Elsa Schiaparelli e Salvador Dalì: un incontro surrealista tra moda e arte

In copertina: illustrazione realizzata da Salvador Dalì per Vogue durante la collaborazione con Elsa Schiaparelli. https://trama-e-ordito.blogspot.com

Quando due artisti dirompenti si incontrano non si può mai sapere cosa ne viene fuori, soprattutto se gli artisti in questione sono, rispettivamente, importanti rappresentanti del mondo della moda e dell’arte come Elsa Schiaparelli e Salvador Dalì, in un periodo tanto difficile quanto di fibrillazione creativa come quello degli anni a cavallo tra le due guerre mondiali. Due figure centrali nella propria epoca, accomunate da estro, creatività e un pizzico di trasgressione che non solo si sono lasciate influenzare l’una dall’altra, ma hanno concretamente e attivamente collaborato insieme.

Elsa Schiaparelli è stata una delle stiliste più importanti e influenti negli anni ’30 e ’40 del Novecento. È ricordata principalmente per l’originalità delle sue collezioni e per aver reso popolare il rosa shocking. È stata fortemente influenzata dai movimenti culturali e artistici del suo tempo: infatti, durante gli anni vissuti a New York, frequentò l’artista Marcel Duchamp, maggior esponente del dadaismo, e Man Ray, importante fotografo surrealista. Tra il 1931 e il 1935 iniziano le collaborazioni con i surrealisti, in particolar modo con Salvador Dalì, uno dei maggiori esponenti di questo movimento artistico caratterizzato da un forte gusto per tutto ciò che è suggerito dall’inconscio e dai sogni piuttosto che dalla realtà.

Nella moda di Elsa Schiaparelli, questo concetto si concretizza attraverso la sovversione dei canoni esistenti e un’estetica molto audace. Nessuno sa esattamente come la Schiaparelli e Dalì si siano incontrati, però molti storici sostengono che il loro primo incontro sia avvenuto a una festa parigina. Da quel momento in poi, nacque uno dei sodalizi più famosi tra il mondo della moda e quello dell’arte da cui nasceranno capi iconici e stravaganti, come ad esempio l’Abito aragosta e il cappello scarpa.

È il 1937 quando Elsa Schiaparelli contatta Dalì per proporgli di disegnare un’aragosta su un abito lungo in organza bianca. Un gesto surrealista, apparentemente senza significato. In realtà, un significato preciso esiste perché l’aragosta – ripresa nelle opere dell’artista (come il Telefono aragosta) – ha per Dalì una forte carica erotica. Non a caso, viene disegnata su un abito bianco, simbolo di purezza e castità, in posizione centrale, proprio tra le gambe della donna. L’abito creò grande scandalo ed è un esempio di come l’arte della Schiaparelli e quella di Dalì contribuiscano a sovvertire i canoni della loro epoca, proponendo una moda originale e rivoluzionaria. La popolarità di quest’abito è stata alimentata anche dal fatto che a indossarlo sia stata Wallis Simpson, poco prima del suo matrimonio con Edoardo VIII durante un servizio per Vogue US.

Il Lobster dress viene poi riproposto anche in tempi più recenti. Nel 2013 viene creato da Prada e indossato da Anna Wintour, direttrice di Vogue America, un abito bianco con un’aragosta dorata durante il Met Gala di quell’anno con tema Schiaparelli and Prada: Impossible Conversations. Successivamente, nella collezione primavera estate 2017 di Schiaparelli viene riproposto un abito lungo bianco con un’aragosta rossa, molto simile all’originale.

Ancora più surreale è il cappello scarpa creato nel 1937, poiché non è affatto usuale indossare una scarpa sulla testa come cappello. Consiste, infatti, in un copricapo a forma di décolleté con tacco rivolto verso l’alto e viene realizzato da Elsa Schiaparelli in due versioni: in total black oppure in nero con il tacco rosa shocking.

Il legame con Dalì si ritrova non solo nel gesto surrealista di questa scelta, ma soprattutto perché è lui a dare alla stilista l’ispirazione per la realizzazione di questo originale accessorio. Infatti, la Schiaparelli rimase colpita e incuriosita da un disegno realizzato dall’artista – la rappresentazione di una fotografia scattata nel 1933 da Gala, la moglie di Dalì, al marito che porta sulla testa un paio di scarpe con il tacco. Un accessorio originale che, in breve tempo, ottiene grande successo e viene ricordato ancora oggi come uno dei più iconici della storia della moda.

Cappello scarpa – Fonte: Vogue

Dunque, alla luce di tutto questo, Elsa Schiaparelli stessa può essere considerata un’artista surrealista, siccome questo movimento ha influenzato così tanto la sua opera. Ancora oggi, sin dal rilancio del marchio nel 2013 e soprattutto con Daniel Roseberry, attuale direttore creativo di Schiaparelli, il brand ha mantenuto il suo legame con l’arte, soprattutto quella surrealista. Basti pensare alla collezione Spring 2022 Couture – ma non solo – in cui si susseguono abiti dalle forme stravaganti adornati di sculture dorate dalle forme più diverse.


Schiaparelli Spring 2022 Couture – Fonte: Vogue Runway

Alessandra Picciariello

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