli eventi: poche immagini da terra, ma un costante flusso di dati dai satelliti in orbita. Per un momento, qualche minuto, le preoccupazioni mondane, i problemi di cui siamo responsabili, la quotidianità, interrotti da un promemoria di quanto la Natura sia potente, e di quanto poco si possa fare quando essa infuria. In un certo modo questa è stata la prima eruzione storica nell’era di Internet.

Le reazioni

Anche senza situazioni eccezionali, Tonga non è un luogo facile da raggiungere. Quando la Natura decide di agitare le acque, diventa ancora più difficile. Gli aiuti internazionali sono stati ritardati a lungo dalla fitta coltre di ceneri emanata dal vulcano, per poi avere ancora difficoltà a raggiungere le isole a causa degli spessi depositi sulle piste di atterraggio.

In tutto questo, non si ricevevano quasi notizie dalla regione: l’eruzione ha reciso i cavi che connettevano le isole al resto del mondo via internet e telefono. Per giorni non c’è stato modo di sapere quale fosse lo stato della popolazione: le prima vaghe indicazioni sul destino delle isole e della popolazione sono arrivate dai pochi aerei che si spingevano vicini alla coltre di cenere.

In tutto questo, chi non era sotto la nuvola di cenere, vedeva sullo schermo dei proprio dispositivi, le immagini mozzafiato dell’eruzione. Un cambiamento temporaneo della superficie del Pianeta che siamo abituati a pensare come immutabile.

Le conseguenze

Un evento di tale scala ha sempre conseguenze, più o meno gravi. O forse è meglio dire “più e meno” gravi. Le immediate vicinanze colpite dall’eruzione erano disabitate, e il bilancio delle vittime si è fermato, per adesso, a cinque. Di esse, due sono decedute in Perù, a oltre 10,000 chilometri di distanza dal vulcano, in seguito allo tsunami.

Le isole fra le quali risiede il vulcano sono, a tutti gli effetti, scomparse, come si è visto fin dal momento in cui è stato possibile catturare immagini dall’orbita.

Le isole di Hunga Tonga e Hunga Ha’apai, prima e dopo l’eruzione del 15 gennaio. La violenza dell’esplosione ne ha provocato il collasso. La geografia di un’isola vulcanica è soggetta al temperamento geologico del pianeta. credits: Copernicus.

Il cielo della regione è stato oscurato dalla nuvola di cenere che poi ha finito per depositarsi indiscriminatamente sulle isole della nazione. A causa di questo gli aeroporti sono rimasti brevemente bloccati fin quando le piste non sono state liberate. Non si sanno ancora quali saranno le conseguenze dei depositi di cenere: solitamente nel lungo periodo arricchiscono il terreno, nel corto periodo possono danneggiare edifici, veicoli ed infrastrutture.

Le ceneri, in poco tempo, avvolgeranno gradualmente l’emisfero australe. Ciò avviene regolarmente in concomitanza con eruzioni di questo tipo. La luce del Sole viene riflessa più efficacemente dalla sospensione di particolato nell’atmosfera, con un risultante raffreddamento. Il valore è stimato in una frazione di grado durante la primavera 2022 (non si è nemmeno lontanamente vicini alle proporzioni dell’eruzione del Tambora, che nel 1816 fu la causa del famoso “anno senza estate”).

E adesso?

Molte nazioni sono accorse in aiuto di Tonga, sia in termini pratici, con aiuti umanitari e  soccorsi, sia in termini economici, con pacchetti di aiuti di diverse decine di milioni di dollari. Le nazioni geograficamente più vicine, Australia e Nuova Zelanda, hanno cominciato da subito i voli di ricognizione. Il primo arrivo di personale è stato il 20 gennaio, cinque giorni dopo l’eruzione.

L’entità dei danni verrà compresa solo prossimamente, con le isole coperte da una coltre di due centimetri di cenere, la rimozione richiederà tempo. La priorità sta nel fornire acqua potabile e controllo della salute della popolazione. Sia governi (USA, Nuova Zelanda), che organizzazioni internazionali (World Bank) hanno fornito aiuti a Tonga per un totale di quasi 20 milioni di dollari.

Nuku’alofa, la capitale di Tonga, dopo eruzione e tsunami. credits: UNICEF/Consulate of the Kingdom of Tonga.

Solo una settimana dopo l’eruzione si è visto lo stato delle isole, tutte quelle dell’arcipelago. Da depositi di cenere a coste spazzate dalla violenza dell’acqua, una cosa è certa: la ricostruzione richiederà tempo.

E dopo?

Il vulcano Hunga Tonga impiegherà oltre mille anni per “ricaricarsi”, riempiendo nuovamente la camera magmatica ad un livello tale da provocare un’eruzione catastrofica. Si può dire quasi con certezza che la situazione, almeno a livello locale, si è calmata. Nelle vicinanze saranno possibili altri eventi: terremoti, piccole eruzioni. Prima che la Terra si calmi in seguito a una “ferita” geologica come questa, è necessario che tutta l’energia accumulata nella zona venga rilasciata.

Per un momento le immagini della nuvola di cenere, in rapida espansione fino a raggiungere le dimensioni della penisola Iberica hanno ricordato ad un’umanità distratta, quanto lo scontro fra una singola specie ed un intero pianeta sia inevitabilmente sbilanciato verso il pianeta. Anche se esso perdesse, porterebbe con sé la specie – solo per poi adattarsi e tornare a vivere. Altrettanto rapidamente il mondo, al di fuori del vicinato di Tonga, si è dimenticato della vicenda: in una quotidianità al cardiopalma, le notizie si sovrappongono, e tragedie e catastrofi si disperdono nel rumore della rete come una nuvola di cenere.

In copertina: un’immagine satellitare del vulcano Hunga Tonga-Hunga Ha’apai. Maxar / Getty Images

Davide Borchia

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