Caso Bruneri-Canella

Torino, anno 1926. Un uomo si aggira per il cimitero monumentale del capoluogo piemontese con in mano un vaso funerario e un biglietto dedicato al proprio padre Giuseppe, in cui gli augura un buon onomastico. Arrestato per il tentato furto, viene giudicato psichiatricamente insano e rinchiuso nel Manicomio di Collegno.

Inizia così una delle vicende giudiziarie e mediatiche più famosa della storia d’Italia, il caso Bruneri-Canella, altrimenti conosciuto come “lo Smemorato di Collegno“, espressione entrata addirittura tra i modi di dire più comuni della nostra lingua. La Prima Guerra Mondiale segna senza dubbio uno dei più grandi shock culturali mai visti, non solo per la gravità degli attacchi violenti e logoranti, ma anche per la quantità di persone disperse e corpi mai ritrovati. Per tale ragione, le principali testate giornalistiche utilizzavano il loro potere mediatico per incentivare il riconoscimento di sconosciuti privi di memoria, in modo da permettere il ricongiungimento con i loro familiari.

Circa un anno dopo il ricovero dello Smemorato, il Corriere della Domenica pubblica una sua fotografia chiedendo se qualche lettore lo riconoscesse, seguito da L’illustrazione del popolo e da un’intervista all’uomo senza memoria su La Stampa. Tra coloro che rispondono all’annuncio vi è la signora Giulia Canella, che lo identifica con il marito disperso in guerra Giulio. Egli è un filosofo, fondatore della Rivista di filosofia neo-scolastica, un uomo di prestigio accademico ed economico di Verona. La donna non si limita al riconoscimento di persona del proprio marito, ma afferma che la cartolina che portava con sé il giorno dell’arresto era dedicata al figlio Giuseppe. Le ragioni vengono ritenute valide e lo Smemorato viene ricongiunto alla famiglia Canella e riportato in Veneto.

Trascorrono cinque giorni, al Tribunale di Torino viene spedita una lettera anonima in cui è specificato che la vera identità dell’uomo senza un passato memore è quella di Mario Bruneri, tipografo torinese noto per aver scontato numerose condanne per truffe e furto di personalità. Il presunto Giulio Canella viene ricondotto a Torino per effettuare ulteriori verifiche riguardo la sua identità.

A partire da questo doppio riconoscimento, il caso Bruneri-Canella diventa di portata nazional popolare, impazzando tra le righe dei giornali con una portata mediatica notevole per l’epoca. Non solo, vi interferisce anche la politica. Il tutto avviene nel pieno del ventennio fascista: uno degli avvocati difensori dello Smemorato, Roberto Farinacci, è stato fino a poco prima segretario del Partito Nazionale Fascista, manovra secondo molti utilizzata per ampliare la diffusione giornalistica della vicenda anche grazie ad appoggi politici. La stampa, in generale, si divide in sostenitori di Bruneri e di Canella, per cui patteggiano le principali testate del regime. La risonanza mediatica intorno al mistero si diffonde fino al 2009, in cui il programma Chi l’ha visto? dedica due servizi in cui si indaga sulla corrispondenza del DNA del presunto Giulio Canella con quello dei suoi discendenti, non corrispondenti.

Le indagini proseguono fino al 1931, nonostante risultino sempre schiaccianti le prove scientifiche a favore di Bruneri (analisi calligrafica, impronte digitali, forma dell’orecchio). Nello stesso anno lo Smemorato viene condannato dalla Corte di Cassazione e incarcerato. Le due mogli, Rosa Negro e Giulia Canella (con la quale l’uomo ha avuto addirittura tre figli fingendosi il consorte scomparso) presentano richiesta di grazia rispettivamente alla Regina Elena e a Vittorio Emanuele III. Bruneri viene rilasciato in seguito ad un’amnistia nel 1933. Recuperata la libertà, fugge in Brasile con la moglie Giulia e i cinque figli, si fa registrare come Giulio Canella e, nel 1970, ottiene il riconoscimento come tale e la legittimità di tutta la prole da parte della Chiesa Cattolica.

Il caso, oltre ai gossip giornalistici del tempo, ha invaso fino ad oggi la letteratura, il cinema e tanti aspetti della testualità grazie alla sua potenza sui temi dell’identità, della memoria (non solo dello Smemorato, ma anche delle mogli!) e della guerra, punti cardini della cultura novecentesca e attualizzabili ancora oggi, epoca in cui commettere un imbroglio del genere risulterebbe quasi impossibile. Leonardo Sciascia, Luigi Pirandello, Aldo Fabrizi (e, probabilmente, ne è rimasto affascinato anche Borges) sono alcuni dei nomi che hanno esportato in letteratura e spettacolo la vicenda dello Smemorato di Collegno.

Giulia Calvi

Crediti immagine di copertina: Wikipedia. Illustrazione medica italiana, 1929, autore sconosciuto.

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